SorellaDelMondo – Un’Inter senza qualità frena la corsa scudetto del Napoli

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Un girone fa l’Inter usciva dal San Paolo con un punto dopo una cavalcata di sette vittorie, tra cui derby e Roma, e un unico pareggio contro il Bologna

di Sara Rossi

Era fine ottobre

Ricordo uno Spalletti che incassando i complimenti per l’avvio di stagione dei suoi ragazzi si schermiva davanti alle telecamere quando, un po’ su tutte le reti televisive, lo spronavano a non nascondersi e a parlare apertamente di un’Inter a pieno titolo nella corsa scudetto.

L’Inter che ieri sera ha ospitato il Napoli a San Siro, era reduce da un periodo che dire deludente è dire poco: dalla goleada contro il Chievo di inizio dicembre i nostri sono riusciti a racimolare la miseria di dodici punti, frutto per lo più di brutte partite, troppi pareggi subiti a tempo scaduto e di un paio di vittorie (Bologna e Benevento).

Le premesse non erano delle più rosee dunque, con una squadra troppo spesso svogliata, in balia di sé stessa e delle sue paure, schiava di egoismi e lontana parente di quella dei primi mesi di campionato, unita e granitica dove tutti giocavano per il compagno, concentrati e determinati. Incontrare il Napoli di Sarri, in lotta per lo scudetto, costretto a vincere dopo la brutta sconfitta contro la Roma, per tenere il passo di una Juventus vincente a Udine e con una partita in meno, poteva essere il preludio a una disfatta che avrebbe messo la parola fine a ogni velleità di classifica.

Invece, contro ogni previsione funesta, l’Inter ha tenuto il campo concedendo quasi nulla nel primo tempo, solo un tiro di Hamsik alto sulla traversa, e qualcosa di più nel secondo soprattutto ad Insigne che per due volte ha avuto l’occasione per il vantaggio napoletano: una prima volta tirando a lato da fuori area e una seconda, ben più pericolosa, quando in triangolazione con Mertens si è ritrovato solo davanti a d Handanovic, ma ha sprecato tentando il pallonetto finito alto sulla traversa.

In una partita contro uno degli attacchi più prolifici della serie A, Handanovic è stato pressoché inoperoso, a differenza della gara di andata, dove invece fu determinante e miracoloso, segno di una buona gestione difensiva da parte di tutta la squadra, che ha cercato di essere corta, fare un pressing costante e teso a recuperare il pallone e agire di rimessa.

Pur non avendo mai il pallino del gioco abbiamo avuto delle buone occasioni per passare in vantaggio

Nel primo tempo con un buon tiro da fuori di Candreva, ieri tra i più positivi, e soprattutto a inizio secondo tempo con il palo colpito da Skriniar su un calcio di punizione di Cancelo, dalla trequarti sinistra.

Due occasioni nitide che avrebbero potuto essere molte di più se avessimo capitalizzato meglio le volte in cui abbiamo recuperato palla strappandola dai piedi dei nostri avversari o interrompendone le trame offensive riuscendo a intercettare la loro fitta rete di passaggi. Il gran lavoro in questo senso di Gagliardini e Brozovic di ieri sera non è sempre stato premiato dalle scelte successive delle giocate o da veri e propri errori tecnici che hanno immediatamente riconsegnato la palla ai partenopei, vanificando l’ottimo lavoro difensivo appena fatto.

Se Gagliardini e Brozovic – a proposito per una volta complimenti al croato, il migliore in campo, lucido, attento, sempre in partita e preziosissimo sia in fase di contenimento che di costruzione del gioco – Miranda, Skriniar e Candreva meritano una menzione per la qualità della loro partita, ancora una volta decisamente sottotono la prestazione di Perisic.

Ancora uno spento Ivan Perisic, ma quante delusioni ieri!

Il numero quarantaquattro continua a sembrare l’ombra del giocatore devastante e determinante che dominava la sua zona di competenza con accelerazioni, dribbling, assist e gol. Si è fermato alla tripletta contro il Chievo, da lì in poi è scomparso dal campo, e si contano sulle dita della mano le volte nelle quali ha saltato l’uomo o è sceso fino in fondo a crossare.

Anche ieri un primo tempo abulico, leggermente meglio nel secondo tempo quando aveva anche trovato lo spunto per entrare in area, andare sul fondo per mettere una bella palla dentro, ma l’arbitro lo ha fermato per un fallo inesistente su Hysaj.

