Nel cielo biancoazzurro scende la nebbia. La Lazio e lo Xanax, un connubio che durerà

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Un grigiore che scende su San Siro, una nebbia fitta, accompagna la Lazio fuori dal campo con zero punti conquistati. Eppure questa volta non si tratta della solita compagna milanese, amica di tante mattine per i lavoratori della metropoli lombarda. La nebbia che scende è il grigiore della mediocrità laziale, una squadra normale costruita alla giornata. La consapevolezza dell’essere normali è forse la più triste condanna dei tifosi biancocelesti che, per l’ennesima stagione, hanno paura di vivere e vivacchiare a ridosso della zona europea. Senza sussulti e senza timori.

Pessimismo – Già dopo la partita pareggiata contro il Chievo, ci eravamo preoccupati per la mancanza di gioco della squadra di Inzaghi, relegata alle iniziative personali di pochi (Keita e Anderson). Ogni rosa ha i suoi punti di forza, ma non avere una linea direttiva generale può essere molto pericoloso, soprattutto se la tua stella ha cercato in tutti i modi la cessione e farà lo stesso alla prossima occasione. La Lazio Keita-dipendente ha vita breve tanto quanto una zanzara nelle fredde notti di Dicembre. Si era già capito dal mercato estivo, Lotito voleva cambiare solo il “Packaging” della Lazio. L’involucro in cui inserire il proprio prodotto, un prodotto normale, a tratti noioso. Lungi da lui rivoluzionare le ambizioni.

Inadeguatezza – Simone Inzaghi, ex giocatore e allenatore dal cuore biancoceleste, godrà sempre dell’affetto dei suoi tifosi. Nessuno dimentica i 4 gol al Marsiglia o l’esultanza in quel Lazio-Reggina, pomeriggio del Cragnotti tricolore. Però una domanda è lecita: se stava per accasarsi in Serie B con la Salernitana, può voler dire che quello era il percorso giusto per lui? Una crescita professionale che anche il fratello Filippo, dopo la breve parentesi con il Milan, sta facendo a Venezia. Ecco che sorgono quindi dei dubbi circa il suo impiego come allenatore in una stagione delicata come questa. O meglio, se l’obiettivo era rientrare in Europa League, Inzaghi poteva non essere il mister giusto. Se invece a Lotito andava bene un qualsiasi piazzamento, per far crescere i giovani, la scelta è stata quella giusta. Andrebbe però fatta chiarezza su questo punto.

Futuro – Vivere alla giornata. Questo fa la società e questo è costretto a fare anche il tifoso laziale. Difficile fare previsioni su un ipotetico piazzamento finale, su un obiettivo o su qualsiasi altro aspetto della stagione che viene. Però invidio coloro che possono avere l’idea di lottare per qualcosa, anche l’illusione con beffa finale, va bene tutto. Ma essere condannati così all’ otium (per usare il latino tanto caro a Lotito) è frustrante.

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