Post Roma – Inter: la parola alla difesa

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Inter sconfitta all’Olimpico: un passo indietro, soprattutto dal punto di vista difensivo, mentre il gioco prodotto in avanti è stato comunque godibile

Partiamo da un presupposto: uscire sconfitti contro la Roma all’Olimpico con un gol di scarto, subito tra l’altro nei minuti finali, può capitare. Non si tratta di una sconfitta scandalosa o di una tragedia.

Bene, chiusa la piccola premessa, per accontentare tutti devo scrivere le solite critiche di pancia che l’universo Inter scarica a vagonate dopo qualsivoglia sconfitta. Per un’analisi più approfondita ed oggettiva rimando al paragrafo successivo.

Modalità tifoso interista impaziente e pretenzioso attivata: abbiamo perso due partite in quattro giorni, e aggiungiamoci anche il pareggio col Bologna, dove vogliamo andare? Siamo settimi, con i soliti problemi ed i soliti errori, un altro anno già buttato, non se ne può più. I giocatori sono inadeguati, siamo passati dagli eroi del Triplete a queste pippe qui: Santon è da Lega Pro, Murillo è peggio di Ranocchia, Icardi pensa solo a fare il galletto su Instagram e Medel ha i piedi quadrati. Pure Joao Mario era solo un bluff, a Roma ha fatto pena e questo è il suo vero valore. Farà la fine di Kondogbia, che fosse per me andrebbe ai lavori forzati. Poi De Boer è un incompetente, mette Jovetic in un momento così importante ed infatti cosa succede? Quello va a fare un fallo stupido da cui nasce il gol della Roma. Vergognosi, non meritate di indossare questa maglia!

L’elenco potrebbe andare avanti per altre decine di righe, ma per necessità di sintesi preferisco omettere, tanto trovate tutti i commenti del genere sotto i post dei profili social dell’Inter. Certo, qui nessuno vuol negare che non vi sia stato un piccolo passo indietro rispetto alle scorse settimane, perché la squadra vista contro Juventus ed Empoli aveva mostrato una compattezza ed una solidità che negli ultimi giorni si è un po’ persa. Va detto che giocare all’Olimpico contro la Roma non è mai facile e l’Inter ha spesso e volentieri sofferto, se non perso, anche negli anni in cui dominava il calcio italiano. Per questo perdere nel big match dell’ultima giornata era preventivabile, soprattutto vista la necessità di rivalsa dei giallorossi in campionato dopo la sconfitta con il Torino. Non si è però assolutamente assistito ad una dimostrazione di superiorità degli avversari e la gara è stata decisa da episodi, che avrebbero potuto cambiare il risultato anche inversamente.

Volendo partire da cosa non è andato bene, è evidente che l’Inter abbia ballato fin troppo in difesa. A mettere in difficoltà i nerazzurri è stata principalmente la velocità di Salah, che ha ridicolizzato Santon e Murillo in più occasioni. Fortuna che c’era un super Handanovic in giornata di grazia. Il colombiano sembra lontano parente di quello ammirato nei suoi primi sei mesi interisti e sorprende vederlo arrancare nella sua caratteristica più spiccata: la fisicità. Però sappiamo che alternative migliori non ce ne sono e quindi almeno fino a, gennaio, lui è il titolare inamovibile con Miranda, sperando che riesca presto a riprendersi e a tornare a formare un muro stabile col brasiliano, dimenticando la partenza horror di questo primo mese e mezzo. Che Santon non fosse fisicamente in grado di tenere il passo dell’egiziano lo si sapeva a priori, tanto più dopo gli acciacchi da cui ancora si sta riprendendo. Anche qui, però, le alternative non erano troppe: Nagatomo, per quanto più veloce, non brilla per affidabilità, D’Ambrosio è anch’egli in fase di appannaggio e lasciare il giovane Miangue allo sbaraglio contro la freccia giallorossa sarebbe stato un harakiri praticamente certo.

