#SorellaDelMondo – L’Inter non molla la Champions: Siamo ancora qui e dipendiamo da noi!

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L’Inter schianta fuori casa una delle società care alla Juventus e torna alla vittoria dopo lo stop di una settimana fa contro i gobbi. Ranocchia, Rafinha, Icardi e Borja Valero mettono il proprio nome nel tabellino e lasciano i friuliani in piena lotta salvezza. Ottima prestazione, quattro gol, zittiti Tudor e Iuliano, quindi tutti a casa, olé

di Sara Rossi

La partita di ieri si annunciava ricca di insidie

Fuori per squalifica Vecino e D’Ambrosio, dentro un centrocampo tutta tecnica e poco muscolare composto da Brozovic-Borja Valero-Rafinha.

All’infortunio di vecchia data di Gagliardini si aggiunge all’ultimo momento quello di Miranda che si ferma nel riscaldamento, quindi in panchina si accomoda il brasiliano e in campo dal primo minuto scende Andrea Ranocchia al rientro anche lui dai box.

Ritorno tra i titolari anche per Dalbert, terzino a lungo inseguito questa estate, ma a cui in più occasioni è stato preferito Davide Santon.

Una mini rivoluzione in vista della sfida con la succursale gobba

Una squadra che nelle ultime partite aveva fatto molto bene e che, unita alla cocente delusione e rabbia per la partita persa in quel modo contro la Juventus, poteva lasciare degli strascichi importanti.

Mettiamoci anche il fatto che l’Udinese fa sedere sulla sua panchina due vecchie conoscenze, ahinoi, di noi tifosi interisti: Tudor e Iuliano.

Due che sono giunti alla guida tecnica dei bianconeri friulani in modo piuttosto bislacco, quasi siano stati un ripiego di un ripiego, ma che comunque non possono non riportare alla memoria episodi decisamente pocosimpatici”, come avrebbe detto il nostro ex presidente Moratti.

E se pure uno avesse voluto ignorarli, ci ha pensato Tudor in settimana a rilasciare un’intervista nella quale è riuscito in poche frasi a elencare, elogiandoli, una serie di personaggi poco graditi al mondo interista come Moggi, Lippi, Iuliano e Montero, precisando come lui contro l’Inter raramente perdesse e come il segreto dei successi della Juventus sia quello di avere da sempre gli uomini giusti nei posti giusti.

Il tutto a pochi giorni dalla vergogna di Inter-Juventus… ce ne è abbastanza per far tornare gli occhi iniettati di sangue a qualunque interista abbia più di 15 anni.

Contraccolpo psicologico? Ma anche no!

E invece il modo con cui i ragazzi sono scesi in campo, la loro determinazione nel voler indirizzare subito la partita nel verso giusto – nei primi quindici minuti ci sono stati due salvataggi sulla linea di Danilo per altrettanti tentativi di Perisic e il gol di Ranocchia – hanno messo bene in chiaro che questa squadra c’è, è viva e ha voglia di lottare fino all’ultimo secondo per un obiettivo che è sembrato scivolarci di mano troppe volte.

Sarebbe infatti bastato limitare gli incomprensibili svarioni dei primi mesi dell’anno per essere qua a festeggiare il ritorno nell’Europa che conta, ma bisogna anche riconoscere il merito all’allenatore e ai giocatori di aver saputo ritrovarsi e continuato a lottare per un riconoscimento di un lavoro svolto che sentono di meritare.

A questo punto la qualità e la determinazione messa in campo dall’Inter non sembra tanto il frutto di un caso, piuttosto il punto di arrivo di un percorso di crescita di una squadra che, stanca di buttare via in poco tempo il sudore e le energie di un’intera stagione, si è ribellata a quello che sembrava un suo destino ineluttabile (vi ricordate le parole di Spalletti nei momenti bui, o quelle di Icardi?) e ha deciso di trovare in se stessa, nelle proprie qualità e nel gruppo la forza e la voglia per lottare per il proprio destino.

Così ieri hanno affrontato l’Udinese come se fosse una pratica da regolare al più presto, senza pensare più di tanto a quello che era stato (o sarebbe potuto essere) solo una settimana prima.

