Dalle “notti magiche” all’addio di Totti alla Roma, la passione che non conosce confine

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La passione, quella vera, si ritaglia, nel corso degli anni, dei ricordi che difficilmente se ne andranno dalla tua mente. Non importa se sei piccolo, grande o vecchio, lei sarà sempre con te e per sempre vivrà.

A cura di Silvano Berardi

Italia. Estate 1990. Un bambino di tre anni guarda le “notti magiche” sulle ginocchia del padre tifando un Totò Schillaci a lui sconosciuto e sperando che un semidio del pallone proveniente dall’Argentina, all’anagrafe Diego Armando Maradona, non infranga le speranze di un popolo intero.

Estate 1994. Il bambino adesso di anni ne ha 7 e durante i mondiali degli Stati Uniti si girà verso il padre e chiede: “ma chi era Maradona?”; il padre si illumina come succede in poche occasioni e l’unica cosa che riesce a dire è “Maradona è un artista”. Nel frattempo, in serie A aveva fatto il suo esordio un ragazzino, che a detta sua ha avuto la fortuna di nascere romano e romanista, di nome Francesco Totti di cui si parla benissimo.

Estate 2000. Quel bambino non c’è più e al suo posto c’è un ragazzino di 13 anni che segue gli Europei dell’Olanda; Francesco non è più un esordiente ma un punto fermo della Nazionale. L’uno che sogna di essere l’altro e l’altro che, giocando da fenomeno, incanta gli occhi dell’uno. Il 29 giugno Francesco inventa il “cucchiaio” e il ragazzino ormai è stregato.

Estate 2006. Il ragazzino ha, da pochi giorni, finito il liceo e Francesco ha, da pochi giorni, iniziato la cavalcata trionfale con l’Italia in terra teutonica. Ancora una volta ci si aspetta un lampo, una prodezza, il colpo del genio per tenere quel diciottenne incollato allo schermo piuttosto che passare il tempo sulla sabbia. 26 giugno e l’Italia affronta l’Australia. Tutto sembra andare storto: i nostri non segnano, loro si difendono e Materazzi si fa espellere; ma alla fine il destino gioca le sue carte, per cui calcio di rigore per gli azzurri e Francesco scaraventa un bolide alle spalle del portiere avversario scatenando l’entusiasmo di un ormai incontenibile ragazzo.

Maggio 2017. Adesso di anni ne ho 30 e con Francesco ci sono cresciuto. Il tempo è passato e non ci credevo nemmeno io quando Totti sul campo verde dell’Olimpico dava l’addio, il 28 maggio scorso, alla sua Roma dopo 24 anni passati a gioire e a soffrire per la sua amata più grande. Totti, che insieme agli tre moschettieri (Maldini, Del Piero e Zanetti) hanno rappresentato le bandiere del calcio italiano degli anni ’90.

Estate 2017. Un bambino di tre anni guarda Roma – Genoa sulle ginocchia dello zio; all’improvviso si gira e con l’innocenza che solo un bambino può avere chiede “Ma chi è Francesco Totti?”; lo zio si illumina come succede in poche occasioni e l’unica cosa che riesco a dire è “Totti è un artista”.

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