Runneremotions: emozioni da Regina

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Foto della squadra della runner Giulia Calamai presso IL castello di Piazza delle Carceri - Prato

Runneremotions: nuova rubrica per gli appassionati delle emozioni sportive. Una vera runner che ci riporta le emozioni di questa attività sempre più in ascesa.

Nell’attuale società moderna sta  dilagando la “moda” della corsa. Il motivo è semplice. Tutti, bene o male, la sanno fare, non ci sono corsi specifici, non necessita di costosi abbonamenti in palestra. Basta comprare delle scarpe, un pantaloncino, una maglietta, uscire per strada ed iniziare a muovere le gambe. Fra chi corre, però, c’è da fare una distinzione. Ci sono quelli che corrono più o meno a perdita di tempo e, poi, ci sono loro: i runner. Io appartengo alla seconda categoria, un po’ “per sbaglio”, un po’ per necessità. Il mio lavoro ed un’operazione all’addome non mi permettono di fare altre attività sportive.

Runneremotions: l’inizio di tutto e la Regina

Così mi sono iscritta ad una squadra ed ho iniziato a prendere più seriamente questa attività. Dietro a questo sport c’è tutto un mondo, ma le sensazioni che ti lascia dentro sono impagabili. E’ per questo che ho iniziato a maturare l’idea di correre la distanza per eccellenza. Quella cui ambiscono tutti i runner, i famosi 42,195 km: la maratona, che da noi runner viene chiamata la Regina.

Della Regina devi avere assoluto rispetto, non puoi improvvisarla. La corsa è fatta del 90% di “testa”, cioè è ovvio che c’è il movimento fisico, ma è la tua mente che ti dice che devi correre. È fondamentale sapersi convincere di affrontare così tante ore sulle tue gambe.

Runneremotions: la mia prima Regina

Il giorno della gara, alla partenza, ho il cuore in gola. So che mi aspetta un duro sforzo fisico e spero che quest’ultimo mi supporti per tutti i 42, 195 km. Così inizio a correre piano, dapprima, perché i muscoli sono ancora freddi, chiudo gli occhi respiro e chiedo ad ogni cellula del mio corpo come si sente e la risposta è sempre la stessa: BENE.

I km passano e lo sento anche dal “beep” del conta passi che, volutamente ignoro, tanto so che la distanza è quella. La mia mente inizia a liberarsi e sgombrarsi dai brutti pensieri, mi lascio accarezzare dalle emozioni fisiche e non, penso al duro allenamento che ho fatto per correre tutta quella distanza, alle odiate ripetute, che tanto ti aiutano dopo che hai corso 30 km. Passano i chilometri la stanchezza inizia a farsi sentire, ma io non mollo, perché so che ho la capacità di arrivare fino alla fine, e di tagliare il traguardo, perchè la maratona è un viaggio dentro noi stessi e si corre pensando all’affetto di tutti, ma si corre da soli, con i nostri pensieri belli o brutti che siano.

Mi cullo ogni piccolo dolore muscolare ed ogni goccia di sudore, perché sento che ben interpretano il mio sentire interiore. E quando arrivo a correre quei metri finali, che sembrano infiniti, con le lacrime agli occhi e le urla della gente ecco lì ci sono solo io, le mie gambe ed i miei pensieri, la mia gioia e, a quel punto, ripeto sempre a me stessa una frase: nella maratona il vero miracolo non è arrivare, ma aver avuto il coraggio di partire.

Ed io, quel coraggio, l’ho già avuto per 4 volte.

A cura di Giulia Calamai

In foto Giulia Calamai dopo l’arrivo della maratona

 

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