#SorellaDelMondo – Scacciati i fantasmi del 5 Maggio, in Champions andiamo noi!

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Quando Vecino l’ha toccate di testa e mandata sull’altro palo cosa avete fatto? Avrete mica esultato, perdendo la voce, emettendo suoni articolati, abbracciando sconosciuti o saltando per casa?

di Sara Rossi

No, perché se lo avete fatto, siete delle brutte persone! Non si fa! Non si esulta in faccia alla squadra che più di tutte meritava di andare in Champions, e su, dai, un po’ di onestà intellettuale!

La Lazio ha fatto un campionato straordinario, lo dicono tutti. Ha fatto un percorso eccezionale in Europa, se non fosse stato per quella goleada contro il Salisburgo chissà come sarebbe andata a finire! Ha battuto la Juventus, mica cotica.

Peccato per qualche piccolo passo falso ogni tanto, ad esempio con Napoli, Milan, Fiorentina, Torino, Bologna, Cagliari, Atalanta e perché no, Crotone.

Si sa, però, che giocare contro le squadre che lottano per la salvezza è sempre difficile, anche per chi ci gioca sapendo che la sua diretta concorrente, l’Inter, si è fatta beffare, come suo solito, in casa da un Sassuolo ormai senza obiettivi la sera precedente.

E quindi bene hanno fatto i giocatori della Lazio a improvvisare una festicciola in albergo per festeggiare l’ormai conquistato quarto posto, perché ormai è fatta, Champions arriviamo!

E invece poi le partite possono essere strane, a Crotone finisce con un pareggio, con gli interisti che accendono un cero all’Uomo Ragno (sempre sia lodato!) e che restano MIRACOLOSAMENTE in corsa per il quarto posto.

Mica è giusto! Lo dicono tutti: l’Inter ha sprecato così tante occasioni, ha perso con il Sassuolo sia all’andata che al ritorno, ha avuto due mesi orribili, e allora cosa vuole? Per quale motivo dovrebbe andare a rappresentare l’Italia nella massima competizione europea a discapito di questa straordinaria Lazio?

Sì, va be’, è stata anche prima in classifica, e per almeno 4/5 mesi tra le prime quattro, ma che vuol dire di fronte alla magia del gioco della squadra di Inzaghi?

E poi diciamolo, gioca male, non ha la testa, è un’accozzaglia di bimbiminkia capitanati dal re dei tamarri, via, sciò, in Europa League insieme al Milan, che pure se è arrivato dietro è sempre più bello e splendente dell’Inter. No dico, ma lo avete visto quanto è bello Cutrone?

Sono settimane che ci sentiamo ripetere quanto la Lazio meritasse la Champions più dell’Inter, quanto sarebbe stato profondamente ingiusto un risultato diverso dai biancocelesti quarti e noi quinti. E il bello è che a forza di sentirselo ripetere qualcuno finisce anche con il crederci, se ne convince e sussurra un «ma sì, dai… se lo meritano loro, dove vogliamo andare!».

Qualcuno si ritrova a pensare che un pareggio con Spal sia più grave di uno con il Cagliari!

Che il gioco di partite contro Sampdoria, Milan, Udinese, Juventus, Napoli o Roma, solo per citarne alcune, non siano state niente rispetto alle vittorie e al gioco della Lazio.

Un gioco bello, divertente, ma estremamente pericoloso: la Lazio è una squadra che nel corso del campionato ha segnato tantissimo, ma anche preso tanti gol, troppi.

E questa sua sprovvedutezza l’ha sì portata a doversi giocare l’accesso alla Champions all’ultima giornata, ma con l’enorme vantaggio di giocarsela in casa, e con ben due risultati su tre a disposizione.

E l’Inter?

Il brutto anatroccolo destinato a non diventare mai cigno a detta di tutti gli opinionisti e giornalisti televisivi, doveva essere l’agnello sacrificale una volta ancora sull’altare della beffa finale, o meglio ancora della “sindrome da 5 maggio”, come ha avuto l’ardire di pronosticare la Gazzetta dello Sport.

Peccato che invece l’Inter, la nostra Inter, non ci sia stata e in novanta minuti abbia messo più cuore e grinta delle ultime sei stagioni.

Questi giocatori devono finalmente essersi guardati negli occhi e capito che buttare via per l’ennesima volta campionati su campionati, tutto il lavoro fatto e la passione dei tifosi sarebbe stato troppo anche per chi ci ha abituato a finali di stagione in ciabatte e a corto di voglia.

Non è stata una bella partita, non abbiamo giocato bene come sappiamo, abbiamo fatto tanti errori come spesso ci capita, ma non ci siamo arresi davanti a quello che in altri momenti sarebbe stato un colpo da KO: il tiro di Marusic, destinato ai cartelloni pubblicitari, che finisce in rete per una dolorosa deviazione di mandibola di Perisic, dopo appena dieci minuti di gioco.

