Palermo: il sogno si infrange, ma c’è luce in fondo al tunnel

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Giocare contro la Fiorentina non è mai facile. Si tratta sempre di un appuntamento ricco di incognite, di una partita che promette fuochi d’artificio. Se poi ti chiami Palermo e scendi in campo con il tuo allenatore nuovo, che non è uno qualunque, ma è il Genio, il capitano più amato nella storia rosanero, dopo una striscia negativa di 8 sconfitte (contando anche la fresca eliminazione dalla Coppa Italia per mano dello Spezia), si può di certo immaginare a che punto la tensione sia alle stelle.

Il pubblico al Franchi è caldissimo e. nonostante siano in casa dei viola. i tifosi rosanero fanno sentire il loro sostegno forte e chiaro, con cori che sprizzano amore e impegno incondizionato.

In campo la prima cosa che possiamo notare è che Quaison c’è. Finalmente lo svedese, insieme al suo connazionale Hiljemark, si rende protagonista e subito si procura un’occasione d’oro fermata agli occhi di tutti (ma non a quelli dell’arbitro) fallosamente in area. Rigore ed espulsione come ultimo uomo? Neanche a parlarne. L’arbitro dice che è tutto regolare e l’azione riparte tambureggiante.

Dopo un ottimo primo quarto d’ora dei rosa, il pallino del gioco lo prende in mano la Fiorentina. E più che di pallini direi che si tratta di pallettoni e sulla porta difesa da Posavec inizia il bombardamento viola. Tra gol annullati, errori e parate, il Palermo si barcamena e riesce a evitare di andare a fondo. Fino a quando un ingenuo fallo di Aleesami, evidentemente involontario, ma prontamente sanzionato, non regala un rigore ai padroni di casa. Dopo una diatriba a tre su chi debba batterlo è Bernardeschi che con freddezza si presenta sul dischetto e realizza il gol del vantaggio.

A questo punto, a 10 minuti dalla fine del primo tempo, i tifosi viola pensano che ben presto la partita si chiuderà, ma le prodezze degli ospiti mandano tutti negli spogliatoi limitando i danni.

Durante la pausa Corini sicuramente tocca le corde giuste perché i ragazzi rientrano in campo con uno spirito battagliero ed è di nuovo Quaison, spina nel fianco della difesa viola, che si procura una punizione da buona posizione. A questo punto Robin c’è. Manca solo Batman. E Batman arriva, ma è il Batman che non ti aspetti: Mato Jajalo! Il bosniaco tira fuori dal cilindro una punizione perfetta e gela il Franchi.

I cori rosanero esplodono più che mai e le squadre si affrontano con accanimento. Ormai è chiaro che nessuno si accontenta di un punto. Sousa mette in campo tutta la sua potenza di attacco. Il Palermo ribatte colpo su colpo. Il quarto uomo segnala il recupero. Quattro minuti. Quattro minuti di fuoco. Quattro minuti maledetti.

Sì, perché al novantatreesimo il capoccione di Babacar si vendica di un gol regolare che gli era stato negato in precedenza dagli infallibili arbitri e realizza il gol che spegne le speranze del Palermo di interrompere la serie di sconfitte che lo affligge ormai da troppo tempo.

A questo punto cala il sipario. I giocatori sono affranti in campo. E che accade? Il grande condottiero Corini li raduna attorno a sé e li incoraggia a uno a uno, da vero leader quale è sempre stato.

Quindi una sconfitta sì, ma che lascia ben sperare per il futuro. Sia perché i rosa sono stati a un passo dal colpaccio, sia per il cambio di marcia che si è subito notato, sebbene il nuovo mister abbia avuto solo 3 giorni per preparare questa difficile trasferta.

Eugenio, siamo tutti con te. Fai risorgere il Palermo come la Fenice. L’impresa è difficile, ma non impossibile. Solo 4 punti ci separano dalla luce. Forza vecchio cuore rosanero!

 

 

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