Altra delusione arriva da Eder. Entrato a mezzora dalla fine al posto di un Rafinha ancora da dosare nel tempo di gara, è stato forse più dannoso che utile all’attacco nerazzurro sbagliando quasi ogni pallone che ha avuto tra i piedi.

Icardi, al rientro dopo l’infortunio, sarà ricordato nella partita di ieri più per la bellissima fascia indossata per ricordare Davide Astori, che per le occasioni avute di fare gol.

Al capitano, a mio avviso, non è mancato l’impegno: ha corso tantissimo, fatto e chiamato un pressing continuo, in qualche occasione è andato a recuperare palla a centrocampo e ha cercato di fare da sponda per far salire la squadra, ma non ha avuto mezza palla pericolosa per fare male alla difesa avversaria.

Un po’ per bravura dei difensori del Napoli, che lo hanno decisamente controllato molto bene, e un po’ (tanto) per i tanti errori commessi ieri in fase di ripartenza e che hanno impedito al pallone di arrivare al nostro terminale d’attacco.

Il numero nove è però entrato in quasi tutte le azioni pericolose dell’Inter: nel primo tempo è lui a dare il via all’azione che poi porterà al tiro Candreva, così come nella ripresa è sempre lui recuperare palla e servire Eder che calcerà centralmente senza grossi grattacapi a Reina. Quei pochi palloni giocabili che gli sono capitati gli ha sfruttati al massimo creando occasioni per i compagni.

Purtroppo non è andata anche perché a non aver reso al meglio è stata l’intera manovra offensiva dell’Inter.

Cosa ci rimane al triplice fischio di Orsato?

Intanto un punticino, che in una giornata in cui Lazio e Milan vanno a punti al photofinish non è certo da buttar via, soprattutto considerando la caratura dell’avversario.

Poi abbiamo ritrovato un’Inter che è tornata a muoversi e a pensare da squadra (almeno ieri!), cosa che non faceva da tanto, troppo tempo. In campo si è rivista la concentrazione e l’attenzione dei giorni migliori, ma non sono mancati errori che potevano essere determinanti in negativo.

Tutti contenti o quantomeno sollevati?

Ni, perché se da una parte alla fine della partita sono partiti via social i post di soddisfazione dei giocatori, che evidentemente dopo tanto tempo hanno sentito di aver giocato bene, di essersi meritati quantomeno il pareggio contro un avversario ostico e magari hanno riscoperto un po’ di ottimismo e fiducia nei propri mezzi, dall’altra ci sono le parole di Spalletti a fine gara.

Il nostro allenatore a chiunque gli si sia avvicinato con un microfono, un taccuino o una telecamera, anche quella amica di Inter Tv, ha tenuto a ribadire di come fosse sì soddisfatto della gara dei suoi perché in fondo si era visto sul campo, per merito di entrambe le squadre, un buon livello di gioco, ma che non poteva dire che l’Inter avesse messo in campo una qualità pari a quella del Napoli.

«Ci manca qualità» è stato il mantra spallettiano di ieri, ci potremmo anche fare un hashtag che sostituisca il #senzatregua che fino a qualche tempo fa caratterizzava le esternazioni social del mister.

E questa mancanza di qualità, ha proseguito il mister, non ha riguardato solo la partita di ieri, ma si può estendere a tutta la stagione interista: sì abbiamo vinto delle partite, così come potevamo vincere ieri se il colpo di testa di Skriniar invece di infrangersi sul palo fosse entrato in porta, ma sarebbe stata una vittoria data per un episodio, non per la qualità di gioco espresso.

In soldoni, dopo la migliore partita degli ultimi mesi, Spalletti non è andato davanti a tutti a dire come siamo stati bravi, complimenti a noi, i ragazzi hanno dimostrato che ci tengono e che da ora in poi sarà tutto diverso.

Si è presentato ai giornalisti dicendo che a questa squadra manca qualità, e che lo si è visto una volta di più contro il Napoli, perché il confronto tecnico tra le due squadre non ammette repliche. Niente pacche sulle spalle a nessuno, ha evidenziato tutte le nostre mancanze, a partire dalla più grave: l’incapacità di gestire il pallone, giocarlo al meglio quando se ne ha l’occasione per arrivare a fare gol.

Non abbiamo la qualità per meritarci con il gioco di vincere questo tipo di partite, e se vogliamo arrivare nei primi quattro posti dobbiamo fare molto meglio di così.

Dopo settimane passate a difendere i suoi uomini, anche dopo prestazioni oggettivamente deludenti se non oscene, Spalletti entra a gamba tesa sulla sua squadra. Una squadra che ha più volte detto essere debole anche mentalmente. Il tutto lascia spiazzati.