Sono scesi in campo solo per vincere e ci sono riusciti con un risultato tondo che non lascia niente all’avversario, oltre a una posizione in classifica di giornata in giornata più critica.

È questo una delle cose migliori della gara di ieri: abbiamo affrontato una squadra con l’acqua alla gola, che deve fare punti per potersi salvare, reduce da un cambio allenatore piuttosto sui generis e che deve giocarsi tutto nelle ultime tre partite.

Ma l’Inter ha fatto l’Inter, finalmente!

Dal primo minuto ha mostrato che doveva esserci una sola squadra in campo e in 90 minuti di gioco ha concesso una sola occasione agli avversari, un contropiede ancora sull’uno a zero con Lasagna solo davanti ad Handanovic, che ha sventato il pericolo con un’ottima parata di piede.

Il primo tempo si è chiuso con un rotondo 3 a 0, grazie alle realizzazioni di Ranocchia e le due perle di Rafinha e Icardi.

Il secondo si è aperto con l’espulsione di Fofana per un fallo scriteriato a centrocampo su Perisic, inizialmente non sanzionato dall’arbitro, poi richiamato dal VAR Giacomelli.

Al 71’ Borja Valero cala il poker che di fatto spegne le residue velleità dell’Udinese, non quelle dell’Inter che va vicino al 5 a 0 con la traversa colpita da Karamoh alla fine di un brillante contropiede innescato da Icardi e Eder.

Arbitraggio ancora una volta da rivedere

Anche in una vittoria così tranquilla e mai in discussione, non si può non fare un cenno all’arbitraggio e alle scelte del VAR, tanto solerte nell’intervenire sul 3 a 0 su un fallo curiosamente simile a quello di Vecino sul povero Mandzucic – a proposito, qualcuno ne ha notizie? Si è poi ripreso o è ancora agonizzante? – che a voler essere complottisti potrebbe essere stato un modo per sottolineare tra le righe come quel tipo di intervento sia sempre meritevole di sanzione, e che quindi la finissimo di lamentarci.

Come se ci avessero detto: «Vedete? Nessuno ce l’ha con voi, o favorisce qualcuno in particolare, questi falli sono tutti da rosso! E pazienza se abbiamo riacceso il VAR modalità espulsione con una settimana di ritardo rispetto a Barzagli che entra col piede a martello sulla caviglia di Icardi e Pjanic che entra con tutto su Rafinha».

E poi dove è finita questa solerzia del VAR in occasione del rigore netto su Karamoh? Giacomelli è improvvisamente diventato sensibile, considerando che eravamo già sul 4 a 0? Peccato però che oltre a una mera questione di regolamento da applicare indipendentemente dal risultato e dal punteggio, ci sia anche una classifica talmente corta che in caso di arrivo a pari punti la differenza reti diventi un fattore fondamentale.

L’Inter quest’anno mi ha fatto vivere e credo non solo a me, un po’ sulle montagne russe

Siamo partiti bene, benissimo, con una squadra che non sempre giocava un bel calcio, ma che dava continuamente l’idea di sapere quello che stava facendo in campo e di avere il controllo della partita. Si aveva la sensazione, o almeno la avevo io, di un’Inter solida che difficilmente avrebbe preso gol e che quasi sicuramente lo avrebbe fatto. E infatti sono arrivati tanti punti, abbiamo assaporato l’ebrezza del primato in classifica.

Poi qualcosa è iniziata la discesa, qualcosa si è inceppato e per un paio di mesi abbiamo assistito a prestazioni imbarazzanti, con i giocatori che sembravano avessero tutto per la testa tranne che l’Inter, strane situazioni amplificate da un uso dei social disinvolto e vivisezionato da addetti ai lavori e tifosi, con annesso nervosismo e fastidio.

Un calciomercato con strane dichiarazioni, ma che comunque ci ha regalato Rafinha.

Improvvisamente così come era iniziata, la discesa si è interrotta e abbiamo iniziato a risalire nuovamente nel gioco, nella determinazione, nella concentrazione, nella qualità e adesso ci troviamo davanti a una squadra compatta, unita dove si sente la presenza di un gruppo forte che rema nella stessa direzione.

