Roma Champions: male, male, male

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Real-Roma

Rma Champions: molto male sotto punti di vista. Salva la faccio solo Olsen, ma la Roma dell’anno scorso per ora non c’è

E’ chiaro che affrontare i campioni d’Europa in casa non è facile per nessuno e non lo sarà nemmeno in futuro. L’assenza di Ronaldo mercoledì s’è sentita appena sotto porta. Il resto dello squadrone, che vince la Champions da tre ani è intatto.

E’ altrettanto evidente, però, che dalla Roma post semifinale dello scorso anno, ci aspettavamo qualcosa in più. La maturazione mentale e caratteriale di Roma-Barcellona sembra essere già scomparsa. I giallorossi entrati in campo a Madrid erano una squadra, altro che all’italiana, si potrebbe dire quasi provinciale. Certo è ragionevole andare a Madrid e stringersi nella propria metà campo. Il Real fa possesso palla, cambia gioco da destra a sinistra, fa girare la palla in orizzontale e poi verticalizza e colpisce appena trova uno spazio. Però, un minimo di presenza in area avversaria dovresti farla.

Male: l’idea tattica

La prima cosa grave è dunque l’impostazione tattica data alla partita. Arroccarsi, stringersi nei propri venti metri può anche starci, ma quando riparti devi farlo con convinzione. La Roma del’altra sera non riusciva a presentarsi mai davanti a Navas. O mancavano le sovrapposizioni sulla sinistra o sulla destra o l’inserimento di uno dei dei due centrocampisti. Troppo statici sia Nzonzi che Zaniolo, l’esordiente di serata. Il Real puntualmente recuperava palla e riproponeva la sua trama. Il 4-3-3 di Di Francesco era praticamente un 4-5-1, stile Cosmi o Mazzone. Coperta davanti alla porta di Olsen e qualche palla verso Dzeko. Mai arrivata anzi. Le pochissime occasioni di creare pericoli da parte dei giallorossi venivano sprecate o da una corsa solitaria di Under o dalla poca personalità dei centrocampisti. Troppo facile, così, per Ramos e Varane controllare Dzeko.

Tutta sbagliata dunque l’impostazione tattica. Non da contrapiedista, ma da provinciale, che, di contro, però, non riusciva nemmenoa difendere con ordine. Infatti al terzo minuto un tale Bale stava già spezzando le gambe alle speranze giallorosse: buco clamoroso dei Fazio, aggancio e sinistro, fuori di niente. Per i primi venti minuti il Real sarà entro in area almeno quindici volte. La Roma subiva tutta l’iniziativa delle merengues: il giro palla di Modric e Kroos; le giocate spizzate di Isco e Bale, l’uno due fra i tre di attacco; i cross; i tiri da fuori. Un assedio. Ed è stato un portiere venuto dal Nord, in serata strepitosa, a negare il vantaggio Real, in tutti i modi.

I vecchi fantasmi di Manchester e Bayern

Era proprio una Roma versione 7-1 o 7-0 d’Europa. Tutti hanno pensato, stasera, al primo goal dei blancos, la Roma verrà stesa al tappeto. Eh sì, questo perché non c’era mai reazione ad ogni iniziativa Real. Squadra ferma, statica e disunita. Nervosa a tratti. E se non ci fosse stato il mitico capitan De Rossi, che ha coperto i buchi in area di rigore, i giallorossi avrebbero anche ceduto prima del 4o’. Per fortuna, rispetto, a quelle sconfitte umilianti, c’era Olsen in porta e il Real s’è divertito a sbagliare tutte le occasioni che aveva. Ma i fantasmi di un’umiliazione europea davvero hanno balenato nella testa di molti romanisti. Oddio, qua, ci massacrano stasera.

Male: un problema fisico

La Roma Champions è entrata in campo con un grave gap nei confronti del Real. Quello fisico. La squadra di Di Francesco era stanca mercoledì. Non tutta, ma alcuni uomini davvero erano imbarazzanti. Due su tutti: Fazio e Nzonzi. Tutti a chiedersi e giustificare l’esordio del talentino Zaniolo. Convinti che il ragazzo, a cui era stato affidato il compito di controllare un certo Modric, si sarebbe perso via. Invece, il giovane, pur giocando una partita da compito scolastico, per ora insufficiente, ha comunque dato prova di tecnica, corsa e coraggio. Proponendosi, anzi, più volte nelle minute ripartenze romaniste. Caso mai, è da chiedersi, perché c’erano in campo Fazio e Nzonzi. Non che siano le sole vittime sacrificali del processo dei tifosi, ma….le due figure più negative del Bernabeu sicuro. Infatti potremmo aggiungere anche le difficoltà di Kolarov nel proporsi sulla sua fascia o quelle di Under, che palla al piede, tentava di correre, ma non cercava mai i compagni. Quando una squadra è debole, lo è in tutte le sue parti. Tranne forse nel portiere, l’ancora di salvezza che non ti aspetti.

