Un capitano, c’è solo un capitano

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Francesco Totti - foto by purotrend.com

Un capitano, c’è solo un capitano. Nel 1993 avevo 13 anni e compivo il mio decimo anno da tifoso giallorosso. Durante quella stagione, il numero dieci della Roma aveva 29 anni e si involava verso la porta avversaria con la sua folta chioma e ci metteva tutta la grinta possibile per onorare la maglia e la fascia di capitano che pesava come un macigno sul suo braccio destro. La stessa fascia e lo stesso numero erano appartenuti in precedenza a un grande uomo: Agostino Di Bartolomei che tanto aveva dato alla Roma, compreso il titolo di Campione d’Italia nel 1983. Lo stesso Di Bartolomei che aveva lasciato in eredità una personalità difficile da dimenticare.

Nel 1993, sulle pareti della mia cameretta c’era soprattutto il poster del capitano Giuseppe Giannini detto il principe, per le sue movenze eleganti e il suo look da belloccio di Frattocchie, anche se in realtà era nato nel quartiere africano da cui si era trasferito a 3 anni.

Eppure qualche anno dopo arrivò un altro ragazzino dalla Primavera, che era stato addirittura strappato ai rivali storici della Lazio, un certo Francesco Totti. Il ragazzo era molto apprezzato dai compagni più adulti, dai tifosi e anche dai vari allenatori che si susseguirono in quegli anni mediocri per la Roma. Fra questi allenatori merita una menzione speciale Vujadin Boskov, l’allenatore arrivato dalla Sampdoria dove aveva vinto addirittura uno scudetto. Con lui nella Roma del 1993 c’era anche un certo Siniša Mihajlović, che mi impressionava con le sue bombe su calcio piazzato ancora da perfezionare. I tratti somatici di questo calciatore serbo non hanno mai goduto della mia simpatia e anche quando vestiva di giallorosso, non ho mai avuto dei sentimenti positivi nei suoi confronti. Eppure, si dice che fu lui a convincere Boskov quel pomeriggio del 28 Marzo del 1993 a far entrare “il ragazzino”.

Quanti giovani nella storia del calcio hanno esordito nei minuti finali di una partita, tuttavia quella sostituzione con Ruggiero Rizzitelli, passò in sordina e nessuno avrebbe mai pensato che la nostra vita da tifosi sarebbe cambiata in maniera radicale. Io, sinceramente non avevo nemmeno fatto caso a quella sostituzione perché nel doppio cambio, anche il principe abbandonò il terreno di gioco in favore di Fausto Salsano. Essere romanisti in quel periodo non era cosa facile perché nella Roma non brillavano i campioni e si chiudevano campionati al quinto o sesto posto, nonostante lo spirito testaccino e grintoso con cui i giocatori affrontavano le gare. Era come se da quel fango dovesse nascere presto un fiore. Come la quiete prima di una tempesta.

In una fredda serata di Dicembre, nel 1993, la Roma si trovò ad affrontare una Sampdoria fortissima nel ritorno di Coppa Italia, dopo aver perso l’andata a Genova per 2 a 1. Sulla panchina della Roma c’era un certo Carlo Mazzone, che aveva guadagnato subito la mia simpatia e quella dei tifosi giallorossi, nonostante nella sua squadra non ci fossero giocatori di un certo calibro. Quella partita venne trasmessa dalla RAI con la voce di Bruno Pizzul che risuonava dall’unico televisore presente a casa. Al momento delle formazioni, lo stesso telecronista friulano disse che la Roma avrebbe affrontato quella sfida con molti giocatori della primavera costretti a sostituire le numerose defezioni. Al momento delle formazioni, la RAI era solita far scorrere le foto dei giocatori con il numero e il cognome con Pizzul che li elencava in tempo reale. Lorieri, Benedetti, Festa, Bonacina, Comi, Carboni, Cappioli, Berretta, Totti con il numero 9, Giannini e Scarchilli. Su Totti, lo stesso Pizzul, commentò il fatto che non avesse nemmeno 18 anni e ricordo che nella mia ingenuità preadolescenziale consideravo inferiore uno che non aveva neanche la foto per le formazioni in televisione. Al quinto minuto del primo tempo il commentatore friulano mentre questo Totti portava palla e si destreggiava fra due avversari, guadagnando una punizione da ottima posizione, lo descrisse come “un ragazzo che furoreggia nelle fila della primavera con i pari età, veramente molto molto forte”. Da quell’azione scaturì il vantaggio della Roma in seguito a un cross di Amedeo Carboni finalizzato di testa da Massimiliano Cappioli. Continuavo a ignorare quel ragazzino, che aveva solo 4 anni in più di me, eppure qualche minuto più tardi Lorieri, il portiere della Roma, rinviò il pallone e questo Totti agganciò la palla a volo come se avesse avuto della colla sugli scarpini e una penna stilografica incastrata fra le dita della mano. Il video si può trovare su youtube.com, a questo link, caricato da Stefano Tallarida. La poesia ebbe inizio, il primo verso di una eterna poesia d’amore fu scritto con quell’aggancio e il secondo verso del poema fu un tocco a seguire che smarcò il difensore della Sampdoria. Il manto erboso dell’Olimpico in quella notte fredda e deludente sembrava diverso per quel ragazzino rispetto ai suoi compagni, lui accarezzava con i suoi scarpini l’erba, che a sua volta corrispondeva alle sue carezze.

Da quel momento in poi, il capitano è stato come un amico, che conosci per caso e pian piano lo vedi crescere insieme a te. Tu fai le tue cose, lui le sue, in due universi paralleli che non si incontreranno mai, ma è una cosa che fa parte di te. La tua vita va avanti con le gioie e i dolori che “crescere” porta con sé, eppure il ragazzino che accarezzava l’erba in quella fredda notte è ancora lì al tuo fianco a farti gioire. Lui è arrivato quasi a 40 anni e tu hai qualche anno in meno, ma questo ti ha comunque permesso di vedere le sue giocate e seguirlo ovunque. Riteniamoci fortunati. Noi abbiamo visto Francesco Totti giocare. Siamo amanti di calcio, tifosi della Roma e abbiamo goduto dei colpi di classe di questo genio del calcio, l’ultimo campione italiano rimasto in attività. Godiamocela amici giallorossi, Francesco Totti giocherà ancora un anno: ha rinnovato il contratto e anche se a spizzichi e bocconi ci delizierà con le sue magie anche nella prossima stagione.

Foto by purotrend.com

 

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