#SorellaDelMondo – L’Inter si è (ri)persa e Spalletti se la prende con tutti

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La vittoria contro il Bologna era stata salutata da Spalletti come la gara della svolta, quella da cui ripartire per tornare a costruire le certezze di quella squadra che tante gioie ci aveva dato nella prima parte di stagione, e invece novanta minuti dopo ci siamo ritrovati a confrontarci con un’altra brutta battuta d’arresto.

di Sara Rossi

GENOVA: MISSIONE (IM)POSSIBILE? Che quella con il Genoa non sarebbe stata una partita facile era abbastanza scontato: con Ballardini in panchina i rossoblu stanno vivendo il loro miglior momento della stagione, hanno battuto la Lazio solo due settimane fa e venivano dalla vittoria contro il Torino all’ultimo secondo, segno di una squadra in salute e in fiducia. Noi invece ci presentavamo a Marassi ancora convalescenti e soprattutto con le assenze pesantissime di Mauro Icardi e di Ivan Perisic, praticamente con senza il sessanta percento del nostro potenziale realizzativo.

È difficile commentare una partita nella quale Handanovic ha fatto una vera sola parata, all’inizio del match su Pandev, ma l’avversario, senza fare niente di eccezionale, ha colpito una traversa e fatto due gol. Una volta ancora l’autolesionismo con cui l’Inter scende in campo è una il vero leitmotiv dei nostri ultimi mesi.

A turno qualcuno in campo compie errori macroscopici che determinano gol subiti, pareggi o sconfitte. Una volta tocca a Santon innescare il gol della Roma, un’altra volta D’ambrosio rinvia alla viva il parroco e becchiamo il pareggio del Crotone, un’altra volta ci si mette Miranda, svirgolata e gol di Palacio, sabato sera allo scadere del primo tempo Skriniar spazza via una palla in teoria innocua, ma che colpisce il ginocchio di Ranocchia e si insacca per uno degli autogol più clamorosi della storia.

SFIGA? SI’, TANTA! – Ma spesso la sfortuna si accanisce anche su chi è roso dall’insicurezza, è impaurito e spaurito. Forse quell’autogol non ci sarebbe stato, se Skriniar si fosse reso conto che non c’era un pericolo così evidente, l’unico altro uomo in area era controllato da D’Ambrosio, e quindi non era necessaria quella respinta in quel modo, con quella forza. Del resto però se Handanovic fosse uscito chiamando palla, o avesse avvertito il compagno della situazione in area, Skriniar si sarebbe trovato in una situazione del tutto diversa.

Lungi da me il voler buttare la croce addosso a Handanovic, uno dei portieri migliori della serie A, che ci ha salvato tante volte anche in questa stagione, così come aveva fatto anche nelle precedenti, però quella di domenica non è certo stata una delle sue migliori partite.

Quando sbaglia valutazione e sceglie di non uscire, facendosi superare dal pallone che poi impatta sulla traversa, trasmette insicurezza a sé stesso e ai compagni. Da lì forse quel rinvio sfortunato di Skriniar e anche quel corner regalato da Borja Valero al Genoa, da cui arriverà il raddoppio rossoblu. A proposito del raddoppio, complimenti a Pandev, uno dei pochi eroi del Triplete ancora in attività, che ci ha fatto un gran gol, non tanto nell’azione in sé, il macedone intercetta un tiro sbagliato di Laxalt, quanto nello stop e nella freddezza con cui batte Handanovic.

Per il resto è la solita Inter delle ultime apparizioni: lenta, prevedibile, dai mille cross e pochi tiri in porta. Nel primo tempo ci provano Candreva, bella parata di Perin, e Karamoh che spreca una buona possibilità calciando alto a conclusione di una delle rare azioni in velocità dell’Inter.

Nel secondo tempo dalle parti di Perin si registra un altro tiro di Karamoh di poco alto sulla traversa e un salvataggio sulla linea di Zukanovic su un tiro al volo di Eder, entrambi quando l’Inter è sotto di 2 a 0.

COSI’ PROPRIO NON VA – Una produzione offensiva decisamente deficitaria, da una parte giustificabile per la mancanza di Icardi e Perisic, ma dall’altra determinata anche dai continui errori dei nostri nei passaggi e nelle scelte di gioco.

Candreva, uno dei pochi al tiro, è anche uno di quelli che ha perso più palloni, riconsegnando palle sanguinose agli avversari e vanificando possibili contropiedi o azioni pericolose.

Male anche il centrocampo. Ormai innegabile l’involuzione di Gagliardini, che per un paio di mesi la scorsa stagione ha retto da solo il centrocampo dell’Inter, ma che dopo il disastroso finale dello scorso campionato si è perso senza più ritrovarsi.

Note positive Cancelo e Karamoh, che se anche ha giocato una partita peggiore di quella con il Bologna continua a mostrare di avere numeri e ampli margini di crescita.

Le dichiarazioni post partita sono state in linea con quelle delle precedenti gare giocate: Handanovic ha parlato della necessità di ritrovare energie nervose per guardare con entusiasmo alle partite che mancano, Ranocchia ha detto è ancora tutto aperto per la Champions League e che questo è il momento giusto per tirare fuori la personalità, la voglia (ancora Andrea?!? La voglia?!?) per strappare punti e vincere duelli.

Spalletti continua a ripetere che nell’Inter c’è un problema di autostima, di mancanza di fiducia e di timidezza. Ogni episodio sfavorevole diventa un macigno sempre più difficile da far rotolare via.

