Preliminari di Champions: per la Roma un po’ di chiaroscuri

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Dzeko di spalle a Oporto

Nei preliminari di Champions i giallorossi tornano a casa con un prezioso pareggio, sopratutto perché hanno giocato in dieci per un tempo intero. Molti i chiaroscuri su cui Spalletti deve lavorare

PRELIMINARI DI CHAMPIONS: MEZZO VERDETTO

I preliminari di Champions della Roma emettono un mezzo verdetto: i giallorossi hanno un piccolo vantaggio sugli avversari. L’altro arriverà martedì, dopo il ritorno all’Olimpico.

Indubbiamente il pareggio in casa dei portoghesi, in uno stadio, quello di O Dragao fra i più difficili da sopportare per il tifo e per il gioco esplosivo dei padroni di casa, è un discreto risultato. Se l’1-1 in trasferta è un vantaggio da gestire con la testa al ritorno, i tifosi giallorossi non possono certo esser soddisfatti della prima prova ufficiale offerta dalla loro lupa.

LA STONATURA: VAERMALEN

Stona su tutto l’espulsione ingenua e peraltro sacrosanta di Vaermalen, l’uomo di stampo internazionale che dovrà sostituire Rudiger per un bel po’. Il belga non deve assolutamente permettersi di lasciare la sua squadra in inferiorità numerica dopo un tempo. E’ un danno per il gioco dei giallorossi e rappresenta un problema di copertura in difesa. D’altronde due falli così aspri non potevano non essere sanzionati, ma da un giocatore della sua caratura certi errori non sono permessi.

LE PECCHE DIFENSIVE

Anche il reparto difensivo, nel suo complesso, non convince del tutto e al team di Spalleti va di lusso che Adrian Lopez sul rimpallo con la difesa sia in fuorigioco (nettissimo) e che Silva in tuffo di testa non trovi la porta, ma solo slancio e potenza. Manolas fa il suo impeccabile lavoro, anche se non può fare i miracoli e si arrangia con forza e astuzia. Maluccio Emerson, non solo per il calcio di rigore ingenuo (gli si può condonare la giovane età), ma complessivamente per la limitata spinta offensiva e gli errori imbarazzanti in fase di impostazione.

LA SORPRESA POSITIVA: JUAN JESUS

Sorprende in positivo invece Juan Jesus, poco pulito negli interventi, ma sempre tempestivo e attento. Pare che la maglia giallorossa sia la giusta strada per un suo personale riscatto. Strepitoso, pur soffrendo Florenzi che tenta a metà del primo tempo un colpo simile a quello contro il Barcellona lo scorso anno e che riesce a frenare le fughe sulla fascia di Otavio, cliente scomodo per velocità e tecnica e contribuisce a rafforzare il fortino del secondo tempo.

IL CUORE STROOTMAN – DE ROSSI

Ottimi segnali dal ritorno di Kevin Strootman. L’olandese insieme a De Rossi costruisce fra falli tattici e aggressività il cuore pulsante di un centrocampo che non pensa a creare (sopratutto nella ripresa), ma a decostruire il gioco portoghese. Gambe, fiato e concretezza: ecco le doti che hanno consentito ai giallorossi di resistere all’offensiva portoghese.

LA DOSE DI FIDUCIA

La dose di fiducia maggiore arriva per Spalletti dai primi venti minuti di partita. Anzi si potrebbe parlare quasi di recriminazione. Al 7′ Salah scaglia un fulmine a lato dopo una preziosa giocata da mezz’ala di Dzeko rifinita da Nainggolan. Lo stesso bosniaco poco dopo sfrutta la difficoltà inaspettata di Casillas in presa bassa e calcia in scivolata a colpo sicuro, ma trova sulla linea un eclettico Alex Telles. Il goal arriva però da una carambola fortunosa: Felipe si ritrova sul suo ginocchio l’angolo calciato da Florenzi e la palla rotola lentamente in porta.

Poco dopo Salah arriva davanti a Casillas, calcia ma ci mette poca potenza, sulla respinta un Ninja in versione “carota e bastone” scaglia un destro potente e stavolta è bravo il baluardo spagnolo a tenere i suoi sul -1.

La Roma,a differenza del Napoli lo scorso anno, s’è presentata al cospetto dello stadio Do Dragao con coraggio e con veemenza, mostrando che grazie ai suoi uomini sulla trequarti può pungere e far male. La cura Spalletti, che ormai è una terapia (iniziata a metà febbraio) continua a dare segnali incoraggianti, anche nel dopo Pjanic. Ora servirà martedì prossimo bisognerà non farsi distrarre da situazioni simili a quella del rigore per mani netto di Emerson. Ci vorrà massima concentrazione e concretezza.

Per fortuna i portoghesi quest’ultima parola non la conoscono molto bene e se Spalletti può esser soddisfatto della sua diga, che ha resistito eroicamente per sessanta minuti alle scorribande dei padroni di casa, un piccolo ringraziamento va anche ai suoi avversari. Il pari arriva infatti su un rigore imparabile di Andre Silva, ma fra cross in area e passaggi sbagliati i bianco blu hanno consentito ai tifosi romanisti di tirar un sospiro di sollievo.

CONTRO I NUMERI DEI PLAYOFF ITALIANI

La statistica dice che negli ultimi sei playoff le squadre nostrane hanno fallito cinque volte. La Roma di ieri sera può e deve fra le sue mura amiche invertire la tendenza e un mezzo passo in avanti è stato fatto contro il Porto. In uno stadio dove molte big europee spesso hanno trovato difficoltà e contro una squadra che negli ultimi anni s’è contraddistinta per traguardi e successi europei.

Un grande in bocca al lupo alla Lupa, perché in caso di passaggio si aprirebbe un’ulteriore finestra di mercato, perché questa qualificazione (a seguito di una rimonta incredibile) se l’è meritata e per l’Italia, perché un’altra eliminazione costerebbe davvero un fardello sul nostro ranking europeo. 

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