RONALDINHO, L’ETERNO BAMBINO SORRIDENTE DA’ L’ADDIO AL CALCIO

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Era nell’aria già da qualche mese. Negli ultimi giorni è arrivata l’ufficialità: Ronaldinho Gaucho appende gli scarpini al chiodo. Saluta il calcio giocato uno dei giocatori più tecnici, spettacolari e migliori di sempre!

Se oggi si chiede ad un ragazzino chi sia il suo idolo calcistico, oppure chi vorrebbe diventare da grande, ti risponderebbe ”Messi” (con molta probabilità). 10 anni fa, l’idolo di tutti i bambini era invece Ronaldinho. Quando si è piccini si pensa solo a divertirsi, specie su un campo da calcio. È sempre nei bambini che si trova l’essenza delle cose. Nei bambini e, appunto, in Ronaldinho. Lui GIOCAVA a calcio, per lui era realmente un gioco, un divertimento, non c’era altro. Questa è una caratteristica tipica di tanti brasiliani, ma come lui davvero pochi.  Ed era proprio ciò che portava ogni bambino ad immedesimarsi in lui ogni qualvolta toccasse un pallone.

A livello di carriera, probabilmente Dinho avrebbe potuto fare meglio. Sia chiaro, ha comunque fatto una carriera che tutti sognerebbero, vincendo molto e raggiungendo anche il Pallone d’Oro nel 2006. La pecca è che, come molti brasiliani, il suo periodo al top non è durato molto. Diciamo che il periodo d’oro del Gaucho va dal 2003/2004 al 2006/2007, poi un calo (anche e, soprattutto, fisico) abbastanza drastico che lo han portato ad essere un giocatore quasi finito subito dopo i 30 anni. E’ questa la differenza con molti altri grandi campioni del calibro di Messi, Cristiano Ronaldo, Zidane, Henry, Raul, Del Piero, Totti etc, capaci di rimanere al top almeno 10-15 anni.

RONALDINHO: LA DEFINIZIONE DI SPETTACOLO

Se consideriamo Ronaldinho nel suo periodo top, nel quale ha vinto il Pallone d’Oro, il discorso cambia decisamente, e dire che quel Ronaldinho sia quantomeno sul podio dei migliori di sempre, non è assolutamente un’eresia. Stop allucinanti, elastici, no-look, rabone, colpi di tacco in tutte le salse  più volte nella stessa partita, oltre che una grandissima visione di gioco, una grande dote nella rifinitura e nella conclusione a rete. Ogni volta che toccava palla c’era la sensazione che avrebbe incrementato ulteriormente lo spettacolo. Ecco, lo spettacolo. Era quello che il Gaucho ha sempre garantito con continuità nella sua carriera, sia nel Brasile, che in Psg e Barcellona e anche nel periodo di calo nelle successive esperienze in tutto il mondo. Al Milan lo sanno bene. Già vedere il suo riscaldamento valeva il prezzo del biglietto! Forse non il più forte, decisivo e vincente, ma il giocatore più spettacolare di sempre!

RONALDINHO E IL PALLONE, L’UNIONE PERFETTA

Con il suo addio se ne va un gran bel pezzo di calcio. Perché intriso nel nome di Ronaldinho c’è il vero significato, la vera essenza di questo magnifico sport. Perché molto spesso, in questo calcio fatto di professionisti, di soldi, di situazioni di mercato particolari, di dinamiche finanziarie, di conferenze stampa e interviste, di polemiche arbitrali, di sfottò tra le tifoserie, ci dimentichiamo che prima di tutto il calcio è un gioco. E il fuoriclasse brasiliano lo ha sempre vissuto come tale: un puro divertimento, come quando giocava sulle spiagge o sulle strade brasiliane da bambino. Sicuramente questo addio è pesante per tutti noi appassionati di calcio, ma peserà anche molto a lui stesso  non poter essere più a contatto con ciò che lo rendeva felice, che lo faceva sempre sorridere: essere a contatto con un pallone e con un campo da calcio. OBRIGADO, GAUCHO!

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