In altri momenti sarebbe bastato il tanto noto zampino della sfiga, per farci sciogliere come neve al sole, e se non fosse stato sufficiente quello, il gol del pareggio mangiato da Icardi lanciato da un bel recupero palla di Cancelo avrebbe davvero messo la pietra tombale sulle nostre speranze.

E invece, pur se con confusione e frenesia, siamo riusciti a trovare il gol del pareggio con D’Ambrosio, uno dei gregari, uno di quelli che almeno un paio di insulti a partita se li becca, ma che ieri ha avuto il merito di tenerci vivi, nonostante la sceneggiata di Strakosha, che ha finto il trauma cranico, quando di botte in testa non ne ha prese neanche mezza.

Dopo poco più di dieci minuti, siamo di nuovo sull’orlo dell’abisso

Felipe Anderson conclude un contropiede perfetto della Lazio, concesso con troppa leggerezza dai nostri, e fissa il punteggio del primo tempo sul 2 a 1.

Poteva essere un altro colpo mortale. Prima la sorte avversa, poi un errore nostro ci condannava a inseguire. Indubbiamente ne risentiamo, facciamo qualche fallo stupido, perdiamo palle inutili e pericolose, ma la Lazio non porta più grossi pericoli a Handanovic e quasi sembra voler gestire la partita, forse la cosa che le riesce peggio.

Così nei minuti a cavallo della mezzora della ripresa il mondo si capovolge e si tinge di neroazzurro: prima Rocchi concede e revoca con l’aiuto del Var un rigore all’Inter, poi Eder tocca di prima un pallone delizioso per Icardi che all’interno dell’area di rigore viene falciato da De Vrij per un penalty non discutibile.

Il capitano recupera quella freddezza che gli era un po’ venuta meno nelle ultime partite, batte, spiazza Strakosha e ripareggia i conti.

La Lazio non fa a tempo a riprendere il gioco da centrocampo che il suo capitano interviene da dietro su Brozovic, meritandosi il secondo giallo. I biancocelesti non hanno neanche il tempo per risistemarsi che l’Inter all’ottantunesimo trova il gol su calcio d’angolo con Vecino, che accarezza la sfera di testa e dà il via al tripudio neroazzurro.

E adesso, chi è che non ha testa, o la mentalità per resistere a certe pressioni? Noi nel corso della stagione abbiamo mostrato di avere dei limiti enormi, ma non ieri sera e peccato che nessuno ce lo abbia riconosciuto, o che su Sky il clima del post partita fosse più consono a quello di un funerale (sportivo) che al commento di una partita pazza come solo noi sappiamo essere.

Pazza, pazza, pazzaaaaaaa Inter

L’Inter è questo! È passare dall’inferno al paradiso e viceversa nello spazio di un battito di ciglia.

È voglia di cambiare canale, di distogliere lo sguardo perché ti scoppia il cuore e non sai mai cosa ti aspetta nei minuti successivi.

È imprevedibilità, delusione a volte, rabbia altre, ma spesso anche gioia.

È sì il 5 maggio 2002, ma è anche il 5 maggio 2010, il 16 maggio e il 22 maggio 2010.

È il 3 a 2 alla Sampdoria.

È una semifinale di Champions portata a casa in dieci al Camp Nou.

È il 2 a 0 a Parma, il 3 a 2 nel derby, il 3 a 1 a Torino (scegliete voi quale), è la sconfitta con lo Shalke in casa 5 a 2, che lì per lì ti lascia tramortito, ma che dopo anni è solo un gol da centrocampo di Stankovic…

Niente è tanto adrenalinico come l’Inter. Nessuno è come noi, nel bene e nel male, nella gioia e nel dolore.

E questi sono giorni di gioia! Che bello vedere i nostri ragazzi correre per il campo abbracciandosi, piangendo di gioia e festeggiando con i tifosi.

I tifosi, che una volta ancora sono stati l’anima di questa squadra e probabilmente hanno anche mostrato a qualcuno dei nostri cosa sia la passione per l’Inter, facendolo “innamorare”, vero Rafinha?

E di Steven Zhang, vogliamo parlare? In tanti momenti abbiamo avuto la sensazione che la proprietà cinese fosse per forza di cose, lontana dal nostro mondo, abituati come eravamo ad un presidente onnipresente e molto loquace.

“Questi cinesi” invece sono discreti, parlano poco, a volte troppo poco, finendo per risultare freddi e distanti, anche se poi ogni volta che si sono espressi sono stati netti nelle loro dichiarazioni e hanno parlato di attaccamento e volontà di riportare l’Inter in alto.

Ieri sera il giovane Zhang nella sua camminata composta, nel suo elegante vestito, sul prato dell’Olimpico era sinceramente commosso e felice. E lo era anche nelle foto nei festeggiamenti notturni con i suoi coetanei, i giocatori.

Forse allora la proprietà non è così disinteressata e annoiata come la stampa sembra sussurrare continuamente ai tifosi. Una stampa mai neutrale quando si tratta di noi, ma piuttosto alla ricerca dell’inghippo, «del voler crearci problemi», come ebbe a dire non a caso Spalletti qualche mese fa.

