Rio2016 – Stand up for Bradley Wiggins

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Sir Bradley Wiggins con il quartetto dell’inseguimento britannico conquista il 5° oro olimpico con tanto di record del mondo ed è sempre più leggenda

Abbiamo appena finito di celebrare Fabian Cancellara, al passo di addio con al collo la medaglia d’oro della prova a cronometro su strada, che è subito ora di rendere omaggio ad un altro monumento del ciclismo: sir Bradley Wiggins che con il 5° oro olimpico (7^ medaglia) conclude una carriera ineguagliabile su pista e su strada. Servono poche parole per raccontare Wiggo, i risultati e gli allori parlano per lui: 4 ori su pista da Atene 2004 a Rio 2016, un oro su strada a Londra 2012 nella cronometro, la vittoria del Tour de France 2013, due Criterium del Delfinato, il Giro di Romandia, la Parigi-Nizza, il Giro di California e la serie di record aperta dal primato dell’ora stabilito nel 2015 e chiusa con lo strepitoso 3’50″265 di ieri sera nei 4 chilometri del Velodromo Olimpico di Rio. Una carriera eccezionale che ha anche la particolarità molto rara, quella dell’andata e ritorno, dalla pista alla strada e viceversa. Tutto sembra facile quando si dispone di un motore della sua cilindrata, ma correre su pista richiede determinate caratteristiche, di potenza e di peso, diverse da quelle necessarie per primeggiare su strada e quello che Wiggins ha realizzato pare ai confini del possibile, non tanto per il fatto di vincere qualche gara, ma per aver colto due podi (terzo nel 2012 e primo nel 2013) in una corsa come il Tour de France nel quale bisogna essere fortissimi in salita, caratteristica che mal si sposta con le caratteristiche del pistard.

Il quartetto britannico, composto anche da Clancy, Bourke e Doull, ha dato spettacolo sin dalle qualificazioni quando ha fatto segnare il miglior tempo, vicinissimo al record mondiale nonostante diverse imperfezioni nei cambi e nelle traiettorie; poi in semifinale un primo fortissimo squillo con il record del mondo, un tempo che i quattro “Beatles” avevano nelle corde già in allenamento, ritoccato poi in finale con un incredibile 3’50″265 che non ha dato scampo alla comunque eccezionale Australia, molto vicina al precedente primato ma distante quasi un secondo e mezzo dal treno britannico. Terzo posto per la regolare Danimarca, mentre il quarto è della Nuova Zelanda. Eccezionali (ed anche sfortunati) gli azzurri che chiudono al 6° posto, ma che hanno sfiorato la finale per il bronzo: per appena 7/100 l’Italia composta dal campione del mondo dell’individuale Filippo Ganna (segnatevi il nome di questo 23enne), Consonni, Bertazzo e Lamon è rimasta fuori, ma quella frazione necessaria per entrare è stata persa nel macchinoso sorpasso alla Cina nel frattempo raggiunta che ha costretto gli azzurri ad allargare la traiettoria e scomporsi in un paio di cambi. Peccato davvero, non tanto per la medaglia che obiettivamente era irraggiungibile, ma per il morale che avrebbe dato la disputa di questa finale ad un gruppo che ha un radioso futuro davanti e potrà essere estremamente competitivo a Tokyo 2020.

Oltre all’inseguimento maschile, sul velodromo di Rio sono già stati assegnati i titoli olimpici della velocità a squadre maschile, tanto per cambiare alla Gran Bretagna su Nuova Zelanda e Francia e quello femminile, alla Cina su Russia e Germania. In corso le prove di velocità maschile e femminile ed il keirin, mentre l’attesa per noi italiani è tutta sull’omnium che inizierà domenica con Elia Viviani in lizza per una medaglia (avversari più accreditati Fernando Gaviria e Mark Cavendish).


Risultati e programma della pista sul sito ufficiale www.rio2016.com da cui è tratta l’immagine

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