Spagna: Akinfeev ci ha rimandato a casa…giusto benservito

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Akinfeev, il portiere russo ci manda a casa! Fra sprechi e inerzia

Così noi, le Furie Rosse, quelli del gioco strabiliante e ipnotico ce ne andiamo a casa. Ci fanno compagnia Argentina, Polonia, Germania e Colombia. Pensare che otto anni fa saremmo diventati campioni del Mondo e due anni dopo d’Europa. Ma i cicli finisco per tutti. Anche il nostro è al capolinea! Spagna – Russia finisce 4-5 dopo i calci di rigore

Spagna – Russia: la partita

La partita dei 90′ è stata una noia totale. Probabilmente insieme a Svezia – Svizzera il più noioso ottavi di finale di questi Mondiali 2018. Noi con la palla fra i piedi sempre, ma in un possesso che non realizzava verticalizzazioni o accelerazioni devastanti e pericolose. Loro, con una tattica difensiva, di contropiede e basata sulla forza fisica ed energetica. Due goal arrivati dal cielo per due casualità. Un autorete sul polpaccio del difensore e un rigore che poteva essere dato e non dato. Il braccio di Pique è troppo largo sicuramente, ma la palla arriva da un rimbalzo in area. Per il resto sono stati più avvincenti i duelli frontali che la partita in sè. Mario Fernandes contro Asensio; Zhirkov e Kuzaev contro le serpentine di Isco; Golovin contro Koke. Sono nel finale l’eterno Iniesta colleziona insieme a Aspas la doppia occasione che Akinfeev neutralizza ancor prima di diventar eroe nazionale. Nei supplementari la stoica russa resiste alla velocità, tecnica e qualità spagnola, battendosi contro i crampi, l’estenuante fatica e qualche assurdità tattica del proprio allenatore. Ai rigori…si sa come va: sbagliano Koke e Aspas. E la Spagna si ritrova fuori agli ottavi, forse senza troppi rimpianti.

Spagna: cosa non ha funzionato?

Cosa non ha funzionato in questa spedizione mondiale? Sostanzialmente è emersa (come già vi avevamo avvertito giorni fa dopo Iran – Spagna) meno la natura cattiva e determinata della Spagna di Del Bosque e più quella rilassata e boriosa delle Furie Rosse di quattro anni fa. E quando va così poi è dura giocarsela con tutte. Anche contro appunto Iran e Marocco. Oppure la Russia stessa. La logica è semplice semplice: se la sfera gira in orizzontale, le fasce si muovono e puntano l’uomo, ma i cross non arrivano nel mezzo e se a centrocampo fra finti trequartisti e fantasisti c’è un ingombro, il gioco non sboccia. Gli altri, russi compresi, ti aspettano sulla propria metà campo. Con le buone o le cattive ti fermano. Ti pressano o chiudono con le due linee della squadra le vie per i passaggi. E a quel punto che fai? Diego Costa si ritrova isolato e non riceve quasi mai palle giocabili. Asensio e Isco pur cercando dribbling, idee e colpi non riescono ad aprire spazi. Quindi il gioco non decolla mai, anzi lentamente si affossa. Ecco cos’è accaduto a questa Spagna. Continuavamo a girare intorno alla Russia, ma non riuscivamo mai a colpirla. Pochi i tiri davvero pericolosi e rare le azioni dove siamo stati capaci di aprire le maglie russe.

Oh Dio del calcio nemmeno Tu: O Iniesta

In una situazione così bloccata, Hierro ha giustamente pensato che solo dalla panchina sarebbero potute arrivare le soluzioni. E allora ecco alzarsi il Dio del calcio nostrano: Don Andres Iniesta. Il ragazzo castigliano che in questo decennio ci ha fatto innamorare di sè per i suoi dribbling, i suoi assist, i suoi giochi di magia e i suoi goal. Lui, lo spagnolo bianco che risolveva le partite all’ultimo momento. Ecco pure lui, che già ci costringe a versare una lacrima per il suo addio, non ha potuto fare nulla. Carisma e grinta da vendere. Il tentativo di far apparire e scomparire la sfera ai difensori russi. Ma nulla più. Anche lui occluso negli spazi strettissimi del muro russo non è stato capace di trovare la serpentina vincente. O Dio del calcio nostrano come faremo ora senza di te? Chi ci regalerà quelle azioni in campo aperto dove scartavi uno, due, tre, quattro avversari e poi appoggiavi la palla facile facile ai tuoi compagni. Che questo Mondiale sia l’ultimo istante per salutarti e ringraziarti per tutto ciò che siamo diventati nel mondo. Proprio grazie a quelli come te, Casillas, Ramos, Pique, David Villa, Fernando Torres e Xavi.

La condanna di Akinfeev e il futuro: la scuola madrilena

Così un gigantone di nome Igor, età 32 anni, ci condanna. Ma non è solo un ritorno a casa da sconfitti. E’ una sentenza sul nostro calcio, quello dell’ultimo decennio. Forse è il momento di guardare al narcisismo e alla concretezza vincente dei madrileni più che al tiki-taka asettico dei blaugrana? Riusciranno davvero le nostre cantere a produrre nuovi talenti così costruiti. Ad esempio se in campo ci fossero stati due Koke e non uno la musica sarebeb cambiata? Dobbiamo davvero pensare che il nostro palleggio prolungato e ritmato sia ormai un’arma finita?

Forse sì. Nel calcio di oggi pressing, muscoli e rapidità sono i tre ingredienti cardine. Guardiamo come gioca il Real. Cerca di scoprirsi poco, sa controllare l’avversario nella sua metà campo e colpisce con quei quattro tocchi giusti, quando serve. C’è tanta tecnica, una possesso palla medio e un notevole capacità di far arrivare la sfera alla punte.

E’ questo il nostro futuro! Dobbiamo radicalmente rivedere la nostra idea di calcio e come l’abbiamo coltivata e amata. Lasciamoci alle spalle le soddisfazioni del passato. Non avremo più Xavi e Iniesta a servire i nostri avanti.

Facciamo in modo che la condanna di Akinfeev e quella mano di richiamo che ha fermato Aspas siano l’inizio di una nuova era nazionale, dove non contino le percentuali di possesso palla e i goal fatti (se ci riferiamo ad esempio alle qualificazioni pre- mondiali), ma il carattere e il fuoco quello nostro, quello di sempre delle Furie Rosse negli occhi dei nostri giocatori.

E’ iniziata la remuntada internazionale Espana, vamos! 

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