A proposito del mister

Un grande plauso a Lucianone da Certaldo, che seppur avrà fatto qualche errore qua e là, e chi non li fa?

Ha dimostrato di essere perfettamente calato nella nostra realtà, di tenerci, di voler difendere e soprattutto di saper condurre questa squadra.

Quest’anno, il primo, tra difficoltà più o meno evidenti di una rosa con qualche limite sia tecnico che caratteriale oltre che numerico, ha saputo gestire uno spogliatoio storicamente non facile, tirando fuori il meglio da tutti, o quasi.

Da apprezzare anche il gesto di lasciare la ribalta ai suoi giocatori ieri, dopo la vittoria e la festa in campo.

I meriti per esserci assicurati il privilegio di sentire la musichetta della Champions, sono di tutti

di chi ha segnato tanto, di chi ha fatto assist, di chi ha difeso, di chi ha parato e di chi ha costruito il gioco. Così come in caso di fallimento la responsabilità sarebbe stata di tutti, perché per la gran parte della stagione l’Inter è stata una squadra, e questo è un punto di partenza enorme su cui costruire appartenenza e senso di responsabilità.

Un ringraziamento SPECIALE

Però tra tutti, credo che oggi meriti un riconoscimento speciale un giocatore che ha vissuto gli anni bui del post triplete, si è beccato insulti, fischi, se ne è andato ed è tornato, senza mai una parola fuori posto, senza mai una recriminazione. E quest’anno quando ha giocato è stato determinante in positivo: Andrea Ranocchia.

Ormai lo sappiamo che non sarà il nuovo Nesta e che probabilmente certi limiti non sono superabili, ma la persona è di una caratura notevole, è un interista vero e ieri lo ha dimostrato con quella sua voglia di entrare in campo nel momento decisivo.

A fine partita dichiarerà che voleva entrare perché qualcosa dentro gli suggeriva che era il momento giusto, e così è stato: il gol è di Vecino, ma lui era lì a saltare e a confondere un po’ le idee agli avversari.

La sua è stata una delle esultanze più belle, perché è un po’ la nostra, quella di chi in questi anni ne ha passate tante, ma finalmente raccoglie qualcosa.

Tra pochi giorni nascerà il suo primo figlio, auguri Andrea!

Abbiamo una squadra con una buona base, qualche campione da trattenere (Icardi, fresco capocannoniere e dalla casa a Milano appena ristrutturata, e Skrniar su tutti), due giocatori da riscattare subito: Rafinha e Cancelo, tre acquisti già fatti (De Vrij, Asamoah e Lautaro Martinez per far sentire meno solo Mauro là davanti), e tutto per costruire una squadra che il prossimo anno possa dire la sua al di là di un quarto posto.

Perché se prima #interiscoming, ora #interishere ed è il momento di iniziare a fare sul serio.

PS. Via il salame dagli occhi

De Vrij ieri era in campo, ha giocato una buona partita, anche perché bisogna ammettere che per gran parte della gara i nostri lì davanti non hanno creato grandi grattacapi alla difesa laziale, ma ha causato il rigore del pareggio con un intervento scriteriato su Icardi.

A fine partita era in lacrime in panchina. Su di lui sono piovute critiche a non finire, “venduto” credo sia stato l’insulto più leggero da parte dei suoi ex tifosi, sobillati anche dai commenti televisivi.

Da una parte capisco la rabbia di un laziale, però non nascondiamoci dietro un dito: che De Vrij avrebbe indossato la maglia neroazzurra la prossima stagione lo si sapeva da almeno un paio di mesi.

Se avesse veramente voluto condizionare la stagione della Lazio, non avrebbe avuto bisogno di aspettare l’ultima partita, bastava che evitasse di giocare bene quanto ha fatto in questo girone di ritorno e magari l’Inter sarebbe stata davanti ai biancocelesti ben prima dell’ultima di campionato.

Quanto alle accuse di scarsa eticità all’Inter per aver ufficializzato il giocatore prima dello scontro decisivo, mi chiedo dove siano tutte queste voci di protesta quando magari giocatori di proprietà di una squadra, in prestito in un’altra, oppure giocatori in odore di trasferimento dalla loro ad un’altra piazza, non giocano gli scontri diretti in nome di uno bizzarro turn over, o hanno infortuni stranissimi per la loro tempistica in occasione di certe sfide.

Oppure, dove sono questi soloni (Macio cit.)  quando direttori sportivi di una squadra rilasciano dichiarazioni sul mercato di altre?

Mi viene giusto in mente Marotta che parla delle possibili destinazioni di Berardi o di Politano ponendo veti, come se fossero giocatori bianconeri.

È notizia di pochi giorni fa di come la Juventus controlli 41 giocatori. Bene, il giorno in cui i giornalisti e gli opinionisti faranno le pulci a come questi 41 giocatori si comportino nelle gare contro la loro casa madre o le sue dirette avversarie, allora presterò orecchio anche alle eventuali recriminazioni su De Vrij.

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