#SorellaDelMondo – Inter ne servivano tre di punti, ma torniamo con uno!

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Un’Inter involuta torna a casa da Bergamo con un puntincino, che male non fa, ma neanche accontenta appieno le velleità di Champions

di Sara Rossi

Sabato sera siamo scesi in campo contro l’Atalanta sapendo di essere quinti a un punto da Roma e Lazio, che sarebbero state impegnate 24 ore dopo il nostro match nel derby capitolino, ergo almeno una delle due avrebbe lasciato punti per la strada.

Va bene che il campo della Dea ci ha storicamente creato dei grattacapi, però quello che ci aspettavamo un po’ tutti era una partita giocata con la garra di chi vede l’obiettivo a portata di mano e non vuole lasciarselo sfuggire. Che poi è quello che abbiamo visto nelle ultime sfortunate uscite contro Milan e Torino: partite ben giocate, nelle quali a dirci male è stata soprattutto la sfiga.

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E invece sono stati novanta minuti nei quali siamo tornati timidi, a volte abulici e sempre imprecisi. Veramente impressionante il numero di palloni persi per superficialità o distrazioni, irritanti i continui passaggi sbagliati con uno Spalletti tanto insoddisfatto da sembrare improvvisare un balletto per richiamare l’attenzione dei suoi (spassosissimo il video che circola su internet con il mister che sembra ballare sulle note di YMCA).

Gli infortuni di Vecino e di Candreva e la squalifica di Brozovic (chi lo avrebbe mai detto che a questo punto della stagione saremmo stati a lamentare la mancanza del croato!) hanno sicuramente costretto Spalletti a rivoluzionare la squadra, provando addirittura un’inedita difesa a tre, togliendo così quella sicurezza nel gioco e negli automatismi da poco ritrovata con tanta convinzione, ma hanno anche riportato a galla l’annoso problema di questa squadra. Quello di non avere soluzioni a sufficienza a fronteggiare le varie situazioni che nel corso di una stagione possono venire a crearsi, come infortuni, squalifiche e cali di forma.

Oltre a una ormai annale mancanza di personalità in campo, di quella spinta interiore propria non solo dei campioni, ma anche degli sportivi a tutto tondo che ti porta a gettare il cuore oltre l’ostacolo, a provare a fare sempre quel qualcosa in più per fare tutto il possibile per vincere. Quella voglia di non lasciarsi sopraffare dagli eventi, ma di combatterli per il gusto di dimostrare il proprio valore. Poi si può vincere o perdere, ma si deve sempre lasciare tutto in campo per ottenere il massimo possibile.

E secondo me il comportamento di Rafinha al momento della sostituzione è emblematico: vederlo lì, a nascondere il suo dispiacere per quell’ultimo andato alto su assist al bacio di Icardi al termine di una bellissima azione iniziata proprio dal canterano del Barcellona, mi ha fatto tenerezza e guardare con una speranza ancora più grande al suo riscatto a fine stagione.

Si dispiaceva del gol sbagliato, del non aver realizzato un gol da tre punti e da qualificazione Champions certo, quindi era triste per la squadra, ma credo che dentro di lui fosse arrabbiato anche per se stesso.

Dopo un periodo di infortunio così lungo, sta tornando a giocare con continuità e ai suoi livelli, adesso vuole lasciare il segno, essere decisivo per dimostrare quello che vale per sé stesso e i compagni. Ha l’orgoglio di chi vuole vincere e di chi non ci sta a lasciar scappare i propri obiettivi personali e di squadra. Altro che «abbiamo perso la voglia» una volta che abbiamo visto come fosse impossibile raggiungere il nostro obiettivo.

