Osakue: lo sport sia battaglia contro l’inciviltà

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Osakue lancio disco

Osakue Daisy è su tutte le cronache regionali e nazionali ormai da due giorni. Aggredita con lancio di uova da incivili di matrice forse razzista. Cosa può fare lo sport? Proseguire la sua battaglia 

Razzismo o no: lo sport deve combattere!

Finire sulle cronache, sui tag social non per un lancio perfetto, ma per un lancio di uova è sicuramente qualcosa che non si aspetta nessuna atleta italiana nel 2018. Daisy Osakue, atleta under 23 della Nazionale di atletica italiana, non pensava di finire in testa ai titoli estivi per un atto violento. Piuttosto covava e cova il sogno di essere conosciuta per una medaglia vinta a Berlino. Dove presto si recherà. Lei, che peraltro è una delle poche rappresentanti di una disciplina atletica dove da sempre l’Italia è carente: lancio del disco e getto del peso.

Facciamo subito una premessa: siamo dispiaciuti e non poco per l’accaduto. Lo sport ora più che mai ha il compito di continuare a promulgare e difendere l’integrazione razziale. Grazie ai suoi punti di fermi di sempre: spirito collettivo, amore verso il prossimo e competitività. E d’altronde lo sport è forse l’ambito più aperto e perfetto di cultura amichevole e integrativa. Anche a seguito di episodi come questi, il suo compito è quello di tutelare una visione cosmopolita, multiculturale e civile della società.

Ma è stato razzismo? Osakue non si pone l’interrogativo

Scorrendo le pagine web, le testate principali e locali, è difficile capire se s’è trattato di un episodio razzista o sessista o semplicemente delinquenziale. Le dichiarazioni dell’atleta, rilasciate dopo l’uscita dall’ospedale oftalmico di Torino sono state le seguenti: “Io non voglio giocare la carta razzista o sessista» ha detto Osakue a Repubblica, «però a mio avviso stavano cercando una persona di colore, una ragazza, perché lì è una zona che solitamente viene utilizzata da prostitute“. Anche le prime indagini su un’auto, già segnalata recentemente per episodi similari, non si indirizzano per ora su una pista razzista. Ma porsi l’interrogativo in questo momento non ha chissà quale senso. Quello che è accaduto a Moncalieri a Daisy è da un parte un atto vergognoso e vile da condannare, dall’altro è uno dei tanti episodi, che lì da quelle parti in questi mesi si stanno registrando. Non interessa andare a indagare, scrutare o seguire piste xenofobe. Ciò che interessa è che un’atleta italiana, scambiata per una prostituta sia stata colpita da un uovo all’altezza dell’occhio e che abbia riportato danni fortunatamente complicati, ma non irreparabili. Si parla di una possibile operazione cornea.

Il razzismo e lo sport: una battaglia che prosegue

Eppure lo sport è la medicina, forse la migliore, per combattere germi xenofobi ed episodi discriminanti. Proprio il calcio, già quello marchiato come portatore di delinquenza e violenza, negli anni s’è erto a paladino della battaglia contro il colore della pelle. Ricordiamo le severe multe, le eventuali sospensioni di partite e l’inaccessibilità all’impianto per quelle tifoserie marchiate di razzismo intrinseco. Vogliamo anche ricordare l’abbandono del campo di Sulley Muntari in Cagliari- Pescara di un anno fa.

Il connubio sport-razzismo è dunque un’associazione positiva, che porta a volte maggiori migliorie della stessa politica o delle manifestazioni in pubblico. Lo sport rappresenta un segnale importante. Un segnale in cui credere. Immaginiamo come sin da piccoli spesso nelle sconosciute squadre di club o associazioni sportive ci ritroviamo o siamo ritrovati in squadra ragazzi di altre etnie. Immaginiamo anche quante volte ci siamo abbracciati e complimentati con i nostri stessi compagni. Andando oltre insulti, provocazioni e volgarità, che non riportiamo qui per rispetto e sensibilità. Suvvia.Tutti le conosciamo.

Ecco, da amanti del tifo, quello colorato e affettuoso, da amanti di tanti sport e la loro competitività non possiamo che augurarci che questa battaglia contro l’ignoranza, l’inciviltà, la maleducazione e la discriminazione prosegua senza sosta.

Intanto alla povera Daisy, vittima di scostumati e fanatici, auguriamo la pronta guarigione e di tornare questa volta sì sui titoli dei giornali per un oro o un argento dell’Italia a Berlino, ovviamente nel lancio del disco.

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