Poesie di sport: Squadra paesana di Saba

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“Squadra paesana” di Saba è la prima delle cinque poesie dedicate al calcio dal poeta triestino. In questi versi Umberto Saba descrive con tinte quotidiane e chiare l’entusiasmo del gioco del calcio, del tifo, l’emozione e la passione. Uno dei temi a cui il nostro sito è più attaccato

I – Squadra paesana

Anch’io tra i molti vi saluto, rosso-
alabardati,
sputati
dalla terra natia, da tutto un popolo
amati.
Trepido seguo il vostro gioco.
Ignari
esprimete con quello antiche cose
meravigliose
sopra il verde tappeto, all’aria, ai chiari
soli d’inverno.

Le angosce
che imbiancano i capelli all’improvviso,
sono da voi così lontane! La gloria
vi dà un sorriso
fugace: il meglio onde disponga. Abbracci
corrono tra di voi, gesti giulivi.

Giovani siete, per la madre vivi;
vi porta il vento a sua difesa. V’ama
anche per questo il poeta, dagli altri
diversamente – ugualmente commosso.

LE CINQUE POESIE SUL GIOCO DEL CALCIO DI SABA

E’ una delle poesie calcistiche più antiche dedicate al calcio e rientra all’interno del pentagono “Le cinque poesie sul gioco del gioco del calcio”.

Le “Cinque poesie sul gioco del calcio” pubblicate nella edizione del “Canzoniere” del 1933 meritano un posto di rilievo nella nostra rubrica. Leggendole si potrebbe pensare ad un Saba appassionato tifoso di calcio, ma in realtà pare che la prima partita a cui il poeta triestino abbia assistito, su insistenza di un amico che gli cedette il proprio biglietto, sia stata Triestina – Ambrosiana Inter  finita 0-0.

Saba fino ad allora era il classico intellettuale infastidito dall’interesse per il calcio dei suoi concittadini… soprattutto in relazione allo scarsissimo interesse per le sue poesie!.

Già a quei tempi, l’Inter era una delle grandi del calcio italiano e la Triestina lottava per non retrocedere.

La Triestina oggi disputa la serie D dopo essere passata per due fallimenti societari, ma dal 1929 al 1957 militò ininterrottamente in Serie A.

Saba sintetizzò per iscritto le sue impressioni sul calcio in maniera molto acuta: “E’ il gioco più popolare che ci sia oggi, ed è quello in cui si esprimono con più appassionata evidenza le passioni elementari della folla. L’atmosfera che si forma attorno a quegli undici fratelli che difendono la madre è il più delle volte così accesa da lasciare incancellabili impronte in chi ci è vissuto dentro. E questo per non parlare della bellezza visiva dello spettacolo, dei gesti necessari dei giocatori durante lo svolgimento della gara. Che dire poi di quello che succede tra il pubblico e i giocatori quando una squadra paesana riesce a segnare un goal contro una squadra superiore (la cui superiorità molte volte è dovuta a denaro) e rinnova, sotto gli occhi dei concittadini, lucenti alle lacrime, il miracolo di Davide che vince il gigante Golia?”

Poesia dal linguaggio comune e molte semplice, caratteristica tipica di Umberto Saba. E’ il ritmo pacato e lento, pur trattandosi di una partita di calcio, a dar anima ai versi. In alcuni momenti è quasi solenne: un saluto militare rivolto agli eroi. I giocatori sono designati come beniamini del popolo triestino. La Triestina sa di essere inferiore rispetto agli opposti avversari. Il valore collettivo che unisce la squadra con il pubblico è sottolineata dalla rima ternaria alabardati – sputati – amati. Nonché l’insistenza sul suono T, una ripetizione volta a rafforzare la parola “terra”, ma anche T di testarda, combattiva e non renitente.

Saba rimase colpito dalla intensità della passione per il calcio: “da tutto un popolo amati” nella prima poesia “Squadra paesana” ed in particolare dal legame con la curva.

