The Young Team – La Lazio di Inzaghi come il Papa di Sorrentino

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Giovane, dissacrante, inaspettata. “The Young Team”, scritto e diretto da Simone Inzaghi. La squadra della Capitale come Jude Low. Le formazioni più accreditate si guardano perplesse, sbuffano, così come opinionisti e parrucconi vari. La Lazio è li. Bella, con il suo abito blu per le grandi occasioni, che sorride beffarda. Così come il gol di Lulic al Napoli riecheggia tra le stanze vaticane, per gentile omaggio di Paolo Sorrentino, Felipe Anderson e Keita incantano i tifosi. Spingendoli oltre il settimo cielo, alla ricerca della più alta volta celeste.

Vertigini? Io non credo – Quarto posto in coabitazione con l’Atalanta, a sole due lunghezze da Milan e Roma. Battuto il Genoa per 3 a 1, tutti ridono: Anderson, Wallace e Biglia più di tutti. Un bell’affaccio dal balcone del campionato, con la folla che all’Olimpico inizia a radunarsi di nuovo, nonostante le istituzioni facciano di tutto per impedirlo. Inzaghi uomo rivelazione a Formello, più dei suoi ragazzi, più di Bielsa e più di Filippo. La rivincita del “fratello” di Pippo Inzaghi, che sta diventando ora l’unico simbolo di se stesso. Sovvertendo il tempo, il ricordo, la concezione stessa di un paragone sempre ingeneroso. E’ lui il mister della famiglia. La Lazio non ha bisogno di maghi per far esaltare i suoi tifosi, ma di sinceri pontefici del suo stile. Pacatezza, eleganza, distinzione.

Come andrà a finire? – Bisogna avere fede. Anche questa volta Lotito sembra essere aiutato dalla dea bendata. Ha trovato in casa il Papa della sua squadra, dobo l’abdicazione dell’argentino Bielsa, che non ha voluto raggiungere il suo connazionale Francesco sul Soglio Pontificio. Crescono i giovani Murgia, Cataldi, Wallace. La Lazio ha la seconda squadra con media età più bassa del campionato. Il futuro dunque le può arridere, se questa volta non sarà sperperato il patrimonio che fin qui sta riuscendo ad accumulare.

Derby – Tra una giornata andrà in scena la più classica delle stracittadine, Lazio contro Roma. Il bene contro il male, un popolo che condivide con noi la città e nient’altro. Infedeli che hanno tradito la prima religione di Roma dopo il cattolicesimo – la Lazialità – per fondare (o per meglio dire fondere) le altre squadre che erano presenti in città. L’obiettivo era quello di rivaleggiare contro lo strapotere dei ragazzi in biancoceleste. Tutti contro una, ma non ci siamo mai spaventati di questo. Come diceva Trilussa in una sua poesia:

 

“Fissato ne l’idea de l’uguajanza / un Gallo scrisse all’Aquila: – Compagna, / siccome te ne stai su la montagna /bisogna che abbolimo ’sta distanza: / perché nun è né giusto né civile / ch’io stia fra la monnezza d’un cortile, / ma sarebbe più commodo e più bello / de vive ner medesimo livello. – /L’Aquila je rispose: – Caro mio, / accetto volentieri la proposta: / volemo fa’ amicizzia? so’ disposta: / ma nun pretenne che m’abbassi io. /Se te senti la forza necessaria / spalanca l’ale e viettene per aria: / se nun t’abbasta l’anima de fallo / io seguito a fa’ l’Aquila e tu er Gallo”.

 

 

 

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