Sfumature bianconere: Mandzukic, il vecchio leone e la moria delle punte

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Mandzukic non ha niente a che vedere con il protagonista della favola di Esopo.

Mario è un lottatore, un generoso, non certo un furbacchione che attira gli avversari in trappola. Il nostro croatone li affronta a viso aperto e con la camicia slacciata se solo il regolamento lo permettesse.

Quando il Bayern Monaco ci inflisse un doppio 2-0 al primo anno di Champion’s dell’era Conte, Luciano Moggi sentenziò che non era possibile giocare con Vucinic di punta ma che servirebbe un attaccante come quello del Bayern che nella stessa azione aveva pressato gli avversari vicino alla sua area e, una volta capovolta l’azione, aveva messo dentro il pallone della sicurezza.

Quel centravanti sgraziato era il nostro Mario Mandzukic, perciò, quando l’estate scorsa cominciò a vestire la casacca bianconera sembrava la perfetta chiusura del cerchio. Poi però si è presentata la possibilità di portare a Torino un mostro come Higuain e allora come si fa a non farlo giocare?

L’annata 2016/2017 doveva essere quella degli utilizzi a singhiozzo, degli scampoli di partita per concedere la standing ovation a sua maestà.

Allegri da parte sua ha sempre negato ed effettivamente ha sempre concesso campo al guerriero croato, anche prima che la grande moria delle punte portasse a giocare stabilmente con il doppio centravanti.

Cose che probabilmente il mister non aveva avrebbero ipotizzato nemmeno nei suoi incubi peggiori.

Poi in pochi giorni siamo costretti a dover fare a meno di Dybala e dell’unico che potesse occuparne le zolle e quando c’è poca scelta si deve fare di necessità virtù.

Mandzukic non è bello da vedere, non ha l’eleganza o la classe di Dybala, né la velocità supersonica di Pjaca o il fiuto del gol di Higuain.

Un po’ come il calabrone che per quello che dice la fisica non potrebbe volare, ma lui non lo sa e continua  a giocare e a buttarla dentro.

Il croato si fa apprezzare per il gran lavoro che fa sugli esterni per poi stringere al centro e tentare la conclusione, a volte sbagliando a causa del dispendio fisico che ad un centravanti non si dovrebbe chiedere.

Tra l’altro pare che i tempi per rivedere i nostri due bambini in campo si siano allungati quasi fino alle soglie del Natale e quindi Mandzukic avrà ancora altro tempo per dimostrarsi sempre più indispensabile nello scacchiere bianconero.

Poi c’è il nuovo che avanza.

Un’altra punta che potrebbe tornare utile è un ragazzino di appena 16 anni che fa meraviglie in primavera, ma che forse è presto per farci conto in autunno.

Moise Kean, 17 anni a febbraio e una caterva di gol e di pretendenti tenuti a bada dal re di tutti i procuratori. Mino Raiola.

Già un paio di volte in panchina ma ancora non ha avuto l’onore di calcare i campi dal lato che conta.

Speriamo che a breve non ci sia più tutta questa emergenza, che Dybala ritorni a portare Joya alla nostra squadra, che Pjaca possa mettere in mostra le grandi qualità che tutti gli riconoscono e magari che Kean possa tornare a crescere in santa pace agli ordini di Fabio Grosso.

Nel frattempo per fortuna che c’è l’infaticabile corazziere di Slavonski Brod che continua a fare il suo e quello degli altri.

 

 

 

fonte foto: www.vocidisport.it

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