Non c’è vergogna in questa vittoria, solo tanta goduria!

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L’Inter batte la Juventus per 2-1 e i tifosi non solo si sentono di cantare a squarcia gola, ma esultano ammettendo che: non dobbiamo vergognarci di questa vittoria

Ammettiamolo. La goduria per la vittoria di ieri sera è impossibile da quantificare. Nessuno si aspettava un’Inter così tonica, tosta, arrembanteun’Inter così orgogliosa e cattiva. Nessuno, forse nemmeno noi tifosi. Prese le due sberle giovedì sera, contro degli “sconosciuti”, gli scenari sembravano più o meno apocalittici. Abbiamo vinto meritatamente. Abbiamo messo sotto la squadra che quest’anno è stata costruita per vincere tutto, che ha speso sul mercato quanto noi, per cercare di raggiungere quell’impresa riuscita solo a noi in Italia: il fatidico Triplete!

Ieri sera ha vinto la voglia dei ragazzi. Di un gruppo messo alla gogna mediatica. Ha vinto la grinta di un tecnico bollato come “scarso” troppo presto. Troppe le chiacchiere e le parole pesanti spese contro i nostri portacolori. Basta andare indietro di qualche giorno e riprendere il titolo del più famoso quotidiano sportivo italiota in edicola venerdì mattina: “Inter, non ti vergogni?”.

Alla fine noi – magari – ci siamo vergognati davvero. Ma non per la prestazione, ops la non prestazione, della nostra formazione alla prima in Europa League, ma nel vedere tanto accanimento nei confronti di un gruppo, di un tecnico, di una Società. Noi, ci siamo vergognati nel vedere quel titolo a caratteri cubitali, montato ad arte da professionisti pagati per essere oggettivi e assolutamente non di parte.

La vergogna, a mio parere, non appartiene al mondo dello sport, o per meglio dire non è legata al risultato del campo. Chi gioca a calcio per lavoro è consapevole di essere un professionista, che dovrà spartire in maniera equa oneri e onori. Che la sua fama, potrà anche essere la sua sventura. Per questo stesso motivo non è assolutamente professionale “accanirsi” contro qualcuno, che sia un singolo o un collettivo. Non è umanamente, oltre che professionalmente, corretto usare parole forti o immagini ancora peggiori contro qualcuno, che sia un giocatore o un’intera squadra. Bastano già i tifosi per quello e se oggi lo fa anche la stampa, beh… la frittata è fatta. Credo che bisogna tenere inalterate le distanze. Bisogna sapere distinguere per bene i ruoli. C’è chi paga un biglietto, un abbonamento e va allo stadio e può dimostrare come vuole il proprio grado di apprezzamento. Può inveire contro il giocatore di turno o contro il gruppo, magari gridando a voce alta la parola “vergogna”. Poi, ci sono coloro che devono essere arbitri. Devono stare in mezzo, servono a mediare. Istituzioni, stampa… Costoro non possono permettersi atteggiamenti da bulli o da “tifosi da tastiera”. La vergogna non appartiene al mondo del calcio giocato, non appartiene ad un risultato e non dovrebbe nemmeno rientrare nella cultura calcistica. La vergogna è leggere quel titolo. Quello è un attacco offensivo e gratuito. Quello è accanimento nei confronti di FdB. La cui unica “colpa” è quella di aver preso l’Inter quindici giorni prima l’inizio del campionato. Di aver rilevato una rosa non sua e di non aver avuto il tempo di inculcare il proprio credo calcistico e di conoscere i calciatori.

Sì, sarebbe bene dire – a certi signori – che il successore di Roberto Mancini ha poche, pochissime responsabilità al momento. Tolto l’harakiri di Verona, il tecnico ex Ajax ha fatto vedere pian pianino che la strada intrapresa è quella giusta. Con il Palermo il pari è stato figlio del caso, con i rosanero arrivati al gol con l’unico tiro in porta, deviato da Santon. Frank sta imprimendo nella testa dei giocatori la sua filosofia e poco alla volta stiamo vedendo dei progressi in campo. La doppia rimonta in campionato contro Pescara e Juventus è un piccolissimo dato di fatto. La prestazione di ieri contro i bianconeri è l’esempio di ciò che sto dicendo. La squadra ha rischiato solo al primo minuto, poi ha preso le distanze e ha messo sotto gli avversari. Maggior possesso palla, maggiore densità di gioco, maggiore manovra offensiva e una squadra che copriva perfettamente ogni zona del campo. Ovviamente il bicchiere non può essere totalmente pieno, si sono viste anche delle sbavature, ma la squadra, mai come ieri, è sembrata una macchina (quasi) “perfetta”. Finalmente si è rivisto il gruppo che è mancato da qualche mese a questa parte. Finalmente abbiamo degli interpreti che possono reggere il peso di questa maglia. Metto Joao Mario e Banega su tutti. Ma anche Miranda, Murillo, il capitano Icardi e il lavoro sporco ma utile di Medel, Eder e Candreva…

Finalmente abbiamo rivisto quell’Inter che ci aspettavamo di vedere. Quel gruppo che non molla, non si arrende, anzi… che sa reagire e colpire. L’Inter ha colpito due volte. Poteva capitolare, come spesso successo, invece ha alzato la testa e ha ribaltato il risultato che la vedeva sotto nel punteggio. La sfida contro i gobbi non vale solo i tre punti. La sfida di ieri aveva un significato in più rispetto a tutte le altre volte.

Tutti erano pronti a deriderci, non aspettavano altro che l’ennesimo passo falso di un gruppo allo sfascio e di un tecnico incompetente, invece è arrivata l’impresa. Juve dominata e battuta, perché questa Inter è sempre stata un po’ così: pazza. Questa Inter è capace di cadute incredibili e vittorie inaspettate. Perché questa Inter non è solo una macchina difettosa, ma un progetto ben più serio, che parte da lontano e che può, nel tempo, tornare a raccogliere ciò che ha raccolto nel suo recente passato. È parecchio prematuro dire “siamo tornati”, si può senza presunzione affermare “che siamo sulla buona strada per farlo”. Abbiamo vinto una partita “speciale”. Portato a casa tre punti utili per la classifica. Abbiamo battuto coloro che sulla carta dovevano essere imbattibili. Noi siamo noi e loro non sono niente… dovremmo vergognarci anche di questo?

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