Roma, una disfatta dalle origini lontane

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photo by www.forza-roma.com

Roma, una disfatta dalle origini lontane. Era il 1990 e sulla panchina della Roma sedeva Ottavio Bianchi. A quei tempi l’amato/odiato principe, Giuseppe Giannini, ebbe un diverbio con l’allenatore e fu destituito dal suo ruolo di capitano in favore di Voeller. Ieri sera la scena si è ripetuta dopo 26 anni: De Rossi titolare non aveva la fascia al braccio in favore di Alessandro Florenzi. Che non si creino casi, che non si scrivano sceneggiature da fiction argentine stile Madrigal e Luiz, che non si dica che qualcosa comincia a scricchiolare. Il regolamento di Spalletti parla chiaro: in seguito a una “scapocciata” come quella contro il Porto, l’atleta colpevole deve essere punito. Ma perché schierarlo titolare, allora? Perché non lasciarlo in tribuna per sottolineare l’esemplarità della punizione? Se il tecnico di Certaldo avesse lasciato Daniele in tribuna, chi avrebbe potuto prendere il suo posto, Paredes? Se così non è stato e l’argentino riscalda ogni domenica la panchina, perché elogiarlo in quel modo durante le conferenze d’inizio stagione?

Domande su domande. Le solite questioni che il tifoso giallorosso si pone ogni post partita, ogni volta che una settimana deludente come la scorsa si conclude. Ieri l’hanno fatto di nuovo: la Roma è passata in vantaggio con il rigore di Perotti. In seguito, nella seconda frazione di gioco, con l’ingresso di Dzeko si è presentata in campo più spumeggiante e grazie a una torre/sponda del bosniaco Kevin Strootman è tornato al goal dopo 2 anni e qualche mese. Dopo qualche minuto il Cagliari ha accorciato le distanze con il sempre simpaticissimo Marco Borriello, che quando vede giallorosso si infoia più dei momenti in cui ha di fronte le curve della sua ex argentina.

Lo spazio per i commenti sotto l’articolo è a vostra disposizione per dirci chi di voi non ha pensato, dopo il goal di Borriello, che il Cagliari avrebbe pareggiato. Alzi la mano e scriva un commento chi, dopo il primo goal del Cagliari, non ha pensato “questi pareggiano”. Chi dovesse pensare il contrario non ha mai visto una partita della Roma. Chi dovesse pensare diversamente probabilmente non conosce nemmeno i colori sociali della squadra della capitale. Chi avesse pensato il contrario, dopo il goal di quello che si allena più fra le lenzuola che sui campi di calcio, si è sbagliato ancora una volta. A smentire i creduloni ci ha pensato il “gigante” Sau, che ha sovrastato i due centrali della Roma e l’ha messa alle spalle del nostro portierone polacco. La partita di ieri e l’essenza stessa della squadra giallorossa è tutta nell’azione di quel goal. In primis il disimpegno di Florenzi che ha avviato l’azione del pareggio del Cagliari: poco prima della rete di Sau, il nostro bello di nonna al minuto 87 ha ben pensato con il pallino in nostro possesso di disimpegnare passando il pallone verso il centro del campo, al limite della propria area. Occorre ricordare al nostro Alessandro che nei primi giorni di scuola calcio, anche sui più sperduti campi di provincia gli allenatori dei pulcini, finanche quelli che si presentano al campo ubriachi e con la maglia sporca di sugo, insegnano che il pallone si “spazza” verso l’esterno anche a costo di spedirlo in tribuna e colpire in faccia la propria nonna. Eppure sull’azione del goal non è il solo responsabile: il tuffo di Szczesny in uscita su Sau ci ha fatto pensare che il portierone polacco deve aver seguito un corso di acrobazie circensi questa estate, mentre aspettava il trasferimento bis dall’Arsenal alla Roma. Aveva forse visto un Pokemon? Era contento di vedere Sau e ha provato ad abbracciarlo? Non c’è una risposta, ma l’unica cosa sicura è che non abbia visto il pallone.

Per i non romanisti sembrerebbe un pareggio, che ci può stare. Un momento sfortunato della squadra da cui prima o poi si uscirà, e invece quelli che conoscono bene le dinamiche sanno che adesso è il momento degli sciacalli e inizierà la girandola delle illazioni e si dirà che Florenzi e De Rossi sono contro Spalletti così come il capitano. Via i romani dalla squadra oppure la Roma ai romani. Manolas soffre perché vuole il rinnovo e Szczesny ce l’hanno rimandato dall’Emirates perché fuma stupefacenti. I giocatori sono fuori ruolo e gli americani devono tirare fuori i soldi. Poi ci sarà chi darà la colpa a Spalletti dicendo che l’allenatore conta, ma d’altro canto sentiremo anche quelli dalla parte del mister che incolperanno i giocatori di non correre e non impegnarsi. E nascondiamoci di nuovo dietro il nostro “siamo già fortunati di essere nati romanisti” e andiamo avanti, tanto ci abbiamo fatto il callo e continueranno a prenderci in giro usando gli stessi trucchetti degli anni 70, 80 e 90. L’immagine emblematica di Spalletti disperato, che batte i pugni a terra (qui il video), non promette bene: lungi da noi essere disfattisti, ma avere qualche preoccupazione è più che lecito.

Per fortuna ci ha salvati la porchetta: al Roma club Milano Aldo Maldera (qui la pagina del club) in occasione dell’open day, 92 lupacchiotti residenti nella città meneghina hanno divorato ben 10 chili di maialino arrosto con tanto di limone in bocca.

Spazio ai vostri commenti a cui risponderò nel più breve tempo possibile!

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