Anche al Tour globalizzazione e paesi emergenti

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Curiosità statistiche e geo-ciclistiche nella seconda giornata di riposo al Tour de France

Nell’ultracentenaria storia del Tour de France non era ancora accaduto che a poche tappe dalla conclusione, nazioni guida del movimento ciclistico come Francia, Italia e Spagna non avessero ancora vinto una sola frazione, per non parlare del fatto che tutte le maglie in palio sono indossate da atleti non appartenenti ad esse. Segno che i grossi investimenti operati in Gran Bretagna stanno dando ottimi frutti (6 vittorie di tappa e la maglia gialla di Chris Froome) ma anche che un talento naturale può nascere ovunque, anche in un paese senza tradizione (ovvero emergente) come la Slovacchia. Senza trasformare questa curiosità statistica in grido di allarme, va detto che molti corridori stranieri, soprattutto extraeuropei o dell’Europa dell’Est, sono ciclisticamente nati e cresciuti in Italia (lo stesso Peter Sagan è italiano di formazione), ma è anche vero che la Francia non vince la corsa di casa dal 1985 con Bernard Hinault e che l’Italia ha vinto appena due Tour in oltre 50 anni (Vincenzo Nibali nel 2014 e Marco Pantani nel 1998). Ovviamente, da italiano, spero che Fabio Aru o lo stesso Vincenzo Nibali sappiano invertire la tendenza in almeno una delle ultime 5 tappe. Sempre in tema di statistiche, curioso anche se non troppo inconsueto che tre corridori abbiano vinto più di metà delle tappe finora disputate: 4 Mark Cavendish, 3 Peter Sagan, 2 Tom Dumoulin. A livello di nazioni è la Gran Bretagna la dominatrice con 6 successi (ai 4 di cannonball si aggiungono quelli di Stephen Cummings e Chris Froome). Un’ultima annotazione: dopo le abbuffate americane degli anni 2000 (vietato pronunciare quel nome …), solo due vittorie sono andate quest’anno ad extra europei, a Michael Matthews (Australia) nella 10^ tappa e Jarlinson Pantano (Colombia) nella 15^.

17^ Tappa: Berne – Finhaut / Emosson [km 184]

Una frazione interamente svizzera che inaugura la quattro giorni alpina, quella che deciderà in maniera definitiva questa edizione del Tour. Percorso tutto sommato semplice per i primi 150 chilometri, ma un finale che mette i brividi e risulterà estremamente selettivo. Si riparte da Berna, sede di arrivo della 16^ tappa e località nella quale il gruppo ha consumato il suo giorno di riposo, con un tracciato subito in leggera ma costante ascesa per raggiungere i primi due semplici gpm di giornata: Côte de Saanenmöser (3^ cat. 6.6 km al 4.8%) e Col des Mosses (3^ cat. 6.4 km al 4.4%). Segue una lunga discesa fino ad Aigle e l’unico tratto pianeggiante della giornata che conduce a Martigny dove è posto il traguardo volante ed avrà inizio il temibile gran finale. La prima difficile salita è il Col de la Forclaz (1^ cat. 13 km al 7.9%) un’ascesa che più che per la pendenza è dura perché sale in maniera continua senza falsopiani o brevi discese dove poter riprendere fiato con la strada sempre al 8% per tutti i 13 chilometri; la discesa è breve e non particolarmente impegnativa, mentre l’ultima fatica di giornata è terribile e porta ai quasi 2.000 metri di quota dove è posto l’arrivo: Finhaut-Emosson (hors cat. 10.4 km al 8.4%). Dopo 4 chilometri piuttosto duri ma non impossibili, i corridori troveranno 6 chilometri davvero difficili con la pendenza che raramente scende sotto il 9% per salire al 10% nel penultimo chilometro ed addirittura al 12% medio nell’ultimo. Facile immaginare che i corridori arriveranno stremati e sgranati uno ad uno. Chi avrà gambe per attaccare può davvero fare la differenza e rimettere in discussione il Tour, sempre che non sia Chris Froome a chiuderlo definitivamente.

Tappa17

La lunga parte di tappa che precede le due difficili salite favorirà sicuramente la partenza di una fuga da lontano che potrebbe subito guadagnare tanto spazio. Difficile dire quale sarà il vantaggio necessario a Martigny per sperare di vincere la tappa, ma 5/6 minuti potrebbero bastare. Qualche nominativo tra i maggiori indiziati a far parte del tentativo: Rafal Majka, Thomas de Gendt e Daniel Navarro in lotta per la maglia a pois (saranno ben 50 i punti in palio al traguardo), Vincenzo Nibali, Serge Pauwels, Pierre Rolland, Tom Dumoulin, Faria Rui Costa, Ilnur Zakarin, Jarlinson Pantano. Se invece la fuga non troverà spazio e dovessero essere i big della generale a giocarsi il successo di tappa, vedo Chris Froome come il naturale favorito, visto che con un’azione potrebbe vanificare tutte le ambizioni degli avversari. Principali alternative Richie Porte e Bauke Mollema, i più pimpanti in salita finora, con Nairo Quintana che invece è un enigma e potrebbe improvvisamente sorprendere o deludere. Speranze italiane riposte in Fabio Aru che generalmente conclude in crescendo i grandi giri e sembra non essere assolutamente soddisfatto del decimo posto che occupa attualmente in classifica.

Poco prima del via verificherò se c’è qualche testa a testa che mi ispira fiducia, ma sono fermamente convinto che domani il Team Sky correrà per conquistare la vittoria di tappa e sfruttare al massimo la condizione fisica di Chris Froome.


Ordine d’arrivo, classifiche ed informazioni sul sito ufficiale www.letour.fr

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Impiegato e padre di famiglia, perdo ancora tempo come blogger ed eterno aspirante giornalista: dopo aver scritto per Il BiancoNero Magazine e la Federazione Italiana Sostenitori Squadre di Calcio, da settembre 2014 sono nella redazione zona sport di Tifo Blog. Recentemente ho aperto il blog Cesena Mio (www.cesenamio.it) e talvolta mi si può ascoltare come opinionista sportivo a UniRadio Cesena. Oltre all'amato Cesena calcio, seguo con immensa passione il ciclismo professionistico ed il rugby union, sport dei quali ho scritto per anni su Facebook, nonché sui siti web chorse.it e freeforall.it.

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