Tifosa del Chievo: Lo sostengo perché è la mia dimensione

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Lo stadio Bentegodi

Dalla mia prima partita di serie A alla “condanna” che mi porterò appresso tutta la vita: essere tifosa del Chievo

Tutto iniziò una domenica uggiosa dell’ottobre del 2005: mio padre mi portò a vedere la mia prima partita allo stadio. Avevo 8 anni. Ero spaesata e abbastanza confusa nel vedere solo maschi intorno a me. Da quel momento in poi il Chievo è diventato puro ossigeno per me. Ormai è da quasi 13 anni che ho l’abbonamento, sempre nel posto in cui mi ero seduta con mio papà quella famosa domenica. Perché ormai quello è diventato il MIO posto.

Ringrazio mio padre perché mi ha avvicinata al mondo che più amo, quello sportivo e che spero, un giorno, possa diventare il mio mondo, quello in cui immergermi non solo per svago, ma anche per lavoro. E’ grazie a quella decisione improvvisata sul momento che ho capito cosa significhi avere una passione sfrenata e provare tanto amore e dipendenza allo stesso tempo.

Tredici anni di sacrifici

In questi tredici anni, per il Chievo ho rinunciato a molte ore di studio, a serate con amici, ad altri mille capricci tipici di una ragazzina. Ho preferito invece coltivare questa mia passione. Ho macinato chilometri e chilometri solo per poter seguire la mia squadra del cuore, magari anche per una sconfitta e un gioco pressoché nullo. Anche in questo caso, ne è valsa la pena. Perché le cose più belle implicano dei sacrifici.                                               

Perché sono tifosa del Chievo?

Se devo essere onesta, a volte credo che tutto questo sia diventato per me una malattia: la mia famiglia e i miei amici possono confermare guardando le mie reazioni esagerate in determinati momenti della squadra, più o meno facili. Se si parla di Chievo, non esistono momenti semplici: è una costante lotta e questo è forse ciò che mi piace maggiormente. Perché anche questo mi è stato insegnato da questa squadra: se non lotti, non ottieni nulla.                                                                                                                                                                                 Il Chievo è poi una società di sani principi, solida, dove tutti collaborano. E’ l’emblema della famiglia. Ed io so di esserne membro. Questo mi fa sentire parte di un qualcosa di importante, di grande e, grazie a questo, mi sento viva.

A cura di Linda Zanoni

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