Sfumature bianconere: Lo Stadium fatto 30 fa anche 31

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Trentunesima vittoria consecutiva allo Stadium quando ormai non ci credeva più nessuno.

Sembrava la classica partita stregata dove il migliore in campo è il portiere avversario e non c’è verso di farlo capitolare.

Ma se il motto della Juve è #FINOALLAFINE, un motivo ci sarà.

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A dire il vero si è andati proprio al limite, senza l’espulsione di Sosa in pieno recupero, magari l’azione sarebbe finita sulla trequarti e staremmo qui a parlare di due punti persi.

Poi Lichtsteiner crossa e De Sciglio tocca con il braccio e…riscoppiano le solite polemiche.

Non sono qui a fare l’avvocato difensore della Juve perché non c’è proprio niente da difendere, il rigore c’è o quantomeno ci può stare, l’extratime di 30 secondi è giustificato dai regolamenti e poi siamo stufi di sentire sempre le stesse cose.

Se le squadre ci aggredissero come ha cercato di fare con i pochi mezzi a disposizione l’Udinese di domenica scorsa, magari ne verrebbe qualcosa di buono per loro.

Ma allo Stadium tutti entrano in campo già battuti.

Il Napoli viene preso a pallonate letteralmente, la partita finisce 3-1 con un solo tiro in porta e il colpevole è l’arbitro. Solo l’arbitro.

Il Milan arriva in area due volte, una in contropiede e una su assist di Benatia.

Le uniche mosse del suo allenatore sono state quelle di sostituire l’unico attaccante in campo con un interdittore e poi una delle mezzepunte con un terzino.

Ma la colpa è sempre dell’arbitro. Solo dell’arbitro.

Sacrosante le parole di Dybala a fine partita: “Sono 6 anni che dicono le stesse cose, forse è ora che cambino strategia”.

Dybala

Belle parole, seguite da una dichiarazione d’amore in piena regola quando dice che ha già dato la sua parola alla dirigenza e che dopo la sosta firmerà il prolungamento del contratto che ci auguriamo sia molto molto lungo.

Paulo è il presente e il futuro di questa squadra.

È piaciuta anche il carattere dimostrato nel prendere quel pallone pesante contro il portiere che lo aveva punito a Doha e metterlo in porta in maniera perfetta.

Pjaca

L’altro lato della medaglia è Pjaca che continua nel suo su e giù.

Stavolta il croato di scorta fa rimpiangere il suo connazionale Mandzukic ed è un vero peccato.

La cornice di venerdì era ottima per fare qualcosa di memorabile, per uscire dal guscio delle promesse e mettere in seria difficoltà il mister.

Invece Marko dopo un quarto d’ora che fa ben sperare sparisce per tutto il primo tempo, salvo poi riapparire nella seconda metà ma riuscendo a divorarsi due gol di cui uno clamoroso.

Magari sarà il campione dell’anno prossimo, e ci ricorderemo di quel periodo faticoso che ha contraddistinto la carriera di alcuni campioni passati da Torino.

Qualche nome in ordine sparso potrebbe essere quello di Platini o Zidane.

Però Pjaca deve stare attento a buttare alle ortiche troppe occasioni. Dybala al suo arrivo allo Stadium non perse tempo tanto da costringere Allegri a inserirlo tra i titolari a furor di popolo.

Speriamo che Pjaca riesca a seguire le sue orme, ma presto però.

La maglia della Juve è pesante e Pjaca deve dimostrare di avere le spalle abbastanza larghe per reggerne il peso.

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