GIOCATORI EROI INCONSAPEVOLI

Curioso l’uso di “ignari”, associato a un’immagine tipica dei campi di calcio. Il popolo inneggia a loro come amici e commilitoni, quindi con la loro gagliardia e forza fisica giovanile sono l’emblema della giovinezza infinita. Essi sono all’oscuro del male dell’esistenza (che proveranno quando entreranno nell’età matura) e contemporaneamente sono inconsapevoli di esprimere “antiche cose meravigliose”, ossia valori patri, fra cui l’orgoglio regionale del popolo triestino, la resistenza e la difesa del confine. La distanza fra contatto reale e campo si riduce, perché quei ragazzi tengono alto l’onore della città. Resta da capire la presenza del sostantivo “angosce”. Anche qui si può ricavare un doppio valore a quel termine posto ad inizio di strofa. I tremori che provano i tifosi, sopratutto quelli in curva, durante l’incedere della partita; viceversa le angosce della vita, quelle dell’età avanzata per voi, che siete baldi e coraggiosi sono lontane.

Durante la partita, magari dopo aver evitato un goal oppure dopo averlo segnato, si avverte improvvisamente un’aria di gloria, culminata con baci e abbracci fra gli attori sul campo e il pubblico. L’evidenza del limite della squadra a dispetto dell’onnipotenza avversaria, è tutta in quelle quattro parole: “il meglio onde disponga”. Come dire accontentatevi di questa segnatura e non pretendete oltre. Disposto a chiudere il verso e la strofa, “giulivi” raccoglie forte in sé il valore cristiano della gioia, della felicità. Esso va a disporsi in rima con “vivi”, evidenziando in tale maniera la freschezza dei giovani giocatori in campo, sorridente e soddisfatti per il goal realizzato.

LA TRIESTINA- TERRA MADRE

Potente è la definizione della Triestina come “madre”. E’ questa parola che nel suo significato ricorda nuovamente Madre Maria a congiungere come un’unica famiglia la squadra: Triestina, giocatori e pubblico.

Si palesa così un valore poetico in più al contesto calcistico e non solo: la culla triestina che si cura dei suoi figli, ovvero i giovani talenti di casa propria. Era un calcio diverso, spartano e meno internazionalizzato. Davvero le rose delle squadre cadette o regionali erano costruite solo e unicamente sui ragazzi cresciuti nel vivaio e nelle case triestine. E’ un’immagine meravigliosa e antica, ricalcata dalla successiva metafora: il vento vi ha portato, vi ha collocato sul terreno di gioco, sul campo di battaglia, dove combatterete per noi. Stando al periodo di stesura del “Canzoniere” non dimentichiamo che la fascistizzazione della società italiana e il culto dello sport in tempo di regime già s’era diradato ovunque.

Conclude, dunque, Saba con la motivazione del motivo per cui nasce il legame fra questo sport e lui, finora scettico del football italiano. “Per questo”, ossia per il fatto che siete giovani come i soldati e siete elogiati dal pubblico come quelli che partono in tempo di guerra dalle città verso il fronte, io vi amo. Ancora una volta l’amore della patria, l’elogio collettivo e passionale di questo sport si fa luce in mezzo all’animo dissuaso del poeta.

Un paradosso, tuttavia, si cela nei ultimi due versi “diversamente” ed “ugualmente” commosso. Da un atteggiamento scettico si passa a una commozione sensibile, alla pardi di quei tifosi speranzosi che amano la loro squadra. L’amore del poeta è più intellettuale che calcistico. Quel “diversamente” non nasconde quella polemica caratterizzante, che il poeta avrà con i suoi corregionali, da cui non fu molto amato.

Con squadra paesana Umberto Saba descrive con tinte quotidiane e chiare l’entusiasmo del gioco del calcio, del tifo, l’emozione e la passione di chi è fra gli spalti e di quelli che, pur non avvedendosene, sono in campo. E’ un quadro collettivo che trascina il cuore di un scettico intellettuale come lui. Anzi da adesso in poi Saba più volte poetizzerà sul calcio e regalerà ai suoi cultori altre quattro poesie, che esamineremo al prossima volta.

A cura di Paolo Tamagnone e Fornaro Stefano

 

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