Quando i tifosi falliscono più della propria squadra

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Il “caso-Gagliardini” è surreale: i tifosi si scagliano contro il centrocampista per il solo fatto di essere andato a vedere Juventus-Barcellona. Cultura (sportiva?) totalmente assente e mentalità non da grande club

C’è un ragazzo di 23 anni che dopo tanti sacrifici e tanta sfortuna riesce a conquistarsi la Serie A. Dopo qualche mese arriva la grande chiamata dell’Inter, disposta a svenarsi per lui. Il ragazzo in questione non ci pensa due volte e si trasferisce, prendendo subito in mano le chiavi del centrocampo nerazzurro e conquistandosi persino la Nazionale. In poco più di sei mesi la vita lo ha ripagato facendogli raggiungere gran parte dei traguardi sognati fin da bambino. Quel ragazzo ora ha la possibilità di prendersi una serata con i suoi ex compagni dell’Atalanta per vedere il Barcellona degli extraterrestri dal vivo, nel match dell’anno che si gioca allo Stadium, giusto un paio d’ore da Milano. Ebbene, quel ragazzo di 23 anni, che se lo sarebbe anche meritato, non può. Non può perché i “suoi tifosi”, accecati dal becero campanilismo che si cela dietro alla pura e semplice frustrazione da sfogare polemizzando contro tutto e tutti, hanno deciso di no.

Immortalato sugli spalti di Torino durante la partita, Roberto Gagliardini è stato preso di mira dai tifosi dell’Inter che sono arrivati a contestarlo duramente. La sua colpa? Essere, appunto, nello stadio degli acerrimi rivali. E già questo basterebbe per dipingere il quadro di follia che si è raggiunto. Perché Gagliardini allo Stadium non ci è andato con maglia e sciarpa bianconere a cantare #finoallafine con gli ultras. Ci è andato per godersi una gran partita tra alcuni dei più grandi campioni in circolazione. Ne avrei approfittato io, che sono interista e vivo a Torino, andando ovviamente a simpatizzare per i blaugrana. Figuriamoci lui. Solo che appunto io a differenza sua non me lo sarei potuto permettere. Eppure evidentemente per qualche arcano motivo è più accettabile che allo stadio a vedere Juventus-Barcellona di Champions League ci vada un 23enne che si sputtana gli ultimi risparmi piuttosto che un pari età milionario che gioca in una squadra rivale. Che poi a ben vedere potrebbe essere andato anche Gagliardini a gufare Juve o tifare Barcellona. Ma il punto sta proprio qui: il ragazzo non ha fatto niente di male nei suoi atteggiamenti; non una mancanza di rispetto verso l’Inter, non un cenno di simpatia verso la Juve, non un ‘vaffa’ al Barça o un’esultanza ai gol. Niente di niente, si stava godendo una partita che tutti noi abbiamo guardato, senza vergognarcene.

Invece Roberto è stato caricato dai “propri” “tifosi” come un ragazzino che viene beccato a guardare i porno dalla mamma. C’è chi si auspica che l’Inter prenda provvedimenti (per cosa?). Chi lo ha tacciato d’esser tifoso bianconero e di essere allo stadio per supportare la Juve. C’è chi per questo ne vorrebbe già la cessione (“ingrato mercenario”). Chi afferma che visto il “momento delicato” dell’Inter avrebbe potuto evitare e vedersela a casa, probabilmente non sapendo nemmeno che Gagliardini fosse fuori per infortunio. O che, vi sembrerà assurdo, ma i giocatori una volta finite le partite, anche quando terminano in sconfitta, tornano a casa a condurre la propria vita e non passano il tempo che intercorre tra una sfida e l’altra a fustigarsi. Perché per loro è un lavoro, esattamente come chi ha insultato il ragazzo non trascorre il tempo a rimuginare sui propri errori lavorativi, ma lo spreca totalmente sparando cazzate su un social network. C’è addirittura chi, dall’alto dei numerosi palloni d’oro conquistati in carriera stando comodamente  sulla poltrona di casa, ha affermato che tornare a Milano da Torino dopo la partita non si addice ad orari da vita d’atleta. Meglio quando i giocatori vanno a far nottata in discoteca, evidentemente. Il prossimo passo quale sarà? Impedire ai giocatori della propria squadra di giocare nello stadio di una rivale quando convocati in nazionale? Non parlare con i compagni di nazionale provenienti da squadre avversarie? Robe che Romeo e Giulietta a confronto godevano di libertà incondizionata.

Purtroppo o per fortuna Gagliardini è solo l’ultima vittima della moda tutta italiana di sfogare le proprie frustrazioni contro chi a differenza nostra ha avuto successo, facendo dell’ignoranza un motivo d’orgoglio fin tanto da sfociare in arroganza. Per questo ritengo che ciò che manca in casi del genere non sia solo la tanto acclamata cultura sportiva, ma una cultura nel senso più ampio del termine. Perché solo un ignorante può pensare di scrivere certe cose ed avere anche la supponenza di essere nel giusto. Non che prima non fosse così. Ma si sa, i social network hanno dato pubblica visibilità a questi tuttologi dell’università della vita. Ed allora, se l’Inter fallisce per l’ennesimo anno nel dare ai suoi giocatori la possibilità di incontrare Messi&Co sul campo, molti suoi tifosi (o presunti tali, visto che si definiscono loro i veri tifosi) falliscono nell’essere umani dotati di intelletto e buonsenso. Rischiando addirittura di bruciare uno dei giovani più brillanti del panorama italiano. Fortunatamente, però, c’è anche chi ha difeso il ragazzo, provando (inutilmente) a far ragionare i contestatori. Mi auguro che durante il derby i primi siano molti più dei secondi. Altrimenti avremo fatto un’altra figura da perdenti. E allora non potremo lamentarci se la Juventus resterà avanti anni luce, anche per i nostri tesserati.

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Interista; considero il calcio un divertimento, e come tale non va preso troppo sul serio. Così come i miei articoli. Non credo nelle autodescrizioni. Non puoi chiedere a qualcuno di descriversi oggettivamente. Non può, per natura. Quando ci guardiamo allo specchio, ad esempio, ci vediamo 5 volte più belli di quello che in realtà siamo. Ecco perchè hanno inventato le foto. Poi sono arrivati il fotoritocco, Instagram e i filtri, ma per fortuna abbiamo ancora la fototessera sui documenti. Dicono che un ladro non ammetterebbe mai di essere un ladro. Ma io non sono mica un ladro.

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