Sfumature bianconere: Allegri e lo stile Juventus

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Ci provano ma Allegri non ci casca.

Il mister non cade nella trappola. Nemmeno a caldo, quando a ragionare non è la testa ma spesso la pancia.

Quello che conta è la partita sul campo che è da sempre condita di azioni spettacolari e stop ad inseguire. Da concentrazione e rilassamento. E anche da episodi, questo è vero.

Ma anche fuori dal campo ci sono gli imprevisti e il mondo si divide tra chi li accetta e cerca di superarli e chi continua a rimuginarci incolpando il destino, il fato “o tiemp, Dio o chelle che ‘rè”.

Allegri, fin dal suo primo arrivo a Torino, ha cominciato a costruire la mentealità europea di questa squadra. Cosa che qualche predecessore non era stato in grado di fare. Non ha incolpato il fatturato o i ristoranti costosi ma ha abbassato la testa e ha lavorato sempre nella stessa direzione.

La sua reazione a chi gli chiedeva cosa pensasse del monumentale rigore non concesso, anzi, prima concesso e poi negato per un fuorigioco inesistente, è stata esemplare.

Fesserie.

Regalare il primo tempo all’Atalanta è stata una stupidaggine. Una di quelle cose che fanno arrabbiare il mister di Livorno.

Prendere un gol in mischia a fine primo tempo è un segno di distrazione, di non aver approcciato la partita nel modo giusto.

Infatti sicuramente le mura degli spogliatoi avranno tremato all’inverosimile. L’effetto è stato che la Juve è entrata in campo nel secondo tempo con l’atteggiamento giusto finalmente.

Nel giro di pochi minuti la punizione di Pjanic è stata corretta in rete dallo juventino che non ti aspetti. Quello Spinazzola che sta esplodendo a Bergamo ma che è di proprietà della Juve e che potrebbe ritornare a casa per confermare le splendide prestazioni di questa annata.

A parte ieri, naturalmente.

Gasperini era infuriato con il laterale oltre che per il gol, anche per essersi perso Dani Alves nell’azione del raddoppio.

In realtà il secondo tempo è stato giocato costantemente non solo nella metà campo atalantina, ma proprio a ridosso dell’area. E il gol di Dani Alves è stata la conseguenza della supremazia della squadra nel secondo tempo e nella crescita del laterale brasiliano.

La crescita di Dani Alves

Allegri gli ha fatto fare un bel po’ di panchina a inizio campionato quando sembrava fosse venuto alla Juve per vivere di rendita rispetto alla sua carriera.

E poi pochi si sarebbero aspettati miglioramenti in un calciatore all’alba dei 33 anni.

Invece Allegri ci è riuscito, ha indovinato la scelta di far uscire Cuadrado per Lichtsteiner nonostante il risultato di parità.

Per questo brucia ancora di più la disattenzione che ha permesso il pareggio. Perché la palla era già nostra al limite dell’area e lo scontro tra Pjanic e Lichtsteiner è il simbolo di chi ha staccato la spina, così come il precedente assist di Khedira a Gomez e l’intervento strano su Freuler che riesce a colpire circondato da tre difensori.

Un minuto di attenzione in più nel primo tempo e uno in più nel secondo e sarebbe finita in tutt’altro modo la partita.

È questo che fa la differenza tra una grande squadra e una che arriva a un passo dai trofei. Non il rigore dato o non dato.

Bravo ad Allegri, bravo a leggere la partita in campo e a scegliere la strada giusta per far crescere una squadra che vince ormai da tempo immemore.

 

 

fonte foto: www.tifosibianconeri.com

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