Pellè e Zaza: la mancanza di rispetto e le lacrime di Baresi

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Pellè e Zaza e non l’incolpevole Darmian condannano l’Italia fuori dall’Europeo di Francia. L’atteggiamento con cui hanno calciato il penalty non è certo degno di chi come Baresi pianse dopo il celebre rigore di USA ’94

Cari Pellè e Zaza

credo che voi foste bambini, anzi forse non ricordate nemmeno quando Baresi e Baggio al Mondiale USA ’94 calciarono alle stelle i due rigori decisivi della finale. Dopo quello che ho visto ieri sera, vi pregherei gentilmente di andare a visionare il filmato.

Calciare il rigore in una finale o semifinale o quarto di finale o altro è una cosa da uomini, non da vip. Un calciatore prima di essere tecnicamente e tatticamente un calciatore deve essere uomo. Del resto lo dice un’antica diceria dei campi di provincia: il calcio è una cosa da uomini. Essere uomini, vuol dire essere come Bonucci, che sull’1-0 per la Germania, in una partita difficile ed equilibratissima, si prende l’autorità dal dischetto, da vero leader, di riportare l’Italia in parità. Questo è essere uomini, ancor prima che giocatori efficienti e utili

Il rigore è l’istante in cui i milioni di euro, le trattative di mercato e la prestazione onorata o meno si vanno a benedire. La tensione che un uomo ha nelle gambe, nella testa, nel cuore quando calcia un rigore è enorme. Per calciare un rigore con la freddezza con cui lo calciano Messi, Ronaldo, Totti, Di Natale o tanti altri campioni di oggi ci vuole tecnica e concentrazione. Sopratutto ci vuole rispetto! Dell’avversario-portiere che si ha davanti, del pubblico che sta guardando dalla tua arena, come se fossi un gladiatore, come calcerai quel pallone e della tua squadra che da te si attende di non essere delusa. 

Un rigore si può sbagliare, per carità, è successo anche ai nomi indicati poco fa, ma se si sbaglia, bisogna farlo con onore. Se per giunta si gioca per la Nazionale, quell’onore va triplicato. Per un istante quella maglia e quel calciatore rappresentano un popolo, le sue speranze e la sua reputazione pubblica. 

Allora i signori Pellè e Zaza portino rispetto e orgoglio per la maglia che indossino, non sfrontatezza e ridicolaggine. 

Per un mese, se non per tutta la vita, quei due rigori resteranno nella mente degli italiani. Giustamente non sarete più ricordati per i vostri goal o assist in Nazionale, ma per i vostri due tiri dal dischetto a Bordeaux la sera del 2 luglio 2016.

Siamo nell’epoca del giocatore – vip e del social web 2.0. I giocatori alimentano il gossip rosa e fanno parlare di sé. Ci sono quelli come Balotelli, Ibra, Icardi che attraggono rotocalchi e pagine social e sono molto più che professionisti del pallone, sono uomini-spettacolo. Il web è volubile: un giorno esalta, il giorno dopo condanna. Preparatevi dunque a prese in giro, ironie e sarcasmi di ogni tipo, perché, voi, col vostro atteggiamento “immaturo” avete fermato il sogno di vincere un Europeo e avete disonorato la vostra nazionale e il vostro allenatore. 

Conte vi ha tenuto in campo o nel secondo caso vi ha fatto entrare in campo solo per quel rigore e voi lo ripagate con due…come definirle…ciabattate, tiracci svogliati, inguardabili…non solo…presentandovi sul dischetto con atteggiamento ridicolo e usare questa parola è poco. 

Uno, che, come mostrano le GIF di oggi, saltella come uno stambecco e calcia alle stelle: l’altro, che guarda Neuer negli occhi, mima “lo scavetto” o “cucchiaio” e poi la calcia fuori. Caro Pellè, lo sai chi è Manuel Neuer??? Chi ti dà l’autorità di prenderti gioco di lui? S’è parlato tanto di Nazionale con carattere, cuore e umiltà. Forse, in quest’ultimo momento, l’ultima qualità è mancata ad alcuni interpreti. Manuel Neuer è un professionista serio, portiere insuperabile, moderno, libero aggiunto, capace con i piedi di avviare un’azione avversaria, campione internazionale, vincitore di campionati con il Bayer, di una Champions’League e di un campionato mondiale.

Dico, Graziano Pellè non hai rispetto? Avresti dovuto calciare un sonar per segnare a Neuer, avresti potuto spiazzarlo o semplicemente avresti dovuto dire a Conte: “guarda non me la sento, fai calciare a qualcun’altro”. E la stessa cosa avrebbe dovuto fare il tuo compagno, perché, se uno non si sente uomo, capace di calciare un rigore, non è obbligato a farlo. 

Allora con la memoria, dopo ieri seria, sono tornato a quella celebre domenica pomeriggio a Los Angeles. Ricordo ancora quante maledizioni, imprecazioni rivolsi contro Baresi e Baggio. Baresi e Baggio, due che hanno fatto la storia della Nazionale, del Milan e nel caso del magico codino delle numerose squadre italiane nelle quali ha militato. 

Ho ancora oggi le parole di Pizzul in testa e la voce fioca che sibila la fine: “Alto. Il campionato del Mondo è finito Lo vince il Brasile”. Tu e Zaza, con tutto il rispetto, chi siete rispetto a Baresi e Baggio? Diciamo lo 0,5% della storia del nostro calcio! 

La prima cosa che insegnano nei campi di calcio giovanili è il rispetto dell’avversario. Vi invito gentilmente a tornare ai campi di calcio dilettantistici, agli allievi, ai primavera e provare ad allenarvi con i ragazzi che crescono. Forse, fra quattro o sei o otto anni, nella prossima competizione internazionale, arriverete preparati alla sfida ai calci di rigore e di fronte a Neuer o chiunque altro, non calcerete con sfrontatezza due palloni che possono valere una semifinale. 

Col senno di poi, chiedo scusa a Baresi e Baggio, se quel pomeriggio insultai le loro prestazioni. Loro campioni d’animo, di tecnica, di carisma e tattica, loro che hanno vinto tutto o quasi: Loro sì, che possono permettersi di piangere o avere la faccia sconfortata quando hanno calciato quei due rigore davanti a Taffarel, non Graziano Pellè e Simone Zaza.

Facendo il verso al patriottico Leopardi, vorrei chiudere così: “Piangete Franco e Roberto mio, che ne avete ben donde, pur onorando la nostra maglia, che vent’anni dopo due giocatori sconosciuti l’avrebbero disonorata dal vostro stesso dischetto”.

Sempre e ovviamente senza mancare ad entrambi di rispetto, Pellè e Zaza

Grazie

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