Provaci Domenico

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Chi dice di conoscerlo sostiene che sia un ragazzo particolare. Etichetta un po’ abusata per dare un verso a chi da sempre fa di testa sua. In fin dei conti a Domenico Berardi da Cariati, comune di ottomila abitanti in quel di Cosenza, è sempre bastato veder rotolare un pallone e toccarlo il più degnamente possibile al di là di trofei, scenari e relativi obiettivi. Nella sua carriera ha vestito finora due sole maglie, quella della sua città e quella del Sassuolo, prima squadra fuori dall’orticello adolescenziale a credere sul serio in Berardi ormai sei anni fa, acquistandolo a sedici anni.

Cosa è successo da quel momento in poi è storia di grandi sorprese, apprezzamenti trasversali, giocate, qualche colpo di testa ed exploit a ripetizione. Così poco attratto dai riflettori della mondanità del calcio, che qualcuno aveva persino dimenticato che sul suo cartellino un posto formale lo ha già da anni la titolata Juventus che, dopo averlo acquistato nel 2013, l’ha prima mantenuto in Emilia e poi, terminata l’epoca delle comproprietà, opzionato sempre dai neroverdi ai fini di una recompra alla Morata non ancora decollata.

Sì perché Berardi, il ragazzo particolare, starebbe oggi puntando i piedi. Un atteggiamento non da tutti, praticamente impossibile da rintracciare in casi analoghi della sua generazione. Chi, del resto, alle soglie dei 22 anni, e con quattro campionati in provincia alle spalle (tre dei quali in Serie A, peraltro con la stessa maglia) ha mai preso tempo sulla possibilità di approdare in una big?

Diverse le teorie del rifiuto. C’è chi sostiene che Berardi non abbia voglia di fare da comprimario come successo al suo ex compagno di squadra Zaza (che ora, però, gioca in Nazionale al posto suo), e che piuttosto vedrebbe di buon occhio un altro indirizzamento, magari all’Inter. C’è chi, avventurandosi in complicate disquisizioni di ordine psicologico, definisce quella di Berardi una solida pigrizia, da ambiente comodo (in opposizione dunque a quello scomodo) ove recitare una parte che già conosce alla perfezione. Una pigrizia insomma da paura.

Ecco, la paura. Ci dispiacerebbe questo di Domenico Berardi. Il suo talento è ormai riconosciuto e merita nuovi banchi di prova. Sprecare step sarebbe una mazzata per il calcio italiano, tutto, ma soprattutto per lui. L’esperienza conta, ma le esperienze – in senso plurale e dinamico – ancora di più. Esterni piuttosto, anche con un pizzico di presunzione, le sue aspettative e si batta, coraggiosamente, per il suo ideale. L’Inter e non la Juve? Dubitiamo sia semplicemente una questione di presunta fede, ma così fosse vada fino in fondo. Non pensi, invece, di lasciar tutto com’è per paura di sbagliare. C’è voglia di visionare Berardi a più ampie latitudini e di aiutarlo nel passo. Si parla di calcio, ma anche un po’ di scelte, di vita, di enigmi. E quelli di Berardi piacciono tanto perché più di altri somiglianti alla vita comune. Coraggio Domenico, è arrivato il momento di provare.

 

Foto tratta da calcioline.com

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