In risposta alla lettera di Pjanic

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Il commento alla cessione di Pjanic si è fatto attendere visto che la linea di pensiero deve restare fedele anche in certi casi. A tal proposito, ci ha messo del suo anche la speranza che ha continuato a vivere dentro di noi fino all’ultimo momento, mentre guidavamo a fari spenti sulla strada dell’incredulità. La stessa incredulità che ha pervaso i dirigenti della Roma durante gli ultimi giorni in cui si sono visti recapitare quella lettera. Siamo nel 2016 e restiamo consapevoli che il calcio non è più una questione di cuore, ma una continua rincorsa al vile denaro. Un calciatore ha tutti i diritti, come ogni lavoratore dipendente, di rescindere un contratto e cambiare maglia e società. È scontato che un ragazzo bosniaco di 24 anni, sfuggito alla guerra dei Balcani, di fronte a una proposta del genere crolli come un muro di carta pesta: la Juventus ha vinto 5 scudetti più altri titoli negli ultimi 5 anni e risulta normale che uno come Pjanic, che si è trasferito da Lione a Roma soltanto qualche anno fa, possa accettare un trasferimento in una squadra vincente come la Juventus.

Caro Pjanic, ciò nonostante vorremmo tutti rispondere alla tua lettera, come tu hai comunicato alla società il desiderio di diventare bianconero. Caro il nostro folletto bosniaco, noi prendiamo atto di quanto desideri, ma sono le modalità che ci lasciano delusi e anche un po’ arrabbiati. Tutti i rapporti sono a rischio di rottura e fa parte dell’ontologia stessa di essi, eppure la mancanza di coerenza e l’assenza totale di rispetto rientrano nella categoria dello spregevole.

All’inizio hai fatto credere, in collaborazione con i giornalisti, che il problema e la causa della tua decisione fossero della società. A Roma, ormai, basta poco per schierare i tifosi contro gli americani dopo le vicissitudini dell’ultima stagione e tu ne hai approfittato, tentando di pulire i tuoi sensi di colpa accusando loro di un mancato rinnovo oppure di un aumento non concesso. Poverino. Purtroppo a rovinarti i piani è arrivato Baldissoni, che per la prima volta da quando è alla Roma ha fatto una mossa intelligente sul piano della comunicazione ed è uscita una lettera in cui hai scritto alla società che avresti preso accordi con la Juve perché i bianconeri avevano deciso di pagare la clausola di rescissione.

E pensare che qualche anno fa, caro Pjanic, ti schieravi fortemente contro quei colori che sono sia vincitori sia macchiati dall’onta di calciopoli e altre ladronerie sotto gli occhi di tutti. Ci ricordiamo della tua battaglia contro la Juve e di quando dicevi che questa non sarebbe mai stata destinazione gradita. Sei un piccolo Emerson travestito da bosniaco e del notturno fuggitivo Capello ti manca soltanto il prognatismo. E adesso che sei a Torino, il sole di Roma non splenderà più per le tue punizioni o i tuoi assist. A Torino nessuno ti difenderà per le tue prestazioni discontinue, dato che giocavi una partita da campione e dieci da mediocre. La mediocrità che ti rappresenta in questo momento non ha limiti e non avrai più i tifosi schierati dalla tua parte anche dopo la combine con il tuo amico bosniaco (Dzeko) per farci umiliare in coppa Italia dallo Spezia.

A proposito, la tua svogliatezza caratteristica di gente come te e come Vucinic a Torino non porta bene e sarai, come lui, spedito in qualche paese arabo a dimostrare quanto effetto riesci a dare al pallone con le tue punizioni. Per tale ragione se volessi portare con te anche il tuo connazionale spilungone, che non ha chiaramente voglia di giocare, non farti remore e dividete le spese del viaggio per Torino.

Non preoccuparti per noi giallorossi, dimentichiamo in fretta, soprattutto chi si è comportato come te. Noi tifiamo la maglia, non il giocatore. Il nostro campione ce l’abbiamo dal 1993 e aveva anche speso parole di elogio nei tuoi confronti in qualche intervista, e tieni bene in mente che non abbiamo bisogno di un surrogato perché abbiamo l’originale.

Caro Pjanic, se la causa fosse stata davvero quella che ci volevi far credere sull’aumento o il rinnovo del contratto, forse avresti ricevuto ancora una volta l’appoggio di quel tifo che è fra i più calorosi del mondo. E invece no: hai richiesto esplicitamente di essere liberato e hai anche rinunciato a parte dei tuoi compensi per andare ad esultare sotto una curva di tifosi, che al massimo ti concederanno un applauso. Strano, questa rinuncia al compenso non è una mossa da vero mercenario, dovresti rivedere il significato di tale definizione sul dizionario. I veri mercenari (soldati che prendevano parte a un conflitto senza far parte di una nazione o di una fazione in conflitto) svolgevano un’attività al solo scopo di trarne guadagno, caro Miralem hai sbagliato anche con la questione della clausola.

A questo punto caro Pjanic, non ci sono più parole da spendere e forse troppe ne sono già state sprecate: vederti in questa foto con i pollici alzati e con quel sorrisino di chi è pieno di colpe, arricchisce il tuo spregevole curriculum. Ti ricorderemo terrorizzato come in questo video e ti auguriamo un “in bocca al lupo” per la tua nuova carriera sognando un intervento di Nainggolan quando verrai all’Olimpico, oppure un contrasto con il pacifico e pacato Kevin Strootman.

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