Ripensaci Lionel. E vincerai il Mondiale

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“Basta, con la Nazionale ho chiuso”. Lionel Messi ha emozionato il mondo, la scorsa notte, annunciando l’addio fra le lacrime. Quattro finali perse, l’ultima contro il Cile ai rigori con l’indelebile macchia di un pallone scaricato alto alla Baggio, hanno annientato un calciatore confermatosi fragile. Troppo alto il peso sentito sulle spalle, quello di un’intera nazione che su di lui ha nuovamente basato tutte le chance di un successo che questa volta, più ancora delle altre, sembrava alla portata. Lionel Messi ha mancato l’aggancio al trofeo, ritrovando puntuali tutti i fantasmi del passato, almeno in Albiceleste. Una gara così così, un rigore sparacchiato in malo modo, la festa altrui, le lacrime proprie, ancor prima della squadra. Nessuna mezza misura. Nel Messi, chiamato a vincere sempre e comunque, si è concentrato ancora una volta il cieco sfogatoio di passioni meccaniche e poco umane. Chi l’ha detto che chi ha vinto cinque Palloni d’Oro in carriera non può sbagliare un calcio di rigore? Nella spugna gettata in mondovisione, il buon Lionel è sembrato rinunciare definitivamente a quell’etichetta di infallibile che lui si è trascinato per genio innato più che reale volontà. Come quando far tanto bene qualcosa da troppo tempo diventasse, in quello stesso tempo, non più piacere ma solo l’unica cosa che conta. Lo sogniamo così il riscatto di Messi. Il ripensamento, la presenza a sorpresa, il colpo di teatro, la vittoria. Vorremmo che lo sfogo di Messi fosse solo temporaneo, fosse un segnale. Vorremmo che questo si rivelasse il commovente ritorno alla normalità di un calciatore che chiede, in fondo, di essere semplicemente trattato come tutti gli altri. Il tempo ricucirà la sua ferita, consegnerà chissà anche gli stimoli. In Russia, sede fra due anni del prossimo mondiale, Messi potrà essere più forte di quel che è oggi. Più tranquillo, potrà catalizzare la rabbia in sana competizione perché avrà già chiesto con umiltà la mano di tutti. Così magari vincerà anche lì dove, lasciato solo, non è mai riuscito.

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