Ma si diceva di Nzonzi. Bene il francese ha sempre subito fisicamente il reparto contrapposto del Real. Non è mai riuscito a recuperare i metri a Modric e Kroos; mai ha fatto da filtro; né coperto nelle diagonali difensive; né s’è mai visto proporsi oltre i propri venti metri. Totale assenza. Una grave assenza. Lento, macchinoso, incapace di controllare la palla.

E Fazio? Una delle nostre sicurezze principali? Sempre in ritardo sulle chiusure, sempre in difficoltà sugli avanti del Real e perennemente puntato dagli avversari.

A entrambi un periodo di riposo non guasterebbe.

Ma il punto è che tutta la Roma arrancava dal punto di vista fisico. Non riusciva a star dietro al Real. Sopratutto quando i campioni d’Europa ripartivano velocissimi, con scambi rapidi e arrivavano nella nostra area. In quel caso i giallorossi non riuscivano a recuperare mai la palla ed erano in affanno. Sia perché troppi sbilanciati, in quelle poche situazioni offensive, che abbiamo proposto e sia perché proprio non avevamo benzina.

Anche, qui, senza dare alibi, alla squadra, la cosa sarebbe anche accettabile a inizio stagione. Ma, anche il Real avrà giocato sì e no cinque partite finora. Perché quella differenza?

Perché gli uomini chiave del centrocampo erano in due differenti condizioni. Modric: rapido, imprevedibile, corsaro e imprendibile. Nzonzi: lento, compassato e falloso. E così, in parte, si spiega la sconfitta in Spagna. Se non hai le gambe, se non le senti, se non hai fiato, c’è poco da fare, gli altri non li prendi.

Roma Champions: è anche un problema mentale

Va bene che il fisico non regga lo sforzo. Però la mente dov’era? Come detto prima la Roma messa in campo a Madrid era una Roma vecchio stampo: impaurita, distratta e frettolosa. Senza troppe trame di gioco, se non la speranza che Dzeko, facendo salire le ali (più basse che alte) potesse creare problemi alla difesa madrilena. Peccato che se il centrocampo non accompagna, non è così semplice fregare uomini di qualità come Modric e Casemiro. Infatti la Roma era sempre recuperata. Ma dell’idea di gioco abbiamo già detto. Il nodo più stringente, per il presente e il futuro, è la testa. I ragazzi di Di Francesco erano spaventati. Alcuni erano esordienti (Zaniolo), altri giovani (Under). Le gambe tremavano. Era una Roma incartata e insicura. La stessa, per intenderci, delle sconfitte pesanti europee. Strana la cosa. Anzi, ancor più deludente. Tutti, dopo l’exploit dello scorso anno, ci aspettavamo una squadra maturata, decisa e intraprendete. Nessuno chiede di ammansire il galattico Real Madrid. Ma nemmeno di presentarsi nell’area avversaria 4 volte in 90′. E’ un po’ troppo poco per aspirare a rifare la Champions dello scorso anno.

Ma qualcosa di positivo c’è?

Sì, come in tutte le situazioni, c’è sempre qualcosa di positivo. L’abbiamo detto prima. La super prestazione di Olsen, che è confortante per il futuro. Il portiere svedese aveva destato alcune perplessità in qualche situazione di gioco. Direi che dopo le numerose parate di mercoledì, non avremo trovato un nuovo Alisson, ma un gran bel portiere.

La seconda cosa che conforta tutti i romanisti è il calendario.  Affrontare Viktoria Plzene e CKA Mosca non è una cosa affatto proibitiva. La Roma dovrà fare almeno 9 punti. La condizione fisica salirà sicuramente e anche Eusebio troverà la quadra. Magari un Cristante al posto di Nzonzi o un  Kluivert meno in tribuna.

Ora più che mai, fiducia nella Roma. Servirà l’appoggio dei tifosi, proprio adesso. A partire da domenica pomeriggio alle 15:00 a Bologna.

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