Il merito è del gruppo e di chi l’ha formato. Ecco i perché…

Credo che gran parte del merito di questa rinascita, il pericolo che anche quest’anno ci dovessimo sorbire un finale di stagione in ciabatte per mancanza di voglia era dietro l’angolo, vada riconosciuto in primis a Spalletti, che è riuscito a ricompattare l’ambiente e a richiamare i gocatori alle loro responsabilità di professionisti e atleti. Basti vedere la trasformazione di Brozovic, da nemico numero uno dei tifosi, a faro del centrocampo, (anche ieri gran bella partita la sua!).

E poi anche i giocatori ci hanno messo del loro. Non solo chi è riuscito a riscattare prestazioni oscene come Brozovic, o chi si è saputo confermare come spina dorsale di questa squadra, come Skriniar e Icardi sempre determinanti in positivo in tutta la stagione, ma anche di chi è stato a lungo ai margini, ma che ogni volta è stato chiamato in causa ha risposto presente, si è sentito sempre parte del gruppo e lo ha sostenuto, come Andrea Ranocchia.

Ranocchia e i tifosi dell’Inter hanno avuto da sempre uno strano rapporto fatto di amore, soprattutto all’inizio quando è arrivato con la benedizione di Materazzi che vedeva in lui il nuovo Nesta, e poi di critiche feroci.

Froggy ha avuto periodi terribili a Milano, per lui tanta insicurezza, tanta sfortuna e nessun Samuel accanto a proteggergli le spalle. Non più tardi di quest’estate sotto il sole di Brunico, un tifoso chiedeva a gran voce a Ranocchia di cambiare aria, con il deciso intervento di Spalletti a difesa del suo giocatore.

Forse questa fiducia da parte dell’allenatore ha dato tranquillità a Andrea, che ha continuato a lavorare con serietà, senza mai dire una parola fuori posto, neanche ai tempi dei prestiti alla Sampdoria o in Inghilterra.

E finalmente questo suo essere una brava persona è stato ripagato in questa stagione: qualche presenza da subentrante, qualcuna da titolare. Due gol per lui, entrambi importantissimi (il primo contro il Benevento e quello che ha dato il via alle danze ieri), e tante dichiarazioni d’amore e di sostegno alla squadra e ai compagni.

Non sarà mai il nuovo Nesta, questo ormai lo abbiamo capito da qualche anno, ma sicuramente in questi anni è stato umanamente una delle facce migliori dell’Inter.

E poi c’è chi ha avuto da subito un impatto positivo nella squadra, dal primo sorriso all’arrivo alla Pinetina: Rafinha.

Sono bastati un paio di scampoli di partita per far innamorare San Siro di lui e per rammentarci cosa voglia dire avere in squadra un giocatore così, che abbia tecnica, e abbastanza visione di gioco da vedere la giocata giusta da fare prima di tutti gli altri. E se non bastasse questo, per la prima volta da tanto tempo, abbiamo a che fare con un fuoriclasse che non perde occasione per dichiararsi innamorato dell’Inter, dei tifosi e del progetto sportivo che gli è stato proposto.

Dopo il gol si è battuto più volte il petto mostrando lo stemma dell’Inter: uno così dimostra il suo carisma e l’attaccamento alla maglia in ogni occasione e ne abbiamo bisogno come il pane.

Rafinha deve essere riscattato obbligatoriamente: non importa come, se vendendo sogni o solide realtà,(cit.) vero Ausilio? Su di lui, Icardi, Skriniar, e possibilmente Cancelo, dobbiamo costruire la squadra che in poco tempo avrebbe molte cose da dire in Italia e magari anche in Europa.

Speranze Champions ancora vive…

Dopo il pareggio della Lazio di ieri con l’Atalanta, sappiamo che siamo ancora padroni del nostro destino: ci restano 180 minuti, due partite contro Sassuolo e Lazio, che dobbiamo vincere.

Se lo faremo avremo dato giustizia al percorso del nostro campionato che è stato sì altalenante, ma che sta certificando una crescita di squadra e di mentalità.

E per farlo dovremo mettere quel cuore che si è battuto a lungo Rafinha dopo il gol.

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