#SaveMancini

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Tempo fa un simpatico hashtag spopolò sul web. Riguardava il croato Mateo Kovacic ed il suo difficile rapporto con l’allora allenatore dell’Inter, Walter Mazzarri.

L’idea fu bombardare in rete il suo salvataggio e scongiurare una cessione che pareva sempre più inevitabile. Oggi a impersonare la parte del genio solitudinario non è più un calciatore. Da Milano Kovacic è andato via dodici mesi fa. Da quasi due anni, in panchina, siede Roberto Mancini. Tutto bene fino a pochi mesi fa, almeno nei rapporti con la proprietà Thohir. Lui presidente un po’ assente, e Mancini manager a tutto campo, con delega al mercato, tanto da suscitare persino ilarità per le chiamate continuative ai suoi pupilli a caccia di un sì in direzione nerazzurra.




“Se ho chiamato qualcuno? Devo fare una ricarica, ho finito i soldi…”, disse scherzando esattamente un anno fa dal ritiro di Riscone di Brunico. Shaqiri, Podolski, l’onnipresente ma mai raggiunto Yaya Touré. E poi ancora: Kondogbia, Felipe Melo, Eder. Mancini, altalenante nei risultati, dava impronte in senso british ed era complessivamente felice. Era, appunto.

Tutto è cambiato con l’avvento dei cinesi e il nuovo epocale passaggio di consegne che un Mancini nuovo ha mantenuto (per ora) in panchina. Nessun confronto sul mercato, solo trainer per allenamenti e schemi questa volta. In Usa in questi giorni ha lanciato frecciate. La coperta è corta e lui, Mancini, non è abituato a ragionare al risparmio. Da circa 24 ore abboccamenti fra le parti, un po’ forzati, vanno in scena negli Stati Uniti.

Tregua o rottura? Pare che la prima ipotesi stia prendendo piede con chirurgica e non convintissima progressione. Nessuno slancio, per ora, e contrasti ribaditi. #SaveMancini è l’hashtag che lanciamo per dare voce 2.0 al momento. L’uomo solo per scelta di altri ma anche sua, il capriccioso, da sempre divide a metà l’opinione pubblica. Non foss’altro per questo, uno così, andrebbe salvato.

 

Foto: panorama.it

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