Non sono furie rosse, è furia Saul: obiettivo centrato – hasta la vittoria

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foto by Getty Images

Saul è il ragazzo che sta trascinando la Spagna verso la conquista del titolo Under 21. Martedì è stata una dimostrazione di furia incontrollabile

Saul Niguez gioca nell’Ateltico Madrid di Simeone ed è, a soli 22 anni, una delle pietre miliari della squadra dei colchoneros. Giocatore duttile, tecnico, veloce e imprevedibile. E’ capace di colpi da campione, come quella tripletta che ha eliminato l’italia dai giochi europei. Come la famosa serpentina dalla trequarti in Champions contro il Bayern di Monaco e come i 15 goal realizzati nell’ultimo anno di Liga. Sono numeri da campeones, sono cifre che fanno pentire il Real e quel bullismo subito nello spogliatoio da giovane. Ora Saul Niguez è il re di questa giovane Spagna, ricca di talento e vittoriosa.

Riproporre i fotogrammi dei tre goal grazie a cui Saul ha condannato gli azzurri non ha molto senso e richiederebbe una grande capacità descrittiva. Prima un fulmineo e freddo sinistro a giro, poi una bomba da fuori area e infine un inserimento con i tempi perfetti, come solo lui sa fare, sul primo palo. Una furia incontrollabile e infatti l’Italia non l’ha proprio controllato o non c’è riuscita. Lui è un centrocampista moderno, figlio di un lavoro lodevole del Cholo Simeone, che l’ha preso minorenne e l’ha creato sua immagine e somiglianza. Grinta, tattica, carattere ed improvvisazione. Da esterno a interno, da laterale a trequartista o addirittura mezzala. Lui è uno di quelli a cui non devi lasciare mai il sinistro, altrimenti sei fritto, ma i ragazzi italiani non l’hanno capito e lui li ha fritti per bene. Tre tortillast tutte da gustare e la tavola è già apparecchiata per la finale.

Non solo Saul Niguez, c’è una squadra concreta e spettacolare

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La Rojita Under 21 non è solo Saul Niguez. E’ un composto organico di tattica, spettacolo e goal. Finora zero sconfitte da inizio europeo, un totale di 12 goal fatti e 2 subiti, una capacità eclettica di variare gli schemi. La Spagna di Celades è questa. Non c’è mai un giocatore che da solo sostenga il peso dell’invenzione e della segnatura. Nella prima partita è entrato in scena Asensio, nella seconda tre giocatori che hanno saputo inserirsi da attaccanti, nella terza è bastato un colpo dell’attaccante Suarez e infine in semifinale s’è preso il palcoscenico Saul Niguez o Saul.

La formazione di Celades pur non garantendo grandissima copertura, come già evidenziato nel primo match, prosegue il suo cammino, grazie a un gioco devastante negli spazi ampi e concreto. Poche volte la Spagna sotto porta sbaglia. Sa soffrire, come contro gli azzurri, nel primo tempo. Quando si scatena, tuttavia, diventa una furia.

La Spagna non è solo Saul o Asensio, è fatta di giocolieri come Ceballos e Llorente, di terzini di spinta progressiva e preziosa come Bellerin e Jonny, di ali o attaccanti esterni capaci di produrre assist come Deulofeu e Sandro oppure di inserirsi in area e creare scompiglio. Questa squadra è umile, mette da parte gli egoismi e fa dare il massimo a tutti i suoi ragazzi. Asensio da cannoniere si trasforma in assist man, Ceballos da fantasista sa anche ringhiare sulle caviglie e Saul Niguez sa fare tutto, dall’attaccante aggiunto al mediano. E’ una camaleontica personalità che stupisce per l’età di chi la indossa. Una capacità di cambiare volto e sfruttare gli spazi che molte squadre, fra cui l’italia non hanno.

Saul Niguez e i suoi: ora si va verso la finale

Adesso è il momento di pensare alla finale di domenica. Davanti la solita determinata e solida Germania. Da come si è svolto questo Europeo, la Spagna, per gioco, vitalità e spettacolarità è favorita, ma i tedeschi come la Nazionale maggiore non sono facili a lasciarsi battere. Finora hanno mostrato fra gironi e fasi finali cali di tensione notevole e una difesa non proprio granitica. Soffrono tantissimo il pressing avversario e non hanno un tasso tecnico eccezionale. Ad ogni modo, tuttavia, sono pur sempre i rappresentanti della Germania giovane. Sono arrivati fino alla finale e quindi vanno rispettati. E’ vero che, se la Spagna saprà difendersi e contemporaneamente imbastire le sue trame offensive, come ha fatto contro l’Italia, costringerà la squadra avversaria ad arroccarsi e a subire. Sottovalutare i giovani tedeschi, comunque sarebbe un errore grossolano, che non va commesso.

Questa nazionale è forte, è valida ed incanta, ma non deve esaltarsi prima del tempo.

La Rojita e gente come Saul – un futuro di gloria

La Rojita non è solo il talento esplosivo di Saul, ma è un gruppo che rappresenta già il futuro della nazionale maggiore. E’ gente come Saul, Asensio, Sandro, Deulofeu a costituire il perno su cui verrà fatta ruotare la nuova Furia Rossa del prossimo decennio. Sembra questo essere un pilastro già ben piantato, anzi, volendo, già capace di subentrare a una Spagna, che pur veleggiando nelle classifiche mondiali sia come nazionale che come club, non vince nessun titolo da sette anni.

E’ giunto il momento di tornare grandi , di insegnare il calcio alla spagnola a tutto il mondo e di ricostruire una rosa giovane, fatta di gente come Saul Niguez, ricca di campioni e goleador, già a vent’anni. 

Prima, però, è necessario vincere la finale, per poter poi progettare la reconquista dei trofei mondiali. Magari con un goal in rovesciata, come quello che ha aperto la manita contro la Macedonia, guarda caso opera del genio mancino di Saul niguez

 

 

 

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