Rubrica Amarcord – Il 10 più amato – Capitolo friulano

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La Rubrica dedicata al 10 più amato è tornato. Oggi faremo tappa a Udine dove il nostro blogger tifoso Antonino ci ha raccontato il fantasista che l’ha fatto più emozionare e con il quale ha i ricordi più vivi. Siete stanchi delle parole e volete leggere l’intervista? Eccola qui!

1)Qual è il numero 10 della tua squadra del cuore che ti ha fatto emozionare di più?

1)”Forse è un pò troppo recente, ma la nostalgia già incalza. Sicuramente,      per averlo visto giocare, dico Antonio Di Natale. Lui è stato il calciatore che ha cambiato la mia visione di peso specifico per l’attacco. Io, sono molto amante delle torri, tanto che nei vecchi PES non mancavano mai nella mia rosa della Master League, gente come Tore Andre Flo oppure Emil Heskey. Invece lui, folletto partenopeo, è riuscito a farmi ricredere proprio nelle sue stagioni al top, quando era schierato da prima punta con al fianco quell’altro folletto di Alexis Sanchez. Il suo talento era/è innato, impossibile da replicare.”

2) Qual è il suo goal che ti porti nel cuore?

2)”Come estetica, reputo la doppietta alla Reggina, qualcosa di inarrivabile. Distorcere le leggi della fisica nella stessa partita e in quella maniera là, era qualcosa di impensabile. In tutte e due le giocate, è racchiusa la chiave del suo talento, da insegnare nelle scuola calcio. Per importanza, il rigore contro il Bari, pesantissimo, che portò i 3 punti fondamentali per la corsa in Champions League.”

3)La vittoria o il trofeo, riferiti a lui a cui sei legato?

3) “Purtroppo siamo impossibilitati a parlare di trofei, ma la vittoria che non dimenticherò, è stata quella col Catania, al Massimino, dove nel 2012, un gol praticamente impossibile da fondo campo, ha regalato la vittoria, è altro pass importante per la lotta alla Champions League.”

4) C’è un numero 10 di qualche altra squadra che porti nel cuore?

4) “Il numero 10, al giorno d’oggi sta diventando un numero come un altro. E’ stato assegnato a Thiago Motta negli ultimi europei per fare un esempio. Eppure di grandi campioni ne abbiamo avuti parecchi, ma di tutti, quello che non dimenticherò mai e che apprezzo di più sarà sicuramente Roberto Baggio. La sua umiltà rimane semplicemente alla base della sua bravura, perchè, anche se a fine carriera, affrontare campionati con Bologna o Brescia non è propriamente come farlo con squadre di vertice. Il suo talento innato è stato condito da una sfortuna molto canaglia che lo ha abbracciato nei momenti più importanti della sua carriera. Deluso da ciò, ha insegnato calcio in provincia, ma se a Brescia nella stessa annata troviamo Baggio, Toni e Guardiola, forse la provincia è stata solo vista sulla cartina.”Bene, un altro capitolo dedicato al dieci più amato termina qui. A presto, con altri capitoli.

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