Occhio d’Aquila – Anna Frank è dalla parte della Lazio, caro mondo ipocrita

300
Testaccio, scritte antisemite contro i tifosi della Lazio 9

Un vecchio adagio dice che a pensar male si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca. Un essere fornito di intelletto invece si fa domande, cercando risposte plausibili, che alcune volte portano a risposte strane.

Premessa – Chi ha la fortuna/sfortuna di frequentare Roma, città in balia di amministrazioni comunali indagate per mafia (poi derubricata ad associazione a delinquere), crateri stradali che mietono vittime come fossimo in guerra, quartieri con continui  allagamenti, stupri a cielo aperto e in pieno centro, avrà sicuramente visto, suo malgrado e nel corso degli anni, i famosi sfottò che laziali e romanisti dolcemente si scambiano.

Senza esclusioni di colpi, dai manichini appesi al colosseo ai razzi sparati in curva per uccidere (uccidendo) un padre di famiglia, scritte inneggianti a tale omicidio, frasi antisemite da entrambe le sponde, Lazio e Roma hanno condiviso e condividono una rivalità che descrivere fuori dal raccordo risulta difficile, se non impossibile.

Ma cosa succede poi? All’improvviso il mondo si accorge di tutto questo (condannabile, ma reciproco e vetusto quanto i ruderi del Colosseo), a causa di alcuni adesivi che ritraggono Anna Frank con la maglia della Roma. Ahimè, il putiferio è presto annunciato. La gogna mediatica anche. Ma qualcuno si è mai chiesto perché proprio ora? Una strana aura aleggia su tutta la vicenda.

E’ come se un romano, passeggiando per i fori di Traiano, improvvisamente si accorga del Mausoleo ai caduti di Piazza Venezia. E’ sempre stato lì, da circa 80 anni, eppure non aveva mai considerato la sua esistenza. Questo è quanto accaduto circa l’antisemitismo nelle curve romane (badate bene romane, laziali e romaniste).

La Lega calcio (si quella di Tavecchio, Pogbà e le frasi razziste) ha subito indetto iniziative pacchiane e che a nulla servono, se non a fare la classica “pecionata” all’italiana, una toppa che al primo soffio di vento si strapperà. Per sensibilizzare l’opinione pubblica, serve molto altro che le indignazioni di Malagò (dov’era quando apparivano in tutta la città le scritte contro Paparelli?) o il solito buonismo italiano.

Sono sicuro che se la povera Anna Frank potesse decidere, come giudice di questo processo, qual è la parte da condannare nel tribunale dell’ipocrisia, di sicuro non condannerebbe i ragazzi che avevano i suoi adesivi. Dei ragazzi che hanno sbagliato, ma che hanno pochi anni più di lei e una vita intera davanti per capire l’importanza di alcuni valori. Chi la vita, invece, l’ha già in parte vissuta e sprecata, è tutta quella pletora di giudici tuttologi, pronti oggi a condannare la Lazio, domani a lavarsi le mani come Ponzio Pilato davanti altre brutture scomode, come la corruzione che corrode il nostro paese.

E se addirittura Mattarella parla di un fatto del genere, lasciatemi essere populista. Che poi l’etimologia del termine populista significa “dalla parte del popolo”, perché è diventato sbagliato proteggere gli indifesi, i senza voce? Senza voce come fu la povera Anna Frank. Lei vi condannerebbe tutti, ipocriti nascosti nei vostri straccali consumati da anni di polvere e sporcizia, accumulata negli ambienti, dove il male vero si vede e non si denuncia. Dove le istituzioni si indignano per i fantasmi di un passato che non ritornerà, e non si preoccupano della disoccupazione giovanile, delle milioni di famiglie sotto la soglia di povertà.

Condannati per ipocrisia, tutti, da Anna Frank.

 

P.s. Ma non sarà che la squadra di Inzaghi gioca troppo bene, oscurando altro?

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.