Totti e la solitudine del Caligula di Camus

224
photo by Nel cervello soltanto la Roma+

La solitudine?
Quale solitudine?
Ma lo sai che non si è mai soli?
E che dovunque ci portiamo addosso
il peso del nostro passato e anche quello del nostro futuro?
Tutti quelli che abbiamo ucciso sono sempre con noi.
E fossero solo loro, poco male.
Ma ci sono anche quelli che abbiamo amato,
quelli che abbiamo amato e che ci hanno amato.

Durante l’intervallo del match Roma Sampdoria della terza giornata di campionato di Serie A, una bomba d’acqua si è abbattuta su Roma e sullo stadio Olimpico. L’arbitro Giacomelli ha tenuto entrambe le squadre negli spogliatoi per decidere se fosse il caso di continuare la gara o sospenderla per impraticabilità di campo. Tutti i campioni strapagati dai 18 ai 38 anni presenti in campo hanno preso di corsa la via degli spogliatoi e sono rimasti al calduccio per alleviare le sofferenze che quel “diluvio universale” aveva causato ai loro gracili corpi milionari. Poco prima di tale episodio, i giovanotti strapagati della Roma avevano permesso alla Sampdoria di passare in vantaggio e chiudere il primo tempo sul risultato di 2 a 1 per i blucerchiati, in seguito a una prestazione a dir poco ridicola. Mentre i baldanzosi e svogliati giovincelli erano negli spogliatoi, una figura solitaria, impavida e noncurante della pioggia restava a riscaldarsi sul terreno di gioco. Era il nostro unico capitano Francesco Totti che a soli 39 anni si era fermato nella sua solitudine e sotto la pioggia con il pensiero rivolto al suo grande amore: la Roma. Il capitano, come il Caligula di Camus della citazione in apertura, sfidava le intemperie e riscaldava i suoi muscoli, insensibile alle secchiate d’acqua che stavano cadendo dal cielo, in quel momento. Tutti erano convinti che la gara non sarebbe mai riniziata, eppure il prossimo 40enne, a dispetto dei giovanotti che avevano disonorato la maglia giallorossa fino a quel momento, continuava a scaldarsi imperterrito. Totti, quel campione che fa parlare di sé la stampa estera da circa 20 anni. Colui che hanno criticato, ma noi della Roma abbiamo sempre difeso, e adesso a 40 anni ancora ce lo invidiano. E pensare che qualcuno sosteneva che fuori dal Raccordo Anulare nessuno lo conoscesse.

Ma torniamo alla realtà: dopo un’ora di permanenza negli spogliatoi, Giacomelli ha deciso di far rientrare gli atleti in campo e riprendere la gara. Il campo ai limiti della praticabilità avrebbe appesantito la corsa dei giocatori e di conseguenza avrebbe reso difficile la rimonta della Roma. Ciò nonostante Spalletti ha voluto giocarsi le sue ultime carte, quelle dell’ultima speranza ridotta al lumicino da quei giovani svogliati. Il sole, metaforicamente parlando, è tornato a splendere sullo stadio della capitale. Francesco Totti nostro unico capitano ha cominciato a elargire e regalarci l’onore e la gioia di vedere la maggior parte dei colpi di classe, che sono nel suo repertorio. Fino al suo ingresso in campo avevamo visto un longilineo Muriel, che non mangia più, fare quello che gli pareva ai danni di uno chiamato Juan Jesus (dicono sia un giocatore di serie A, siete d’accordo?). In ogni caso, ancora lui, ha salvato la Roma e ha riportato in vantaggio la squadra in una partita ormai persa. Alla sinfonia del maestro F. Totti da San Giovanni ha partecipato anche un bosniaco a cui abbiamo buttato tanto fango addosso. Edin Dzeko sembra rinato quest’anno: sgomita, lotta, si inserisce al tempo giusto e guadagna rigori. Il tabellino parla chiaro, goal di Edin su assist di Totti. Goal di Totti dal dischetto in seguito al rigore guadagnato da Edin. Già, il tanto criticato rigore: c’è il contatto? Non c’è il contatto? Noi lo abbiamo visto chiaramente, la gamba sinistra del bosniaco, che non è rinomato come tuffatore, si è chiaramente spostata per colpa del calcio del difensore doriano.

La solitudine di Totti nella bufera dovrebbe essere di esempio a tutti coloro che avevano disonorato la maglia nei primi 45 minuti. Solo con il proprio amore di sempre. Solo con il peso del proprio passato, che rappresenta per lui anche il presente e il futuro. Dovrebbe essere d’insegnamento per tutti quei giovanotti che cedono al profumo dei soldi o al minimo dolore.

Francesco Totti: ultimo baluardo di un calcio che non esiste più, soprattutto in Italia. È l’emblema del campione italiano che non c’è più, l’ultimo ricordo dei campioni italiani ormai annegati nel mare di nomi stranieri in cui navigano a vista le navi delle squadre di calcio italiane. Il calcio italiano ha perso di valore e di valori. Sarebbe sufficiente dare un’occhiata agli spalti dell’Olimpico per comprendere che in Italia la situazione è drammatica.

Hanno rotto il nostro giocattolo. Lo stadio era quasi completamente vuoto e il silenzio era più rumoroso di una qualunque esultanza della Curva Sud. Ve la ricordate la nostra curva? Ormai è un ricordo lontano che si è schiantato sulle vetrate di quelle barriere, sui parcheggi riservati, sui biglietti omaggio ai VIP e sulle multe che hanno ricevuto gli occupanti dei posti non segnati sul biglietto. Ha ragione Antonio Padellaro, che ironizza sul Fatto Quotidiano: “onde sradicare l’odiosa abitudine di sedersi in un posto diverso da quell’assegnato (e non fa nulla se il settore è semivuoto) fare obbligo a ciascuno di portarsi direttamente da casa il seggiolino, che poi sarà sua cura imbullonare nello spazio prescritto. Terzo: sconsigliare qualunque contatto con le barriere divisorie e le vetrate attraverso scariche di basso voltaggio, come per le vacche nei pascoli di montagna.”.

L’immensità di Totti è l’unica cosa che ci è rimasta. E non ci stancheremo di ripetere la frase coniata dal nostro amico Richard Whittle “the king of Rome is not dead”.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.