Simeone, chiamatelo “Gio”

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Il suo nome completo è Giovanni Pablo Simeone Baldini, da molti conosciuto come Cholito. Nelle ultime settimane è salito alla ribalta a suon di goal e prestazioni convincenti e la serie A spera di aver trovato un nuovo astro nascente. Complice l’infortunio di Pavoletti contro il Napoli, Ivan Juric gli ha regalato una maglia da titolare contro Pescara e Bologna e l’argentino ha risposto presente segnando due reti e regalando di fatto quattro punti al grifone.
Tanto che, con il rientro (più o meno) imminente di Pavogoal tutti a Genova sembrano chiedersi: i due potranno giocare insieme? Personalmente la trovo una soluzione difficile, più praticabile a partita in corso. Spero vivamente, però, di essere smentito.
In attesa di scoprirlo sarebbe meglio staccargli di dosso l’etichetta di figlio d’arte: chiamiamolo Giovanni, o Gio, come lui ha dichiarato di preferire. Perché è molto di più del figlio di Diego, è un centravanti che a 21 anni ha tutto per sfondare e soprattutto ha un innato fiuto del goal. È un attaccante rapido, tecnico, che ama attaccare gli spazi in profondità e che sa farsi trovare nel posto giusto al momento giusto in area di rigore. Dovrà migliorare nel gioco aereo ma allenandosi al fianco di Pavoletti e sotto le sapienti mani di mister Juric riuscirà a completarsi per spiccare il volo e avverare i propri sogni. Già, perché dietro a quel sorriso ancora da bambino c’è un ragazzo maturo che sa quello che vuole e non lo nasconde. A 15 anni si è tatuato il simbolo della Champions League col chiaro obiettivo di vincerla un giorno. Non sappiamo se ci riuscirà, ma sappiamo che potenzialmente ha i mezzi per riuscirci. Perché oltre alle doti da attaccante possiede anche tanta garra, tanto che nelle gare disputate con la maglia rossoblu è risultato importantissimo in fase di pressing attaccando costantemente i difensori avversari in possesso di palla.
E adesso? Adesso arriva il bello, adesso arriva il difficile. Cresciuto all’ombra del padre vuole esplodere sotto quella della Lanterna. Ma intanto non chiamatelo “figlio di Diego“, chiamatelo “Gio”. Perché, anche lui, è destinato a lasciare il segno.

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