Spagna-Iran: Siamo bei palleggiatori, ma morde solo Diego Costa

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L’unico che si crede sempre fra gli spagnoli è Diego Costa. Le Furie Rosse non girano come dovrebbero. Cosa non funziona?

Diego Costa è la boa portatrice di speranza

La nave non naufraga, anzi risale la china, ma lo deve a Diego Costa. L’ispano brasiliano più fortunato che bravo si infila fra due rimpalli iraniani e sigla il goal vittoria. Dopo la doppietta con cui ha corretto la partita contro il Portogallo, il tanto discusso centravanti si fa rispettare un’altra volta.

Anzi in questo momento è la boa di speranza a cui si appiglia la Spagna per qualificarsi prima. O meglio per arrivare agli ottavi. E dire che Diego il provocatore ha rischiato di abbassare la sua pagella per un istante di foga adolescenziale. Il pestone volontario, ma leggero al piede del portiere iraniano Beiranvand. Per ora il numero 19 è il cannoniere spagnolo ed è l’uomo più concreto. In quanto a sostanza la Spagna di questo momento è il peggior esempio.

La Spagna di Hierro: una ballerina che danza e basta

La Spagna di Hierro ed ereditata da Lopetegui ha un difetto evidente: non produce quanto elabora. In realtà ieri contro l’iran non c’è stata partita. Appunto per questo che avremmo dovuto stravincere, portando a casa un bottino di goal, che nel conteggio della classifica non guastavano affatto. Invece siamo simili a una ballerina che danza attorno a un avversario, ma non lo supera mai. L’ostacolo era il muro iraniano. Gli asiatici hanno fatto quello che fanno le squadre che affrontano Real o Barca. Muraglia con i dieci effettivi e speranza di contropiede. Quindi ci saremmo aspettati non solo un risultato più tondo, ma almeno delle statistiche convincenti. Invece la Spagna ha tenuto molto la palla, ma di fondo ha tirato poco in porta. A danzare intorno agli iraniani siamo stati bravissimi, ma a colpirli molto meno. Se l’iran ci avesse soltanto creduto un po’ di più di quel colpo di testa verso il finale e non avesse incrociato due rimpalli sfortunati, probabilmente adesso staremmo già criticando la formazione spagnola.

Storia di una sera: due rimpalli e due situazioni diverse

Così se la palla rimbalza fra i due centrali difensivi e si insacca in rete per noi. Di contro un rimpallo fra i due iraniani genera quel fuorigioco che impedisce il pareggio dei nostri avversari. Fortunati sì, ma poco cattivi. Dovevamo fare di più, non c’è dubbio. La quantità di gioco creata da passaggi, dribbling, sovrapposizioni e cross è stata elevatissima. Eppure il muro iraniano, sia per le doppie marcature, sia per qualche fallo di troppo, sia per la classica spazzata di palla non è mai crollato. In fin dei conti sono poche le parate dell’estremo difensore iraniano.

Così un rimbalzo fortunoso, di chi con cattiveria ha creduto su quel pallone a centro area, è stato l’unico modo per portarsi in vantaggio. Diciamo che finora fra tempismo perfetto e fortuna Diego Costa sta usufruendo di ampio credito divino.

L’uomo simbolo: Diego Costa

Nonostante non sia nuovo a pestoni o atteggiamenti irriguardosi nei confronti degli avversari, è Diego l’uomo da ringraziare. Certo la buona sorte aiuta gli audaci e di audacia e verve il cannibale di Madrid non manca. Se tutti giocassero con la sua stessa prodigalità, forse, adesso non avremmo più dubbi che speranze per il proseguo dei Mondiale. Il punto scocciante di questa schiera di palleggiatori (Iniesta, Isco, D. Silva e Vasquez) è proprio un atteggiamento lassista e quasi permaloso. La convinzione che girando intorno all’avversario, nascondendo o meno la palla, si ottenga la vittoria è da cambiare radicalmente subito. Ci vuole il morso del leone, della tigre e della pantera se si vuole andare oltre un traguardo limitato. Questa Spagna per ora è una bella squadretta di palleggiatori, ma che non sa spaventare l’avversario.

Su questo limite psicologico e forse anche di disposizione tattica (qualche corridore in più e qualche fantasista in meno) deve operare Fernando Hierro. Altrimenti più che rappresentare la bellissima Spagna del 2012, torniamo a casa come nel 2014. 

Forza Spagna, tira fuori corazon e arena!

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