#SorellaDelMondo – Bisogna ritrovare la voglia, per ritrovare la vittoria

290

Ci aspettavamo una partita diversa… un risultato diverso… un’Inter diversa. Che intenzione ha questo gruppo di “professionisti”?

di Sara Rossi

«Prima mi chiedevate “bisogna continuare a vincere, bisogna continuare a vincere”, adesso bisogna tornare a vincere e bisogna usare qualità differenti rispetto a quelle che usavamo prima». Queste le parole con cui sabato Luciano Spalletti aveva marchiato la partita contro la Spal.

Tornare a vincere per i tre punti, ma soprattutto per cercare di scacciare via i fantasmi che ormai ci accompagnano da troppe partite, dal Pordenone in poi, e ritrovare quella tranquillità necessaria per guardare sereni al proseguo della stagione.

SEMrush

Tre punti che potevano essere importanti anche in previsione dei possibili passi falsi di Lazio e Roma, visti gli impegno non scontati contro Milan e Sampdoria.

Per tutti questi motivi i tifosi ieri si aspettavano una partita nella quale i nostri avrebbero dato il massimo per regalarsi una vittoria scacciacrisi contro un avversario sulla carta ideale: la Spal, una squadra che dignitosamente sta facendo il suo cammino in questa serie A, cercando la via per la salvezza, ma che non dovrebbe essere di ostacolo a chi punta con tanta decisione alla qualificazione in Champions League.

Invece, di nuovo, abbiamo assistito a un primo tempo fuori da ogni logica agonistica, un’Inter lenta, prevedibile, senza idee, confusa, imprecisa, che per quarantacinque minuti non è riuscita a produrre niente di più che un tiro di Candreva e un angolo conquistato intorno al trentesimo minuto. Il tutto condito dalle urla spazientite di Spalletti un po’ per tutti, ma in particolare per il nostro numero 87, sostituito infatti all’intervallo da Eder.

Il secondo tempo si apre come meglio non si poteva, l’Inter segna forse nell’unico modo in cui avrebbe potuto farlo: su autogol dello sfortunato Vicari, che devia in porta un cross di Cancelo.

LA SVOLTA? ANCHE NO! – Ci ritroviamo in vantaggio praticamente senza neanche aver tirato in porta, o quasi. A quel punto la partita cambia, con la Spal costretta a uscire dai blocchi e a cercare il pareggio facendosi vedere anche nella metà campo interista, si apre qualche spazio in più per i nerazzurri, che infatti creano con Vecino, Perisic, Brozovic e Cancelo le occasioni per un raddoppio che però non arriva.

Quello che invece arriva, con il passare dei minuti, è il nervosismo, la frenesia, la speranza che la partita finisca presto, tanto che progressivamente smettiamo anche di provare a gestire il pallone, permettendo alla Spal di guadagnare campo e fiducia, fino a regalare il pareggio a Paloschi al novantesimo.

Il gol subito è l’emblema del momento soprattutto mentale dell’Inter: sugli sviluppi di una punizione sulla trequarti, Paloschi, lasciato solo, riesce a indirizzare indisturbato di testa all’angolino, con Perisic e Miranda che non salgono e lo tengono perfettamente in gioco. Dopo la Fiorentina anche la Spal ci riagguanta all’ultimo minuto, e come reazione ci limitiamo ad aspettare la fine dei quattro minuti di recupero, quasi con rassegnazione, senza neanche la rabbia o l’orgoglio per provare a costruire un’azione offensiva.

Un punto. Il quarto di fila. Nove partite senza vittorie. Un gruppo abulico

Giocatori che sono passati dal giocare da squadra, dal fare il metro in più per aiutare il compagno a essere una banda sconclusionata dove ognuno, o quasi, dà l’impressione di giocare per sé, alla ricerca della gloria personale. Ad esempio, nelle prime giornate sui social ufficiali nerazzurri campeggiava l’hashtag #PerisictoIcardi, adesso sembra che i due neanche si guardino.

ICARDI FUORI DAL GIOCO, PER COLPA DI CHI? – A proposito di Mauro, ieri ha toccato meno palloni di Handanovic, un po’ per colpa sua e di quella tendenza ad astrarsi dal gioco in un certo tipo di partite, un po’ perché non è mai stato servito o cercato, come certificato anche dallo stesso Spalletti a fine gara ai microfoni di Skysport quando ha parlato di movimenti scelti da Icardi, che non sono stati assecondati dai compagni.

Ma sono le altre parole di Spalletti che iniziano a diventare pericolosamente ripetitive, battono sempre sullo stesso tasto: il mister parla di timidezza, di mancanza di carattere, di difficoltà a rimanere in partita, di contrasti persi in maniera molle e banale, di necessità di autostima, e di sicurezze che vengono meno.

Da più settimane Spalletti ripete anche come la chiave di volta di questo momento non possa essere semplicemente trovata nel mercato, ma debba essere ricercata all’interno del collettivo.

È il gruppo che deve crescere e ritrovare quella convinzione nelle proprie qualità che può permettere all’Inter di tornare a fare l’Inter. Senza gregge anche un Pastore potrebbe fare poco.

E i giocatori se interpellati, ammettono candidamente che in effetti qualche problemino di carattere c’è. Dopo le parole dure di Icardi a Firenze, anche D’Ambrosio, (la bocca della verità dello spogliatoio?), al ritorno dall’infortunio ha ammesso a InterTv che sì, quello che ci è mancato è stata la voglia di vincere.

Come sia possibile che a un atleta professionista manchi la voglia di vincere è, per me, un mistero della fede, per fortuna il buon D’Ambrosio non ha ancora detto che hanno mollato, forse solo perché la classifica ancora dice, incredibilmente dopo questo filotto di partite, che siamo tuttora in piena corsa per la qualificazione in Champions grazie agli scivoloni delle altre.

Ma se non torniamo presto a giocare e a metterci voglia per dirla alla D’Ambrosio, allora sarà difficile ottenere un obiettivo che invece sarebbe perfettamente alla nostra portata.

E se il problema è davvero di gruppo, di coesione e di intenti, a breve Spalletti sarà allora chiamato, si spera con l’appoggio della società, a decisioni difficili da prendere, ma che potrebbero dare un segnale forte alle logiche di uno spogliatoio da troppi anni di difficile gestione.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.