NELLA MIA LETTERINA DEI DESIDERI…

A Zhang, oltre alle conferme di Skriniar e Icardi, al riscatto di Cancelo e Rafinha, a un paio di terzini degni di questo nome o quantomeno di smettere di inseguire gente per mesi per poi non fargli mai vedere il campo tipo Dalbert, (e Spalletti non è un cretino!); all’acquisto di una punta degna di questo nome da affiancare a Icardi, oltre che a un primo cambio in avanti che non sia Eder, scriverei anche che non ci farebbe male comprare un giocatore anche non più di primo pelo, magari a centrocampo, ma con l’esperienza e la voglia di non mollare un centimetro.

Ecco, un Figo dei giorni nostri, che venga qua e metta tutti in riga e dia l’esempio di come ci si comporta in campo fin dell’inizio: basta giocare con sufficienza, basta regalare un tempo agli avversari. Bisogna essere convinti e sicuri di quello che si sta andando a fare sul rettangolo verde e mostrare agli altri che devono temerci, perché quelli forti e quelli che non ci stanno a lasciare neanche un pallone, siamo noi.

In modo da non vedere più i nostri che si lasciano tramortire da avvii sprint degli avversari, come successo anche sabato.

UN OCCHIO (O PIU’ ALLA PARTITA)

Nella prima parte di gara gli atalantini ci hanno fatto vedere i sorci verdi, sfiorando il vantaggio con almeno tre nitide occasioni da gol: le prime due finite di poco a lato su conclusioni di Gomez e di Barrow e la terza salvata con un miracolo di Handanovic sempre su Barrow.

Eppure solo giocando di rimessa e con nel mezzo una miriade di errori, nel primo tempo siamo riusciti a mettere per due volte Perisic davanti a Berisha, senza trovare la rete.

Nel secondo tempo, complice anche il calo fisico degli avversari, le occasioni da gol per noi si sono moltiplicate: Icardi lanciato in verticale sbaglia il secondo controllo e si fa rimontare, un tiro da fuori di Santon che poteva essere pericoloso con un tiratore più esperto, l’occasione gigantesca di Rafinha che spara alto un rigore in movimento, Perisic di testa e un tiro a fil di palo di Gagliardini.

Insomma poteva essere una partita come quelle di inizio stagione, nella quale l’Inter subiva nella prima parte di gara l’intraprendenza dell’avversario, teneva grazie a un’ottima fase difensiva (sabato bravissimo Miranda), a uno/due miracoli di Handanovic e poi colpiva nel momento di appannamento dei rivali. Invece la scarsa vena realizzativa che ci accompagna nelle ultime prestazioni, zero gol nelle ultime tre partite, ci ha condannato al pareggio.

Un pareggio che di per sé non sarebbe neanche così tragico: sul campo dell’Atalanta in tante hanno perso punti, la squadra di Gasperini si sta confermando per il secondo anno consecutivo una delle più propositive e anche, perché no, piacevoli da guardare. E sono reduci anche da una buonissima stagione in Europa League.

Peccato solo abbia scelto di non giocarsi con i suoi uomini migliori un paio di partite, che le avrebbero magari dato la possibilità di giocarsi la finale di Coppa Italia, avere qualche punto in più per la lotta ai piazzamenti in Europa e togliersi il lusso di fare punti anche con la capolista. Ma tant’è, sono scelte anche quelle.

L’ENNESIMA OCCASIONE SPRECATA?

Alla fine della trentaduesima giornata restiamo quinti a un punto dalle romane, che hanno impattato nel derby, con una Roma semifinalista di Champions e quindi con due partite contro il Liverpool da giocare e che potrebbero toglierle qualche energia per il campionato, e una Lazio fuori dall’Europa, ma con un calendario più complicato sia del nostro che dei giallorossi.

Tutti queste considerazioni però non servono a niente, se non torniamo a macinare gioco, fare gol e punti. E già domani si riscende in campo per affrontare tra le mura amiche il Cagliari, squadra impegnata nella lotta salvezza che scenderà in campo con il coltello tra i denti. Noi non dovremo essere da meno.

