Tifosi senegalesi: quel contegno che non conoscevamo

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I tifosi senegalesi al termine dei tre match hanno pulito la propria curva: un esempio di civiltà che non sarà dimenticato. Lo facessimo tutti…

I tifosi senegalesi se ne vanno a casa, con una valigia di delusione. Esclusi dagli ottavi per i cartellini gialli. Strano destino di una squadra che, diciamolo tutto, meritava, il passaggio.

La Colombia merita il passaggio, ma il Senegal s’è solo dimostrato insicuro. Nulla più! E se pensiamo all’educazione sublime dei suoi tifosi, ci dispiace ancora di più. Quante volte nonni, genitori, noi stessi li abbiamo etichettati come “scimmie” e incivili. Sicuramente 100.000. Inutile nasconderlo. Razzismo di ieri, razzismo di oggi. Chissà se usano ancora il termine “zulù”.

Intanto i cari zulù al termine dei match giocati in stadi altrui si comportano in modo esemplare. Ricordate la battuta celebre del caro Lino “Me lo immagino il presidente Agnelli che pulisce lo stadio”. Eravamo in Brasile, negli anni ’80. Quello dei carioca esplosivi e del nuovo Mondo.

Chissà se, con arguta visione, avesse detto: “me li immagino i brasiliani a pulire lo stadio dopo la partita”. Utopia, anzi miracolo. Sì questo è un miracolo, che si realizza. I tifosi che puliscono la propria curva.

Ma, invece, nel continente civile…

Laddove si proclama la civiltà, invece accadono cose inverosimili. Forse sarebbe meglio non ricordarle, perché sono più “zululiane” di quel che di animale può accadere in Africa. Purtroppo qualche video, immagini, servizio TG in giro per il web ci sono e allora proprio cancellare tutto è difficile. Motorini sbalzati fra i gradini, bandiere infuocate, lanci di molotov e maiali in campo, sputi e un buon numero di cazzottate. Storie di curve occidentali e civili.

Non si vuole certo colpire una specifica squadra. Ma, intanto, in certe partite, l’allarme ultras o hooligans è più importante dell’incontro stesso. E non si attacca solo l’Italia. Vogliamo ricordare i danni vergognosi degli olandesi del a Roma qualche anno fa. Loro, che vanno proclamandosi il massimo della civiltà organizzata.

Perché non ricordare i faccia a faccia, più volte testimoniati fra capitani e curve, come se il campo fosse un ring.

Grazie tifosi senegalesi, speriamo siate simbolo di qualcosa di nuovo

Ora, non si può innalzare l’esempio del tifo senegalese, fatto di colori e suoni e allegria contagiosa, a emblema di civiltà. Complimenti anzi all’organizzazione russa, che finora di spiragli per danni e violenze ne ha fatte passare pochi. Ma, quando saremo in curva. Se ci sarò io, se ci sarai tu, se ci saranno gli altri. Ecco, ripensiamo all’autocoscienza dei tifosi senegalesi. Prendiamo le nostre belle cose e vivande. Alziamoci e buttiamole via. Non è solo una questione ecologica. E’ civiltà. E se i nostri padri si sono sempre professati il massimo del galateo, bene mettiamolo in mostra.

Speriamo, che questo Senegal, che s’è autoeliminato, non ci abbia lasciato solo colore, ma qualcosa di nuovo.

Il seme di un comportamento adeguato, sportivo e rispettoso. Non è che gli spazzini hanno il compito di raccattare tutte le schifezze.

Uno stadio come casa

La filosofia, che vorrei imprimere con queste mie parole è semplice: lo stadio come se fosse casa nostra. Quanti di noi in casa nostra, con fare maniacale, appena lascia qualcosa in giro, lo butta. Tutti. E allora che lo stadio sia la nostra casa (la casa del Milan, Juve, Inter, Roma, ecc…) e non un cassonetto di rifiuti. Sembra poco, ma un gesto del genere vale molto di più di sputi, oggetti, fumogeni e calcioni alle balaustre. Anche io le ho fatte queste cose in passato, ma adesso voglio imparare dai tifosi senegalesi.

Grazie Senegal 

https://www.youtube.com/watch?v=mWXSpUGKuS0

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