Profondo Granata – Toro 2017/18: andiamoci piano l’entusiasmo

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Toro 2017/18: un mercato finale esplosivo. Un cenno rapido a questo calciomercato e le impressioni di queste prime battute di serie A

Con gli acquisti effettuati negli ultimi giorni di mercato (in primis Niang, poi Ansaldi e Burdisso) il Toro 2017/18 ha conquistato spesso le prime pagine dei quotidiani sportivi ed è considerato una delle squadre  che più hanno  migliorato la propria rosa. Mihajlovic ha parlato espressamente di obiettivo Europa League e il Presidente Cairo del “Torino più forte degli ultimi 20-30 anni” (io  andrei più cauto con i decenni, chiunque può verificare in Rete  che il Toro di Marchegiani, Scifo, Martin Vazquez, Lentini e Casagrande  disputò 25 anni fa, nel 1992,  la ben  nota  finale di Coppa Uefa contro l’Ajax con i tre pali colpiti ad Amsterdam  e che l’anno dopo, nel 1993, il Toro di Silenzi e Aguilera vinse la Coppa Italia battendo la Roma).

Cairo rimarca in particolare l’indubbio merito di aver trattenuto Belotti per un altro anno (sperando magari in un ulteriore aumento della quotazione). Non c’è dubbio che il mercato del Torino è stato parecchio movimentato con alcuni nomi interessanti: la difesa è il reparto che sulla carta è maggiormente migliorato con Sirigu in porta al posto di Hart, il promettente brasiliano Lyanco, N’Koulou e il rientro dal prestito del   giovane Bonifazi, reduce da un ottimo campionato con la Spal neopromossa. Usciti senza troppi rimpianti Rossettini e i modestissimi Ajeti e Carlao.

Toro 201/18: un’analisi rapida dei nuovi arrivati

N’Koulou ha ben impressionato nelle prime uscite, mentre i due giovani dovranno dimostrare il loro valore.  Il veterano Burdisso e l’inossidabile Moretti dovrebbero garantire la necessaria dose di esperienza. Sulla fascia destra, tuttavia, la partenza di Zappacosta non sembra essere adeguatamente compensata dall’arrivo del trentunenne Ansaldi. Il centrocampo è invece rimasto quasi invariato con la partenza del capitano della Under 21 Benassi e l’arrivo in prestito di Rincon dalla Juventus.

Lo schema di gioco (4-2-1-3) molto votato all’attacco utilizzato da Mihajlovic già dalle ultime partite del campionato scorso, prevede l’utilizzo di due soli centrocampisti a cui sono richiesti soprattutto corsa e muscoli, con Ljajic a sostegno del tridente (Falque – Belotti – Berenguer nelle prime due di campionato).

In attacco è arrivato il “colpo” Niang oltre allo spagnolo Berenguer e al prestito dalla Roma del promettente nigeriano Sadiq (reduce da una stagione in prestito al Bologna con poche presenze). In uscita è stato ceduto Maxi Lopez, che con Mihajlovic aveva trovato pochissimo spazio. Nelle prime uscite Berenguer ha fatto intravedere buone doti nel saltare l’uomo, ma non è sembrato ancora ben inserito negli schemi della squadra. Niang ha sicuramente grosse potenzialità, ma finora le ha espresse soltanto a sprazzi.

Toro 2017/18: dopo le prime tre di campionato

Le prime tre di campionato (1-1 in trasferta a Bologna, 3-0 in casa al Sassuolo, 1-0 a Benevento ottenuto al 93’ e dovuto soprattutto ad alcune grandi parate di Sirigu) non hanno ancora dato indicazioni molto precise: l’impressione è che, come nella passata stagione, lo schema di gioco sia un po’ sbilanciato in attacco. Il Toro prova quasi sempre ad imporre il proprio gioco e a vincere le partite, rischiando sempre qualcosa in difesa.

Toro 2017/18: andiamoci piano, saremo da Europa League?

Per concludere, volendo provare a fare gli indovini, l’obiettivo Europa League non sembra affatto semplice da raggiungere, pur tenendo conto che da quest’anno quattro squadre andranno in Champions League, pertanto il settimo posto dovrebbe valere l’Europa League. Se è quasi utopistico pensare ad un Torino che possa concludere il campionato davanti a Juve, Roma e Napoli e dato che quest’anno anche le due milanesi puntano decisamente a ritornare quantomeno in zona Champions, si aggiunga la Lazio (che presenta più o meno la stessa squadra che realizzò l’anno scorso 70 punti, ben 17 più del Toro e ha disputato la finale di Coppa Italia) e così si arriva a sei squadre superiori al Torino.

Realisticamente il Toro 2017/18 può pensare di lottare per il settimo posto con squadre come la Fiorentina, l’Atalanta (forse un po’ indebolita, ma reduce dal quarto posto dell’anno scorso) oltre ad altre eventuali provinciali che dovessero stupire in positivo.

A cura di Paolo Tamagnone                              

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