ADESSO BECCATEVI QUESTO BEL POST SCRIPTUM…

Questa settimana la Champions League ci ha regalato un paio di soddisfazioni non da poco: la Roma ha buttato fuori con un’impresa epica il Barcellona e il Real Madrid, all’ultimo istante, si è disfatta della Juventus. Martedì sera ho applaudito all’immensa vittoria dei giallorossi contro una delle squadre che più mi stanno antipatiche: non posso farci niente, ma a otto anni di distanza io ancora non riesco a dimenticare né i denti di Maicon che si perdono su prato di San Siro dopo la spallata/gomitata del santerellino Messi, né la vergognosa simulazione di Busquets, né Victor Valdes che placca Mourinho mentre vennero accesi gli idranti per impedirci di festeggiare. Qué se vaian a la casa…

Ma l’uscita di scena del Barcellona è stato niente rispetto a quella della Juventus: una sceneggiatura perfetta, i bianconeri rimontano 3 gol al Real Madrid al Bernabeu e si vedono scappare i supplementari all’ultimo istante per un rigore netto trasformato da Ronaldo.

In più Buffon espulso per proteste si rende ridicolo con delle dichiarazioni completamente fuori da ogni logica. Ce ne è per farci ridere per giorni interi, come è effettivamente successo.

Ma non confondiamo, non abbiamo riso solo noi, ma tutta l’Italia che non tifa bianconero.

In questi giorni sono usciti meme e vignette su bidoni, cassonetti, patatine e fruttini che hanno visto coinvolta l’invettiva di burloni sparsi da nord a sud del Belpaese.

La Ceres ha fatto un post pubblicitario su Facebook prendendo in giro le dichiarazioni di Buffon. Ieri a Firenze la curva Fiesole ha intonato il coro “insensibile” all’arbitro, che aveva appena concesso un rigore alla Spal il. Crozza ha distrutto con un monologo il fine eloquio della premiata ditta Buffon-Benatia.

In risposta pagine juventine fanno girare un post con le immagini della rissa a Valencia tra l’Inter e i padroni di casa nel 2007 con scritto che gli interisti vogliono dare lezioni di sportività dopo aver scatenato una rissa con tre giocatori che ora sono nella dirigenza nerazzurra.

Solo per dovere di cronaca:

  1. La rissa non fu scatenata dagli interisti: partì da un capannello a centrocampo di quelli che si potrebbero certo evitare, e che se non erro vedeva Burdisso tra i protagonisti. Con lo stesso Burdisso trattenuto dai compagni, tra cui Cordova e Cruz, arrivò il genio della situazione: il secondo portiere del Valencia che sferrò un pugno in faccia al povero Burdisso. Di lì parti la caccia all’uomo.
  2. L’Uefa mazzuolò solo l’Inter, con una sequela di squalifiche lunga un chilometro, senza che si levasse una voce tra i media italiani in nostra difesa. A differenza di martedì sera.
  3. L’unico ex giocatore in campo quella sera e ora nella nostra dirigenza è Zanetti, che con quella rissa non c’entrava niente.
  4. Continuate a non cogliere il punto principale di quello che è successo in Italia al gol di Cristiano Ronaldo: non abbiamo esultato solo noi, ma tutti quelli con altre fedi calcistiche. In questi giorni parlando con tifosi di altre squadre, veniva da ridere un po’ a tutti e l’unico rammarico comune era che purtroppo il rigore c’era: non ci fosse stato sarebbe stato ancora più bello. Ma ci siamo accontentati lo stesso. Pur apprezzando il fatto che il punto di riferimento principale “dell’odio sportivo” juventino si sia noi, è una conferma di quanto il nostro modo di intendere e vivere il calcio sia lontano anni luce, consiglierei loro di iniziare a farsi una semplice domanda e magari darsi anche una risposta. Se quasi tutti sono pronti a applaudire la Roma in Europa, perché praticamente nessuno, tranne voi, è triste se uscite? Meditate, meditate…

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