Occhio d’aquila – I Goonies biancocelesti sventolano la loro bandiera

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Siamo noi, i Goonies di questo campionato. Poveri, giovani, scaltri e forti. La mina vagante per ogni squadra che ci affronterà. Esaltazione dello spirito laziale: lottare su tutti i palloni senza tirarsi indietro. Meglio un mediano con le ginocchia sbucciate e con il fiatone, di un numero 10 patinato e telegenico. Fatevi avanti allora, noi non sappiamo dove ci porterà il futuro, ma correremo finché avremo aria nei polmoni e sangue che pompa nelle vene. Ci sono squadre più forti di noi, altre sono più esperte, altre ancora hanno una rosa più lunga. Noi però abbiamo tutta la rabbia di Immobile dopo il gol del raddoppio, mentre corre sotto la Nord. Noi siamo l’incoscienza di Murgia, che entra e corre come un veterano. Noi siamo la strafottenza di Anderson, che si diverte a irridere Pellegrini sulla fascia. Siamo la tenacia di Wallace, scozzese di nome e laziale di fatto.

 

Battuto il Sassuolo per 2-1 con reti di Lulic (si proprio lui, quando vede il giallorosso di Di Francesco si esalta) e Immobile. A nulla è servito il gol di Defrel e le proteste dell’allenatore nero verde, livido di rabbia. Una prestazione gagliarda, tosta, rabbiosa. Felipe Anderson e Keita sono due coltelli nei fianchi della squadra avversaria, con Immobile sempre pronto a dare il colpo di grazia. A centrocampo Savic, Parolo e Lulic corrono per tutto il tempo, come fossero instancabili. Dietro Wallace e Hoedt lottano, recuperano e danno tranquillità a Marchetti, salvo qualche sbavatura. Inzaghi esulta e ringrazia, godendosi il 4′ posto conquistato a suon di punti, aspettando la sfida – già decisiva – di domenica contro il Napoli.

 

Nessun tifoso si aspetta un piazzamento sopra le attese, ma è innegabile la gioia che questa squadra regala quando scende in campo. Sotto la presidenza Lotito non possiamo avere i campioni di una volta, ma se dobbiamo scegliere un’alternativa questa è quella giusta. Immobile, il bomber operaio con la voglia di riscatto. Anderson, talento che aspetta di esplodere. Keita, sicuro e potente come un trentenne. Parolo, un biancoceleste nell’anima. Savic, altro ragazzino terribile. Cataldi, Lombardi e Murgia, i tre della Primavera. Biglia, il genio di cristallo. Hoedt e Wallace, le riserve titolari. Bastos e  De Vrij, la coppia perfetta. Marchetti e Strakosha, sicurezza tra i pali. Nessun nome altisonante o forse un paio, di certo non il Real Madrid, eppure i ragazzi di Inzaghi meriterebbero un Olimpico stracolmo ad applaudirli. Non per chi ci comanda, non per i risultati, non per i nomi, ma perché incarnano a pieno l’aquila combattiva che portano sul petto. Alla prossima.

 

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