Russia Egitto: se la Russia gioca come Zobnin, Gazinskiy e Cheryshev…

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La Russia batte l’Egitto con un netto e meritato 3-1. Non è il risultato a interessarci, ma la combattività di alcuni suoi giocatori fra cui Cheryshev.

Cheryshev: il ragazzo Re Mida del momento

Ci sono ragazzi che giocano le competizioni europee e poi spariscono. Ricordate Goetze o Kleberson o Diouf o Grosso. Eppure in quell’istante fanno la storia. Perché compiono qualcosa di straordinario: ricompattano i tifosi nazionali attorno a un simbolo. Denis Cheryshev, per ora, entra nell’elenco lunghissimo di chi lascia un segno nei Mondiali. Dopo Russia – Egitto è il simbolo di una nazione, che da miscredente diventa credente e convinta sempre di più. Non è bello da ammirare come il talentino Golovin, i cui piedi educati sembrano destinarlo a un futuro d’oro. Ma è il Re Mida di madre patria Russia. E per ora basta così. Sono sufficienti per ora i numeri a osannarlo: 3 reti in 2 partite e una qualificazione agli ottavi già messa in portafoglio.

Come diceva il caro Canà “Cheryshev è la Russia, la Russia è Cheryshev”. Così il giocatore, semisconosciuto del campionato spagnolo, si ritrova ad un tratto sulle copertine della propria nazione. Non perché sia affascinante, ma efficace. Sa inserirsi quando c’è da farlo. Sa segnare quando serve e sa correre e proporsi quanto basta. Se la Russia ora può guardare con più fiducia a un Mondiale, sì giocato in casa, ma finora ben giocato è merito di facce come quelle del ventisettenne Denis Cheryshev.

Cheryshev, Zobnin, Gazinskiy: tre uomini chiave

Ma l’ala russa varrebbe poco o nulla, se affianco a lui non avesse combattenti di puro sangue come Zobnin e Gazinsky. Anche costoro, questi sconosciuti, ieri sera sono saliti in cattedra. Non per entrare nel tabellino marcatori, ma per come hanno supportato la nave russa per novanta minuti. Sono uomini come questi a esaltare il pubblico ancor prima che Dzyuba chiuda i conti contro i nordafricani. Mediani che corrono, coprono, giocano con la testa e con il cuore. Sono il centro pulsante di una compagine che, Mondiale in casa o meno, vuole cancellare la figuracce di Euro 2016. Vuole riprendersi onore e pubblico. E lo sta facendo. Anche ieri, ancor prima del primo autogoal egiziano, i russi giocavano come sollevati dal loro vento freddo e potente. Rapidi, incisivi, cattivi, determinati e concreti. Non hanno stradominato l’Egitto, ma hanno concesso alla squadra di Salah davvero poco palcoscenico.

Zobnin e Gazinskiy hanno davvero dominato a centrocampo. Hanno sovrastato la metà campo egiziana, hanno tenuto palla, hanno aizzato la folla con le loro semplici giocate.

Russia – Egitto: la partita

L’Egitto a parte poche palle giocabili non ha mai impresso alla partita il proprio marchio. La Russia sembrava spiritata. Il risultato è un 3-1 corretto e sentenzioso. I padroni di casa hanno subito imposto il proprio ritmo. Si sono fatti subito vedere dalle parti del portiere avversario. La palla girava dalle fasce al centro, con gli esterni e i terzini a sovrapporsi e creare superiorità e con i centrocampisti a tampinare e offendere. Poi fra un cross, un’idea, un cambio passo di Golovin o Cheryshev bastava poco per innescare Dzyuba. Il gigante sebbene segni non è molto in forma e anche ieri poche volte ha fatto la giocata precisa e giusta. Poco importa, su quella palla in area, gli basta il tunnel e un’andatura goffa per chiudere la partita.

Russia 2018: il capolavoro di Cherchesov

Difficilmente gli allenatori baltici sono dei papà con i propri giocatori. Anche Cherchesov non sembra spiccare all’apparenza per simpatia. Ma, bisogna dirlo, ai suoi ordini la squadra gira a mille. Se l’Arabia Saudita era a detta di tutti un test poco valido, l’Egitto della stella internazionale Salah era uno scoglio di non poco conto. Peraltro campione d’Africa in carica. Eppure i ragazzi di Cherchesov, quelli come Golovin, Cheryshev, Zobin e Gazinskiy   lunedì sera hanno ridimensionato i campioni africani. La Russia sembra avere nelle gambe e nel sangue una fiducia nuova. Dopo sette amichevoli con sette sconfitte, nessuno l’avrebbe già data per qualificata alla seconda giornata. Invece Cherchesov ha dato un ordine e una quadratura. La difesa sa alzarsi e abbassarsi. I centrocampisti sanno comprimere ed espandere. Il reparto avanzato sa offendere con i muscoli e con la raffinatezza. E’ presto per cantare vittoria e immaginare una squadra russa ai quarti o semifinali, ma non è nemmeno così tardi per non sognarlo.

Verso Russia – Uruguay e poi gli ottavi

Ora arriva l’Uruguay di Cavani e Suarez. Ci si gioca un primo posto, che conta molto. Ci vorrà la grinta del trio Zobnin, Gazinskiy e Cheryshev per sconfiggere i sudamericani rapidi e pericolosi.

Ma se i russi entreranno in campo con quella voglia di correre e mordere il campo, il cannibale Suarez dovrà ricorrere ai morsi per fermarli. 

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