#SorellaDelMondo – L’urlo di Lu(ciano) terrorizza Appiano

280
Luciano Spalletti, allenatore dell'Inter

di Sara Rossi

Il 5 gennaio l’Inter e suoi tifosi avevano salutato la prima parte di campionato con un misto di rimpianto e sollievo: rimpianto per i punti lasciati contro Udinese e Sassuolo, sollievo per i quindici giorni di stop che avrebbero permesso ai giocatori di ricaricare le pile sia dal punto di vista fisico, che da quello mentale.

Per questo la partita di ieri sera, lo spareggio Champions come era stato ribattezzato dai media, uno spareggio (a torto o ragione!) a cui seguiranno altre 17 gare di campionato e un calciomercato ancora in corso, era atteso da noi interisti più come un banco di prova, un  nuovo inizio che avrebbe certificato o un cambio di rotta rispetto alle ultime apparizioni dei nostri ragazzi, o che forse la tanto invocata crisi Inter, dopo aver a lungo volteggiato sulle nostre teste, era davvero atterrata in quel di Appiano Gentile.

SEMrush

LA PARTITA – Risultato al fischio finale 1 a 1, un gol per tempo, e un tempo per uno, un’Inter convalescente che almeno porta a casa un punto che ci permette di mantenere un vantaggio minimo sui giallorossi nella corsa al terzo/quarto posto.

Una prestazione nel primo tempo abbastanza incomprensibile per lentezza, prevedibilità e quella fastidiosa tendenza al suicidio che ci caratterizza nelle ultime uscite.

L’erroraccio di Santon, per il quale mi dispiace sinceramente, è stato la ciliegina sulla torta di una sequela di scelte e giocate da infarto per noi poveri tifosi in trepidazione (vero premiata ditta Handanovic-Gagliardini?).

Eppure pur con tutti questi limiti abbiamo creato nel primo tempo più pericoli alla porta di Allison di quanto non ne abbia creati con azioni manovrate e non per concessione nostra la Roma: una doppia, monumentale, con tiro di Perisic prima e con Borja Valero sulla ribattuta poi, un buon tiro dalla distanza di Candreva (una delle poche cose positive fatte dal Antonio ieri), un paio di cross niente male di Cancelo.

Rarissime le verticalizzazioni per Icardi, che pure in quelle due occasione in cui è stato lanciato in profondità ha dimostrato di poter far male: in un caso una perfetta uscita di quel portiere straordinario che è Allison ha risolto il problema, in un altro ci sono volute le maniere forti di Manolas e Fazio per stendere il nostro capitano, ma in giornate nelle quali il VAR ogni tanto tace si è preferito sorvolare e evitare ogni polemica: non vedo, non sento, non fischio.

Il secondo tempo ha portato un’Inter che, col passare dei minuti, si è ritrovata quantomeno nella voglia di aggiustare la partita e ha costretto i capitolini nella loro metà campo, sfiorando il pareggio in più occasioni con Eder e soprattutto Icardi che, nel suo duello personale con Allison, ha anche colpito un palo.

Quando ormai sembrava l’ennesima partita stregata, buttata via per mancanza di lucidità e ingenuità, ecco che Brozovic ha azzeccato il cross giusto, la difesa della Roma si è persa Vecino che ha potuto insaccare di testa, per il suo secondo gol stagionale, il primo lo aveva segnato proprio alla Roma.

Un pareggio che ci siamo meritati, e che ci va decisamente stretto perché se fosse arrivato un po’ prima, in una delle tante occasioni, avrebbe forse portato al bottino pieno, ma così non è stato e tocca a noi, adesso, rimboccarci le maniche e tornare a essere quelli che eravamo non più di un paio di mesi fa: giocatori uniti dalla voglia di vincere, di lottare su ogni pallone, mettendoci rabbia, cattiveria e concentrazone.

LA RABBIA DEL TECNICO – Di tutto quello che è successo ieri mi rimangono in mente le parole di Spalletti che denunciano una mancanza di carattere e di mentalità vincente da parte di qualcuno, per cui la squadra a volte sparisce dal campo, diventa timida e teme di sbagliare.

Ecco, a me più di tutto preoccupa questo, più della mancanza del trequartista, del centrocampista di peso, o della seconda punta, mi spaventa che nuovamente atleti professionisti il cui unico scopo della loro vita sportiva è quello di fare tutto il possibile per vincere, si perdano di nuovo dietro a paure o ai fantasmi di loro stessi.

Le parole del mister però, che li ha messi davanti alle loro responsabilità dicendo anche che se non dimostrano carattere necessario per questa maglia non giocheranno più, e i venti minuti di ardore agonistico di chi non ci sta a perdere, mi fanno ancora ben sperare che le mie restino solo paure.

#ForzaInter, ché ancora è tutto in gioco e noi siamo ancora là a giocarcela. La classifica dice che siamo in tre per due posti. Se la Lazio vince e convince, la Roma si sta mostrando umorale quanto noi, ma con un rischio in più, quello di trovarsi indebolita alla fine del mercato di gennaio.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.