Anche perché dall’altra parte rientrava in campionato Ansaldi, che deve ancora recuperare la forma migliore dopo l’infortunio, ed infatti ha costretto De Boer al cambio con Nagatomo nella ripresa. Sostituzione che invece in condizioni normali l’olandese avrebbe potuto sfruttare per inserire forze fresche in attacco. La stessa situazione che si è creata con Joao Mario, vero bilanciere dell’equilibrio Inter. Il portoghese ha recuperato in extremis e non poteva essere al top. Lo si è rischiato perché il gioco valeva la candela ma non è mai riuscito ad entrare in partita, costretto poi a lasciare il posto a Gnoukouri. Delle precarie condizioni dell’ex Sporting ha sofferto anche Medel, che si è trovato spesso e volentieri a correre a vuoto. Anche dal mancato filtro del centrocampo sono derivati i problemi dietro, con imbucate troppo facili. Situazioni di ripartenza, che si potrebbero arginare solo con un perfetto posizionamento, cosa che tolto Miranda, manca in quasi tutti i difensori nerazzurri. Si consigliano ripetizioni extra dal brasiliano per rimediare in fretta.

Nonostante tutto la partita è stata comunque piacevole, giocata a ritmi molto alti e l’Inter ha avuto diverse occasioni, aiutata anche da una Roma che allo stesso modo non gode di una difesa impenetrabile, tutt’altro. Qualcuno l’ha definita la classica partita da Premier League: gioco veloce, prevalentemente offensivo e difese sbarazzine. Tanto spettacolo ma poco equilibrio. A brillare è stato principalmente Banega, autentico faro della notte nerazzurra. L’argentino sembrava l’unico in grado di illuminare ogni qualvolta toccasse palla, sia che si trattasse di servire i compagni, sia di concludere a rete. Un gol, un clamoroso palo dalla distanza e tante giocate deliziose. Imprendibile.

Più in ombra Icardi, che si è dato al lavoro sporco e ha servito l’assist a Banega, pur rendendosi sfortunato protagonista della carambola che ha fatto finire in rete il colpo di testa di Manolas. Quello che forse è mancato all’attacco nerazzurro è stato l’apporto decisivo delle ali: Candreva e Perisic non hanno vissuto la miglior serata, nonostante gli ampi spazi a disposizione. Il croato non ha saputo approfittare delle praterie lasciategli da Bruno Peres, mentre l’ex laziale ha forse patito l’importanza personale del match, risultando nervoso. Aveva visibilmente voglia di spaccare la partita perché la sentiva più degli altri, ma questo lo ha portato ad essere impreciso o troppo egoista in alcune situazioni. Il tutto nonostante si trovasse davanti quel Juan Jesus che a Milano non ricordiamo sicuramente come la versione potenziata di Baresi. Che poi se Szcezny non si si fosse improvvisato Superman per un istante, Candreva ci avrebbe comunque regalato un eurogol nel primo tempo. Ma a quanto pare i portieri riscoprono i super poteri solamente sulle sue conclusioni al volo, come accaduto già una settimana prima contro il Bologna. Provaci ancora Antonio.

Purtroppo le riserve non sono sempre all’altezza della situazione, soprattutto quando le scelte sono obbligate. Al netto di una panchina con nomi quali Gabigol, Kondogbia, Eder ed una tribuna con Brozovic e Biabiany, hanno fatto il loro ingresso Nagatomo, Gnoukouri e Jovetic, fino a questo momento ai margini del progetto, ma chiamato da De Boer a provare a riagguantare la partita. L’olandese ha affermato che il numero 10 si era allenato bene ed era in forma, ma sappiamo tutti che non è un’ala, e che proprio per questo non trova troppo spazio. Infatti lo ha dimostrato nel ripiegamento in difesa e in quel maldestro fallo da cui è nata la punizione evitabile che ha dato il via al definitivo vantaggio della Roma. Non va messo alla gogna il montenegrino, così come non va messo De Boer, ma con un piccolo di attenzione in più staremmo probabilmente parlando di un risultato diverso.

Continuando a crescere anche partite del genere le si riuscirà a portare a casa, bisogna avere pazienza, soprattutto nei giudizi che altrimenti cambiano ogni tre giorni. E nel frattempo non perdere di vista l’obiettivo reale, che è quello di rientrare fra le prime tre. Sotto questo punto di vista, dando la Juventus per sicura tra le qualificate in Champions, la corsa è da farsi principalmente sulle due avversarie più accreditate: Napoli e Roma. Gli azzurri, al secondo posto, distano solo tre punti, siamo solo alla seconda giornata e nel prossimo turno si affrontano proprio Napoli-Roma e Chievo-Milan, per cui almeno due delle squadre che ci sono davanti perderanno terreno.

Il campionato è una maratona, non uno sprint.

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