Occhio d’aquila – Troppe parole stupide intorno al derby. Ecco cosa penso realmente

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SS Lazio's Danilo Cataldi celebrates after scoring the 2-1 goal during the Italian Serie A soccer match between SS Lazio and Chievo Verona at the Olimpico stadium in Rome, Italy, 24 January 2016. ANSA/ETTORE FERRARI

Un polverone intorno al derby di domenica. Una nuvola grigia di populismo e becero faziosismo. Sufficienza e codardia. Ultima la sciabolata finale verso ciò che non dovremmo essere. Tre frasi che riassumono un’intera giornata di campionato, con la partita persa contro i rivali (in campo). Una delle stracittadine peggio giocate da anni a questa parte. La verità è che anche intorno al campo la Lazio ha perso, per la prima volta forse, colpa di diverse scelte sempre più sbagliate, lontane dallo spirito che da un secolo ci eleva rispetto ai dirimpettai.

La squadra – Inzaghi è il primo responsabile e non potrebbe essere altrimenti. Mancanza di verve agonistica, mancanza di rabbia e anche di gioco, questo il suo primo Lazio-Roma. Anderson estraneo alla squadra per tutta la partita. Keita prende un paio di calci e si nasconde come un bimbo dal bullo che lo perseguita. Marchetti sembra ormai non avere più gli stimoli di un tempo. Si salvano solamente Radu, Lulic e Parolo, ultimi a mollare.

Wallace e Cataldi- Gioca un ottimo derby, annulla Dzeko e veleggia sicuro, troppo. Il gigante brasiliano quell’errore se lo porterà dietro per qualche tempo, ma il vero laziale lo deve perdonare. E’ un giovane che viene da migliaia di kilometri, purtroppo non sa cosa significhi questa partita a Roma. Ma soprattutto è un ragazzo patrimonio della società, non lasciamolo solo Wallace, scozzese in terra inglese. Riguardo a Cataldi sarò sincero: non so se da professionista sia stato bravo, ma viva la sua reazione di attaccamento alla maglia, viva i suoi occhi avvelenati mentre rincorreva Strootmann. Il “guerriero” che, dopo aver ricevuto una strattonata alla maglietta, cade come una foglia in autunno contorcendosi a terra. Se tutti i compagni avessero avuto la voglia di Cataldi, non avremmo perso.

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Lulic, Rudiger e i calzini – Una caduta di stile. Caro Lulic, non c’era bisogno. Non c’era bisogno di dire la verità in diretta televisiva, ricordando al centrale romanista la sua pochezza rispetto alla storia della Lazio. Non c’era bisogno di scendere al loro livello, ricordando dichiarazioni alla De Rossi e quello “Zingaro di merda” urlato a Mandzukic in uno Juve-Roma non troppo lontano. Non c’era bisogno di farsi fare la morale dal “principe del Foro” Nainggolan, un ragazzo che è contro il razzismo (giustamente) ma non contro la violenza sulle donne. Reo di aver regalato alla compagna 20 giorni di prognosi in ospedale solo un paio di anni fa. Non c’era bisogno, caro Lulic.

I Vigili e il quarto uomo – I primi postano un video – in servizio allo stadio Olimpico – mentre intonano cori contro la Lazio. Il secondo sembra esultare al raddoppio del pugile Belga. Questo l’ambiente intorno a cui ha vissuto la squadra di Inzaghi. Questo è l’ambiente che dovevano prepararsi ad affrontare i giocatori, palese come abbiano fallito. Sarebbe servito Giorgio Chinaglia. Facile ma vero. Solo contro tutti a sfidare la Curva Sud, vuota..

Le due Curve – La Sud rimane fuori in protesta contro le divisioni presenti allo stadio, la Nord invece entra. Niente di più sbagliato secondo me. Non me ne vogliano i diretti interessati, ma certe battaglie sono più importanti anche della più importante delle partite. La libertà d’espressione va difesa contro questo regime “anti tifosi” al quale ci stanno costringendo a Roma. Un applauso, per la prima volta, alla curva Sud non presente.

La differenza – Mentalità, stile e distinzione. Questo è il laziale e questo deve continuare ad essere per sempre. La boria, l’ineleganza, l’ipocrisia, lasciamola alla parte più sguaiata ed appariscente di Roma. Non trasformiamoci e non cerchiamo di abbassarci al loro livello, anche quando lo meriterebbero, noi siamo altro. Lasciamo a Rudiger le sue dichiarazioni provocatorie, tra due o tre anni non ci ricorderemo più nemmeno chi sia. Lasciamo Nainggolan il pugile alle sue scaramucce in famiglia. Lasciamo Strootmann fare il leader nelle pagine Facebook, per poi ricordargli grazie a un ragazzino che se sfiorato cade a terra dolorante. Lasciamo loro a ciò che hanno sempre fatto.

 

 

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