ALLARME NEROAZZURRO – Purtroppo però Spalletti dice anche di più e se prima lo lasciava solo intendere ora lo urla a chiare lettere. Basta fare del male all’Inter. E questa volta non lo dice riferendosi esclusivamente ai giornalisti, che romanzano interviste fuori dai ristoranti o traducono dichiarazioni travisandone il senso, ma lo ribadisce riferendosi, in maniera inequivocabile, alle mura amiche. Sono dichiarazioni che vanno avanti da qualche mese, prima appena accenni, poi frecciatine, ora sono evidenti accuse.

Ha iniziato chiedendo che la società facesse chiarezza sulle reali possibilità nel mercato di gennaio, evidentemente volendo evitare quello che poi è puntualmente successo: una girandola di nomi, trattative saltate (?) all’ultimo minuto per giocatori che avrebbero dovuto salvare la stagione. Stagione tra l’altro sin lì più che buona e quindi con poco da salvare.

Ha continuato dicendo che lui era contento dei giocatori che aveva, che non chiedeva niente, che erano stati quei giocatori lì, con il loro lavoro e talento a portare l’Inter nelle prime posizioni, non fantomatici uomini mercato di altre squadre.

Quando sono iniziate le difficoltà vere ha detto che lui difendeva il lavoro dei suoi ragazzi, e in effetti non li ha mai fatto mancare parole di sostegno, che la responsabilità era sua e che chiunque fosse arrivato avrebbe solo potuto dare una mano, perché la svolta, la soluzione la poteva solo dare la squadra nella sua interezza.

Contemporaneamente a queste dichiarazioni l’Inter ha iniziato a perdere, a pareggiare, a giocare male, forse a litigare, a disunirsi, ha smesso di giocare da squadra, ognuno ha cercato di badare più al proprio orticello che al bene generale. In campo si sono visti egoismo e indolenza, che fino a quel momento non si erano mai appalesati.

Il sottofondo a queste prestazioni sono state le dichiarazioni dell’allenatore che oltre a cercare di isolare la squadra dalle voci di mercato, ha anche tentato di richiamare i suoi uomini all’ordine parlando di carattere che manca e che va tirato fuori per rispetto di tutti, in modo particolare dei tifosi.

In questo lavoro costante di difesa della squadra a un certo punto Spalletti con nonchalance butta lì che qualcuno in società passa delle notizie alla stampa (rinuncia alla tournée in Cina in estate) e che è una cosa che deve finire, sottintendendo un rapporto sbagliato tra giornalisti e dirigenti.

Infine venerdì prima nella conferenza stampa di presentazione al match di Genova, butta la bomba. All’ennesima domanda sul calciomercato, l’arrivo a giugno di Lautaro Martinez, dice che a lui questo continuo rimando agli acquisti futuri crea problemi, soprattutto se si parla di rivoluzione perché i giocatori leggono i giornali e poi si innervosiscono. Dice che sta pensando di suggerire al presidente di creare una terza squadra, quella dove far giocare le decine di nomi che ogni giorno vengono accostati all’Inter.

COSA STA SUCCEDENDO? – Fino a qui potrebbe essere l’ennesima rivendicazione contro la stampa a protezione della squadra, se non fosse che poi va oltre dicendo che questa ipotetica terza squadra dovrebbe poi essere allenata dai dirigenti. Perché se questi nomi escono continuamente sui giornali, è perché qualcuno parla con i giornalisti e li fa uscire. Continua dicendo che questa situazione deve essere risolta e che lui ne parlerà con il presidente perché siano presi provvedimenti.

Il punto di vista di Spalletti è chiaro: i giocatori sanno leggere, e in un momento della stagione quando tutto è ancora da decidere, leggono sui giornali che si parla di rivoluzione e di rifondazione con tanto di nomi di acquisti e cessioni. E quel che è peggio è che loro percepiscono che non sono notizie del tutto campate in aria, ma che certe imbeccate arrivano direttamente dalla dirigenza.

Se questa situazione già di per sé non auspicabile si va a unire con calciatori, a detta sempre dell’allenatore, dal carattere non fortissimo ecco che diventa un po’ più chiaro l’andamento dell’Inter in questi ultimi mesi.

Con queste premesse allora vale tutto. Si può pensare che magari alcuni si nascondano per paura di sbagliare e venir mandati via? Che altri in un clima del genere si chiedano se valga la pena tirare la carretta, o se sia meglio salvaguardarsi per altri appuntamenti (mondiale)? Che altri ancora, certi di non far parte della rivoluzione, possano anche pensare che non serva far fatica per un obiettivo, se il ringraziamento sarà la cessione per far posto a altri?

Quel che è certo è che è necessario un intervento dall’alto, che faccia chiarezza fuori e dentro l’Inter. Spalletti ha messo le carte sul tavolo, sta alla proprietà adesso sbugiardarlo nel caso abbia detto cose inappropriate o non vere (cosa di cui io dubito molto, visto il copione che si ripete da ormai troppi anni), oppure sostenendolo in tutto e per tutto, nel modo in cui nessun allenatore dell’Inter è mai stato sostenuto in queste stagioni. Anche contro Ausilio, che, negli ultimi anni di passaggi di consegne tra più proprietà, ha spesso avuto un ruolo determinante e che sembra inequivocabilmente il bersaglio degli strali di Spalletti.

Adesso è il momento di rimettere l’Inter al centro, ci sarà modo a giugno di regolare i conti, e per farlo ci vuole una voce che detti la linea: famiglia Zhang sta a voi.

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