Il verdetto di Sampdoria – Inter: separati in casa

256

Inter ancora sconfitta a Genova: in campo ognuno va per la sua strada; quella di De Boer porta inesorabilmente all’esonero.

Una sentenza perentoria, incisa a caratteri cubitali. Quello che Sampdoria – Inter regala agli annali è un verdetto irreversibile: i nerazzurri non sono una squadra e non hanno nemmeno più un allenatore. L’esonero di Frank de Boer non è ancora ufficiale, ma la società sta solo aspettando il momento più adatto per operare il cambio. Nulla pare ormai poter salvare l’olandese, il cui destino è segnato. Fino alla gara di Genova il tecnico era stato l’esempio vivente del precariato: straniero, in una nazione che non conosce e che lo ha accolto con diffidenza; messo sulla graticola fin da subito e costretto a vincere per prorogare la fiducia. Peccato che vincere non dipendesse soltanto da lui, ma principalmente dai giocatori scesi in campo. A lui forse si può imputare di non essere riuscito, nel poco tempo a disposizione, a rendere tali giocatori un unico insieme, una squadra.

Sampdoria – Inter rappresentava il punto di non ritorno, il limite oltre il quale un passo falso sarebbe stato fatale. Era stato così già contro il Torino, dove Icardi aveva prolungato il visto all’allenatore, ma contro i blucerchiati il compito era ancora più difficile perché bisognava appunto dimostrare che non si fosse trattato di un episodio sporadico. Ora nulla può salvare Frank, nemmeno un filotto di dieci vittorie consecutive. Un numero di partite che l’olandese non avrà comunque a disposizione, perché al più tardi verrà esonerato alla prossima pausa.

I giocatori, quelli che avrebbero potuto salvarlo, questo lo sanno. E sapendo di avere un comandante ormai degradato, non ne riconoscono più l’autorità (sempre che lo abbiano mai fatto, a parte la settimana di Inter – Juventus). In campo si vedono 11 individualità che giocano per conto proprio, provando a risolvere le partite da sole. Reparti sfilacciati, calciatori che si ignorano, palloni lasciati a metà su cui nessuno accorcia e che vengono conquistati dagli avversari. Questo è il quadro di ciò che si è visto a Genova (ed altre volte prima). De Boer è stato ormai delegittimato da una società che non lo ha mai difeso  ed i giocatori non hanno saputo far gruppo “da soli”. Lo ha ammesso anche Eder dopo la sconfitta contro l’Atalanta.

SEMrush

Proprio Eder rappresenta a pieno la situazione in casa Inter: dopo le dichiarazioni di scorsa settimana, arriva la mancata stretta di mano con tanto di imprecazioni all’allenatore dopo il cambio. E dire che prima dell’arrivo di De Boer il suo minutaggio era nettamente inferiore, anzi, era addirittura finito sul mercato. Essere uno dei più utilizzati non ha contribuito a creare tra l’oriundo ed il tecnico un rapporto più stretto. E se non è successo con lui, figuriamoci gli altri. Il problema è che con le individualità, per quanto buone, non si va da nessuna parte. Persino il Real dei Galacticos o squadroni come PSG e City lo hanno sperimentato sulla propria pelle, questa Inter non poteva fare eccezione.  Tant’è che quando ha provato a giocare coralmente ha prodotto occasioni pericolose che avrebbero potuto sbloccare o ribaltare il match. Ma poi l’egoismo ha prevalso.

Ha prevalso quello di Brozovic, preso a male parole da Icardi ed Eder nell’occasione della traversa. Eravamo ancora nel primo tempo, poco prima del vantaggio della Samp, un po’ come accaduto contro il Torino con i suoi due errori clamorosi a ridosso del pareggio granata. Non che il capitano abbia brillato, fallendo le uniche occasioni avute a tu per tu con la porta, ma soprattutto non partecipando mai all’azione. Una sorta di ritorno al passato sicuramente poco efficace e gradita. Ha prevalso poi quello di Eder nella ripresa, e con il suo quello di tutti gli altri, da Banega a Candreva, fino ad arrivare ai difensori, colpevoli di aver lasciato sempre dei buchi incredibili in cui gli attaccanti avversari sono andati a nozze. L’unico giustificato a far da sé era Handanovic, ancora una volta provvidenziale in alcuni frangenti (e dire che c’è chi lo critica aspramente, come fosse il primo problema da risolvere).

La furia offensiva nella ripresa si è concentrata in una serie infinita di cross in mezzo su cui praticamente nessuno è mai arrivato. Un non-gioco senza sbocchi, a cui Frank de Boer non ha saputo porre rimedio a gara in corso. Doversi affidare a Palacio come primo cambio per recuperare nonostante il potenziale offensivo di questa squadra è emblematico. E l’argentino per poco non trovava il colpo decisivo. Almeno lui, nonostante l’età, mette sempre tutto in campo. Forse lasciare a casa due rincalzi di lusso come Gabigol e Jovetic in una situazione così delicata è stato un azzardo, mentre ancora un mistero aleggia intorno alla gestione di Biabiany, tornato ieri tra i convocati dopo un mese e mezzo grazie alla scelta tecnica nei confronti dei due sopracitati.

Ma è tardi anche per lanciarsi in analisi. Ora non resta che capire chi sarà l’erede. I nomi principali sono Leonardo e Blanc per la corrente societaria del profilo internazionale e Guidolin, Pioli e Mandolini per quella del profilo italiano. Di tutti conosciamo vizi e virtù alla perfezione e a dire il vero nessuno sembra entusiasmare la piazza. Leonardo è stato l’ultimo a vincere un trofeo con l’Inter, ma il suo calcio non prevede equilibri (e nemmeno lui sa se vuole fare l’allenatore). Blanc già da giocatore ebbe un’esperienza terribile in nerazzurro e per quanto sappia gestire un grande club, il suo PSG e la sua Francia non brillavano certamente. Pioli e Mandorlini bel gioco ma la panchina interista pesa più di altre. Forse Guidolin avrebbe maggiori carte in regola per risollevare la situazione, ma già in passato abbiamo vissuto situazioni simili ed è finita male, molto male.

Nel frattempo si va verso una gara decisiva in Europa, da affrontare da separati in casa. Così è deciso, l’udienza è sospesa.

Fonte immagine: Eurosport

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.