Paralimpiadi, sport e società

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Chi scrive le Paralimpiadi ( o qualcosa di simile) le ha vissute in prima persona nel 1981 a Roma Stadio dei Marmi 1°edizione nazionale di sport disabili. Quello che si vede oggi su Raisport con grande sforzo mediatico è la conseguenza di anni e anni di impegno da parte di tante associazioni sportive.

PARALIMPIADI: QUANDO NASCE IL MOVIMENTO SPORT DISABILI E PERCHE’

A cura di Gaetano Toraldo

Il movimento sport disabili in Italia nasce a metà degli anni Quaranta grazie all’intuizione del professor Antonio Maglio, vice direttore del Centro Paraplegici di Ostia “Villa Marina” nonché primario del Centro Riabilitativo. Mutuando i sistemi di cura e riabilitazione su soggetti neurolesi praticati dal Prof. Ludwig Guttmann a Stock Mandeville in Inghilterra, comprese che lo sport praticato da questi pazienti riduceva il tasso di mortalità e attenuava gli stati depressivi; in alcuni casi contribuiva a cancellare complessi di inferiorità che ne minavano l’esistenza. Si utilizzava la  cosiddetta sport-terapia. Attraverso le discipline sportive più svariate dall’atletica leggera al nuoto, dal basket in carrozzina al tennis da tavolo; il livello fisico, il miglioramento della vita era talmente evidente  che si diffuse ben presto in tutta Europa e in America fino a che si giunse ai primi Giochi Paralimpici di Tokio nel 1964 (che all’epoca si chiamavano Giochi Internazionali di Stock Mandeville).

IL RICONOSCIMENTO DEL CONI

Negli anni Settanta  il Centro Inail di Ostia era l’unico a finanziare lo sport dei disabili e quando la gestione dell’Inail passò all’ente ospedaliero regionale, si rischiò addirittura di non partecipare ai Giochi di Heideelberg. Solo 1974 arrivò a costituirsi l’ANSPI (Associazione Nazionale Sport Paraplegici Italiani). L’organizzazione divenne più capillare tanto divenne una vera e propria federazione la FISHa (Federazione Italiana Sport Handicappati).

Un anno dopo nell’81 la FISHa insieme ad altre sigle di sport quale la FICS, (ciechi) e la FSSI (sordomuti) vennero riconosciuti dal CONI  e presero  il nome definitivo di Federazione Italiana Sport Disabili ( FISD). Era il 1990.

Mi piace ricordare i presidenti che sono stati dei veri e propri pionieri di questo sport in Italia; uno su tutti che rimemoro con tanta tenerezza Roberto Marson grande uomo, ma soprattutto grande atleta e capitano e leader della squadra di basket.

Io insieme alla mia presidente Eufemia Romano dobbiamo molto della nostra educazione sportiva all’indimenticato Roberto che è stato presidente di Federazione dal 1980 al 1992. Successivamente e per un breve periodo il controllo passo al Commissario CONI Mario Pescante, per poi passare la mano fino al 2000 ad  Antonio Vernole.

Oggi e da ormai sedici anni la federazione è egregiamente retta dal  caro Luca Pancalli. Mi è sembrato doveroso fare la cronistoria Italiana di questo sport, praticato da  persone con limiti fisici ma di certo non psicologici; uomini e donne che sfidano le leggi della natura oltrepassando talvolta i propri limiti.  Per non cadere nella retorica non voglio ricordare i vari atleti che si sono susseguiti in questi anni e che, con menomazioni gravi o gravissime hanno raggiunto non solo l’agognata medaglia, ma talvolta i limiti dell’umano.

DALLE TRASFERTE CON I PULMINI ALL’AVVENTO SUL GRANDE SCHERMO

Negli anni 80 e 90  in Italia per lo sport per disabili  avevamo pochi mezzi e facevamo sacrifici esagerati per partecipare alle gare o al campionato Italiano di basket. Lunghe trasferte in pulmini  dati in prestito da qualche sindaco coraggioso, merende al sacco, alberghi a stella e mezza, ma felici e orgogliosi di quello che si stava realizzando e che oggi è su tutte le prime pagine dei quotidiani. Queste  raccontano le gesta di campioni e campionesse che ormai fanno dello sport la  loro ragion di vita. La Rai ha dedicato quasi il medesimo spazio dato alle olimpiadi cosiddette dei normodotati di Rio, alle Paralimpiadi, e bene ha fatto perché questo mi fa convincere che il mondo va sempre  più verso coloro che per un motivo o per un altro, hanno subito qualche evento sfortunato nella vita.

PARALIMPIADI: UNA SFIDA PER SEMPRE

Infine, ricordo con tanto orgoglio le  partite di basket con la mia associazione il mitico CIS di Napoli organizzate nelle piazze di tutta la regione per dimostrare che lo sport per disabili era possibile. Anzi è possibile.

Soprattutto per i  genitori che spesso tenevano i figli disabili trattenuti in casa per proteggerli o ahimè per vergogna e tuttora lo fanno; fare in modo di portarli fuori di casa; dimostrare che è possibile, che lo sport non è un’esclusiva per normodotati e che i ragazzi e le ragazze dovevano praticarlo qualsiasi fosse la loro condizione fisica o mentale e dovranno farlo per sempre.

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