Perché fare certe dichiarazioni e buttare benzina sul fuoco? Con chi parla Spalletti? Parla con Ausilio? Gli dice che i limiti di questi giocatori non sono superabili? E che quindi la colpa non può essere solo dell’allenatore, o degli allenatori, visto che negli ultimi sette anni abbiamo assistito a una girandola di staff tecnici, una bufera che ha lasciato al proprio posto solo chi quelle squadre le aveva costruite, cioè Ausilio stesso? Ci tiene a far sapere che lui non farà la fine di De Boer, fatto fuori in un paio di mesi da giocatori scioperati e da una dirigenza se non complice, almeno colpevolmente assente? Sta quindi continuando una guerra iniziata già da qualche settimana a mezzo stampa? O – peggio ancora – ce l’ha con i suoi giocatori, vuole spronarli a non specchiarsi in una partita andata abbastanza bene? A non crogiolarsi in frasi e foto acchiappalike sui social per sentirsi dire quanto sono bravi? Vuole che capiscano che pur avendo fermato il Napoli, non tutto è andato come doveva andare e che se vogliono considerarsi davvero dei campioni, devono imparare a aggredire e a interpretare nel giusto modo le partite? Che devono dimostrare di avere quella qualità che credono di avere smettendo di sbagliare passaggi, e giocare con superficialità?

O effettivamente sta dicendo alla sua squadra la verità, cioè che sono dei buoni giocatori, ma che  mancano di quella qualità necessaria per essere una grande squadra a livello tecnico in ogni parte del campo e che quindi se vogliono fare bene, ottenere risultati, devono correre, stare concentrati in ogni giocata fino al novantesimo? Sopperire, insomma, dove serva con la grinta e l’abnegazione alla mancanza di classe?

O magari anche Spalletti ieri sera aveva un po’ l’animo di ogni interista che dagli spalti, dal divano o attaccato a una radio seguisse la partita.

Chissà, magari mentre vedeva i suoi giocare con testa e compattezza, gli veniva in mente il calcio di inizio in rimessa laterale contro il Benevento, i pareggi con Crotone, Spal, Fiorentina all’ultimo secondo, le sconfitte di Sassuolo e Genoa, e pensava come fosse possibile aver buttato via così tanti punti e poi giocare con personalità contro una delle pretendenti al titolo, indubbiamente superiore a noi.

E allora ha preso nota di ogni errore, che poi alla fine sono sempre gli stessi, e a conclusione di una buona partita ha recapitato quella ramanzina che fino ad adesso non aveva potuto fare perché gli sembrava di sparare sulla croce rossa.

Io di sicuro non so esattamente cosa passasse per la testa di Spalletti al momento di fare certe dichiarazioni, devo dire che fino qui tutto mi è sembrato tranne che un pazzo visionario. Quello che è certo è che parole al vetriolo come quelle di ieri potrebbero portare ad almeno due tipi di reazione.

  1. La prima è quella a cui purtroppo ci siamo ormai abituati negli ultimi anni: lo scollamento tra tecnico e giocatori, con il boccino in mano alla società che negli ultimi anni non ha saputo mai riportare i contendenti, in primis i giocatori, alle loro responsabilità.
  2. La seconda è che arrivi una scossa all’interno del gruppo e che tutti quanti tirino fuori abbastanza orgoglio per dimostrare quanto l’allenatore si sia sbagliato nel giudicarli. E se l’orgoglio fosse loro sconosciuto, magari per una volta si sentiranno chiamati in causa in prima persona senza troppi paracaduti o protezioni e quindi potrebbero anche sentirsi costretti a dare di più, sempre che non preferiscano mollare del tutto perché si sono offesi al punto di perdere la voglia. Ma se intraprendessero questa strada sarebbe davanti agli occhi di tutti il loro effettivo valore morale.

Non ci resta che aspettare a partita con la Sampdoria di domenica prossima all’ora di pranzo per scoprire cosa abbia prodotto la sortita di Spalletti.

P.S. Ieri è stata anche la prima partita giocata dopo la scomparsa di Davide Astori e di Gian Marco Moratti.

I minuti di silenzio e di raccoglimento non dovrebbero essere rovinati da insulti tra tifoserie un secondo dopo la loro fine, non sono stati eleganti i napoletani a iniziare, né gli interisti a rispondere.

Ieri era il giorno del silenzio e del rispetto e a mio avviso abbiamo perso l’ennesima grande occasione.

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