Il Toro abbassa la guardia e per poco non s’incorna

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Il Toro non s’incorna contro l’Atalanta, ma soltanto perché Hart evita guai ulteriori. Squadra divisa in due fazioni di gioco e attualmente poco convinta dei propri mezzi

Toro: serve riflettere

Dopo domenica urge una riflessione in casa granata. Come è accaduto da un mese a questa parte si concede troppo spazio all’avversario, pur trovandosi in vantaggio di uno o due goal. Mihajlovic parla di blackout e amnesie, ma sembra esserci sopratutto un problema caratteriale e tattico. L’Atalanta per poco non solo pareggiava il risultato, con pieno merito, ma stava per portare a casa i bottino pieno. In pratica dall’infortunio di Obi la squadra granata ha smesso di giocare. Verrebbe da dire inspiegabilmente. Si direbbe anzi che s’è quasi incornata da sola,, anziché incornare gli altri.

Dati alla mano urge una riflessione doverosa: la squadra non vince da quattro partite, sebbene i suoi uomini più importanti sia andati in goal con continuità e facilità. Mi riferisco a Belotti e Iago Falque. Sarà il caso di domandarsi il perchè, se potenzialmente il Toro mettendo fuori la testa può far paura, di contro preferisce da un certo momento in poi rintanarsi e cacciarsi nei guai.

Lo si può dire apertamente che domenica l’Atalanta meritava di vincere. Dall’istante in cui ha preso in mano la partita, vale a dire la mezz’ora del primo tempo, i granata prima sono arretrati e poi addirittura si sono trincerati, senza metter più fuori le corna.

Toro: un problema caratteriale

Sebbene sia stata forgiata da un allenatore sanguigno e grintoso come il serbo, la squadra si mostra, nel proseguo del torneo, esattamente l’opposto o parzialmente modellata a dovere. Che colpe può avere l’ex rossonero? Poche, perché nessun allenatore suggerirebbe mai di arroccarsi sulla difensiva quando vinci per 1-0. Da un punto di vista della capacità di modificare in corso la partita, lo stesso deve apprendere di più dai grandi maestri. Con un Valdifiori così in difficoltà e un Benassi, troppo relegato a compiti tattici che non gli competono, le sostituzioni andavano fatte prima del pareggio. Era evidente che gli orobici stavano scorrazzando sopratutto sul confine metà campo – trequarti e il Toro soffriva troppo la pressione. Resta poi il dubbio del rinforzo Iturbe. Giocatore poco duttile, piuttosto egoista e poco creativo, l’argentino finora ha inciso poco a partita in corso. Allo stato attuale sembra più utile per incrementare il peso e il rendimento del reparto offensivo inserire Boye anziché mister turbo.

Toro: un enigma tattico – Obi

Tatticamente il match s’è modificato quando Obi è uscito. Casualità o una chiara indicazione tattica? Obi giunto nella sessione invernale, s’è subito adeguato alle richieste di Mihajlovic con spirito di corsa, sacrificio unito a velicità e propulsione. Un giocatore di tale dinamismo nella rosa del Torino attualmente non c’è. Infatti proprio Obi ha consentito ai granata di respirare maggiormente, rendersi pericolosi e disinteressarsi del lavoro da gregario di recupera palloni. Difatti nei primi venti minuti il Toro era incantevole, veloce e superlativo. Era lui ad aver messo alle corde l’avversaria. Uscito Obi, s’è creato il panico.

Probabilmente questa è una chiave tattica da non sottovalutare. Obi non è un fenomeno, per qualità tecniche e classe, ma esegue un lavoro che nessuno, nè Benassi, nè Baselli e nemmeno Valdifiori sono capaci di applicare. Se Mihajlovic vuole proseguire con il suo 4-3-3 deve trovare sempre un giocatore di movimento a disposizone, altrimenti la sua squadra soffrirà sempre. 

Toro: un sindrome da concentrazione

Infine, pur trovando alibi tattici o posizionali, è evidente che la squadra non scende in campo per novanta minuti con la grinta e l’adrenalina sportiva di un Belotti o di un Barreca. Ragazzi giovani, ma dal cuore granata. Sembra un Toro che soffra di concentrazione perenne e non appena molla un attimo il timone, subito la nave spanda. Perde le misure fra i reparti e tende a cedere il campo all’avversario.

Ecco dunque che Mihajlovic e i suoi, con la premessa che ormai l’Europa League è andata perduta, devono allenare più la mente che le gambe. Perché domenica al Toro è andata bene che non s’è ritrovato incornato, ma la prossima volta non sarà così.

 

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