Ventura: “Berardi? No! L’Italia gioca col 3-5-2”. Ecco un altro fenomeno…

244

“L’assenza di Domenico Berardi? Noi giochiamo col 3-5-2. E’ inutile chiamare chi non può giocare col nostro modulo”. Giampiero Ventura si è presentato così, oggi, nella prima conferenza a Coverciano. Dal ritiro azzurro in vista dell’amichevole con la Francia e del primo match ufficiale di qualificazione ai Mondiali contro Israele, l’ex tecnico del Torino ha dato sfoggio di un messaggio tanto brusco quanto italiota. Prima i moduli, i numeri, e poi i calciatori. Bel modo di presentarsi. Perché convocare Berardi quando in campo può andare il signor “3-5-2”? Giampiero Ventura ci pareva un po’ diverso e speciale. Sarà quel volto da navigato che trasuda l’emozione di chi non si aspettava una chance del genere, o forse quelle rughe orgogliosamente portate da chi non ha voglia di staccare la spina. Ci piaceva Ventura. E invece, almeno i primi spunti, ci hanno lasciato i primi amari in bocca. Continuità, blocco juventino, pragmatismi, gruppo e soldatini. In una sola parola: tatticismi. Sembra un incubo ma l’Italia proseguirà, anche in questo biennio, su un canovaccio stucchevole, rotto nella noia solo dalle gare che contano, quelle che – arrivati alla fase finale – portano i tifosi davanti allo schermo come mai accade nelle altre gare (non così poche) della Nazionale durante i restanti mesi dell’anno.

Qualcuno in Figc dovrà iniziare a chiedersi una buona volta perché all’italiano l’Italia non piace più. Tutta colpa di allenatori fenomeni, e di talenti colpevoli di saper trattare la palla un po’ meglio degli altri. Dopo Totti e Del Piero, ed il sempre oltremodo dibattuto impiego di Cassano, si è deciso definitivamente di troncare la romantica stagione dei numeri dieci. Un gesto motivato, spesso, dall’oggettiva povertà di piedi buoni che, mancanza di coraggio dei club e problemi piuttosto strutturali, hanno effettivamente prodotto nel nostro calcio. Peccato però che quando un fiore accenna a sbocciare, ci si affretti a richiuderlo tacciandolo per anarchico e poco coerente col giardino. Capitò anche al dirompente Insigne della scorsa stagione, quando Antonio Conte prima di convincersi a convocarlo aspettò l’impossibile, e la prevedibile auto-esclusione di tutti gli altri. Che poi Berardi, a veder bene, aveva già fatto bene l’anno scorso. E pure l’anno prima. Troppo giovane, troppo poco mieloso coi grandi club (in estate ha deciso di rifiutare il salto alla Juventus), troppo bravo. Troppo.

La soluzione, il fenomeno Ventura, l’ha comunque provata a dare quando, forse accortosi dell’insensatezza palese delle sue parole pro-modulo e anti-calcio, ha dichiarato la disponibilità a gestire dei brevi stage intensivi per far imparare durante l’anno, a chi non gioca nei club col 3-5-2, il modulo più compatto e meno fantasioso di questa terra. A Ventura rispondiamo allora che la proposta è fantascienza e che ammesso che qualcuno gli consegnerà davvero calciatori durante la stagione (più facile che il Chievo vinca lo scudetto), il suo potrà essere tacciato fra qualche anno di vilipendio al talento. Sì perché far imparare ai giocatori bravi il modo in cui giocano i meno bravi ci sembra una forzatura crudele. Come chiedere a Cameron Diaz di osservarsi ore di postura di Orietta Berti mentre canta fin che la barca va. Ci ascolti Berardi, continui col 4-3-3 del Sassuolo. Arriverà un giorno in Nazionale un tecnico che non fa il fenomeno.

 

foto: calciomercato.com

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.