Rio2016: l’oro del rugby femminile all’Australia

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In finale Allblacks sorprese dall’aggressività Wallabies: nel rugby a 7 femminile il primo titolo olimpico della storia va all’Australia

C’era grande curiosità per il ritorno della palla ovale alle Olimpidi dopo 92 anni e le attese non sono state tradite visto che il torneo femminile di Rugby Sevens vinto dall’Australia ha regalato emozioni e bel gioco. Intendiamoci, rispetto al tradizionale rugby union, quello a 15, questo è un altro sport che conserva dell’originale solo le principali regole basilari, ma è indubbiamente più adatto ai tempi olimpici di due settimane e probabilmente, anche alle esigenze delle emittenti televisive che possono mandare in onda le partite di 14′ complessivi tra un evento e l’altro. Non cambia il terreno di gioco, 100 metri per 40 da coprire con solo 7 giocatori, così come la regola fondamentale del passare la palla solo all’indietro e nemmeno le regole che governano la ruck, mentre è totalmente diversa l’impostazione del gioco, senza le mischie e con pochissimi calci di spostamento, ma solo tanta corsa e gioco alla mano. Insomma, rispetto al gioco statico e di potenza del rugby a 15, qui c’è tanta corsa e leggerezza e la fase di conquista è snella rapida, a tutto vantaggio dello spettacolo; anche i meno esperti o coloro che guardano il rugby per la prima volta riescono bene ad interpretare le partite, senza necessariamente conoscere uno dei regolamenti più complessi tra tutti gli sport di squadra. Tutte ragioni che hanno fatto del rugby a 7 la versione prescelta dal CIO per il ritorno al palcoscenico olimpico.

In attesa del torneo maschile che prenderà il via quest’oggi e che giovedì assegnerà il titolo, con la Nuova Zelanda netta favorita anche per la presenza della stella Sonny Bill Williams, si è concluso ieri sera il torneo femminile con le squadre più attese giunte all’atto finale. Tra sabato e domenica si sono completate le tre pool da 4 squadre ciascuna con la vittoria di Australia, Nuova Zelanda e Gran Bretagna rispettivamente. Poi nella giornata di ieri l’eliminazione diretta con quarti e semifinali a precedere le finali che hanno disegnato la graduatoria definitiva ed il podio. Entrambe le finali hanno avuto un epilogo a sorpresa con il Canada che ha brillantemente superato 33-10 la Gran Bretagna, colpevole di essere rimasta in 5 (su 7) per i due minuti conclusivi della prima frazione a causa di due evitabili cartellini gialli che, di fatto, hanno compromesso la sfida assegnando il terzo posto alle nordamericane. Altrettanto sorprendente il risultato della finalissima con la Nuova Zelanda bi-campione del mondo che sulla carta sembrava in grado di superare l’Australia vincitrice delle World Series 2016: invece ad un primo tempo abbastanza equilibrato, con le aussies che riuscivano a tener testa al talento kiwi grazie ad un atteggiamento molto aggressivo, è seguito un secondo nel quale le allblacks sono andate letteralmente in tilt, incapaci di portare attacchi convincenti e così poco determinate in difesa da lasciare spazi appetitosi alle velocissime attaccanti australiane (Charlotte Caslick su tutte). A nulla è servita la tardiva meta a tempo ormai scaduto di Portia Woodman, la miglior giocatrice del torneo totalmente evanescente nel match decisivo, che ha fissato il punteggio sul 24-17 conclusivo.

Oro all’Australia, argento alla Nuova Zelanda e bronzo al Canada quindi, in un torneo che ha coinvolto tutti i continenti (simpatica la presenza di Brasile, Colombia e Kenya), ma che purtroppo non ha visto la partecipazione dell’Italia assente anche in quello maschile.


I risultati del torneo femminile ed il programma del maschile sul sito www.rio2016.com da cui è tratta l’immagine.

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